La Dispensa se ne va: chiude un capitolo nella ristorazione dell’Alto Mantovano
CASTELLARO LAGUSELLO. Un gioiellino incastonato in un borgo altrettanto prezioso: questo per tanti anni è stata La Dispensa di Castellaro Lagusello. Un ristorante la cui storia parte da lontano. È il 1946, infatti, quando Emilio e Maria Zarattini, da Castellaro, aprono il loro negozio di alimentari a Valeggio sul Mincio. Vendono un po’ di tutto, anche i detersivi, come accadeva all’epoca. «Ma con la costante della ricerca della qualità dei prodotti» racconta il nipote Simone. Una linea proseguita con la gestione di mamma Nicla.
È nel 1990 che arriva la decisione, coraggiosa per l’epoca, di voltare pagina, aprendo a Castellaro La Dispensa: inizialmente un negozio di prodotti biologici, poi, nel 1992, divenuto enoteca e locale per piccole merende, fino a completare l’evoluzione con l’approdo alla ristorazione vera e propria. Fino a quest’anno. Sì, perché l’insegna della Dispensa sparirà dal panorama del borgo: Simone Zarattini e il suo socio Matteo Capacchione hanno già traslocato, aprendo una rivendita di alimentari e gastronomia. Dove? Ma a Valeggio sul Mincio. Dove tutto era cominciato.
L’evoluzione della Dispensa a Castellaro aveva visto anche il trasferimento, nel nuovo millennio, dalla vecchia sede a un locale accanto, con spazi più ampi e il caratteristico porticato, molto utilizzato con la bella stagione. Non sono mancati i riconoscimenti: il ristorante di Castellaro più volte ha fatto la sua comparsa in prestigiose guide gastronomiche. «Certo, la nostra è stata una storia che ha visto successi e soddisfazioni - racconta Simone -. E tanti ricordi: non potrebbe essere altrimenti, visto che quando siamo arrivati avevo 11 anni. Negli ultimi tempi avevamo un po’ ridotto il menu, basato sull’offerta tradizionale mantovana con qualche piatto alternativo, ma curando sempre la qualità delle materie prime, a partire da olio, burro, farina, uova».
Pochi mesi fa, la decisione di intraprendere la vecchia attività, in via Antonio Murari, quella che porta al Parco Sigurtà. L’emergenza virus non c’entra, anche se in qualche modo ha condizionato il risultato finale: «Non volevamo propriamente un negozio di alimentari - spiega Simone -, ma un locale dove consumare piatti veloci con mescita di vino. I vincoli posti dall’emergenza, però, avrebbero limitato a 4 i posti a sedere. In pochi giorni ci siamo riconvertiti: alimentari di qualità, ma anche con un occhio al rapporto qualità prezzo, che sarà fondamentale nei prossimi mesi. Avremo pomodoro Paglione, pasta Cavalieri, la carne della macelleria Zani di Canneto sull’Oglio, la frutta e la verdura di due ragazzi di Pozzolengo che fanno produzioni biologiche, il prosciutto cotto Branchi di Langhirano, dal prodotto base fino al culatello ». Poi, la gastronomia: «Facciamo piatti pronti che consegniamo anche a casa, ricordando il nostro passato: ecco, quindi, anguille, lingua, lumache, carpa in carpione. Proposte semplici ma accurate. Ed anche roast beef, grano spezzato, riso...». Non potrà mancare il vino: «L’attività di enoteca c’è sempre stata, con la ricerca dei piccoli produttori, dei vini naturali, coscienziosi, di quelli che mettono la terra al centro». La clientela? Si guarda ai locali, chiaramente, ma anche ai turisti, che in tempi normali a Valeggio non mancano. Qualche rimpianto? «Sono sereno e felice della scelta: sono tornato a casa. Ed ora, avanti tutta».
