Ecco che cosa è successo a Mortegliano: dall'arrivo di una Bmw scura con 4 persone a bordo allo sparo in testa
MORTEGLIANO. Una sparatoria in mezzo alle campagne di Mortegliano, poco prima delle 8. Un colpo di pistola alla testa e il giovane cittadino afghano Rahmani Zazai, 24 anni, residente a Codroipo, si accascia a terra. Il tranquillo paese del Medio Friuli ieri si è svegliato così, con il rumore delle sirene dell’ambulanza e delle forze dell’ordine.
I contorni dell’episodio sono ancora da definire, ma, come ha annunciato il Procuratore capo di Udine, Antonio De Nicolo, uno dei due presunti responsabili dell’aggressione a mano armata è già stato assicurato alla giustizia e nei suoi confronti sarà formulata l’accusa di tentato omicidio. Si tratta di un 44enne originario della provincia di Napoli, Raimondo Raiola, residente nella zona di Tricesimo. L’uomo avrebbe utilizzato una Beretta che risulta regolarmente detenuta per uso sportivo.
Il luogo della sparatoria
Via Tomadini è una strada periferica rispetto al centro di Mortegliano: all’inizio, dove ci sono ancora le case, è asfaltata e poi non più. Si insinua quindi in mezzo alle campagne, da un lato i gelsi, dall’altro i campi di mais. Di fatto collega la regionale 353 con la 252 Napoleonica e, come spiegano gli abitanti, era la vecchia strada per andare a Castions di Strada.
Arrivano in 4 in Bmw
Un posto di certo strano dove ritrovarsi verso le 7.30. Secondo la prima ricostruzione degli investigatori, lì si sono incontrate almeno quattro persone: il 24 enne ferito, un suo connazionale di 23 anni che abita ad Arta Terme (ossia colui che, dopo aver visto l’amico ansimante e ferito, ha chiesto aiuto a una famiglia che abita lì vicino e ha chiamato i soccorsi), il 44enne che poi è stato fermato e, con tutta probabilità, un complice di quest’ultimo. I quattro sarebbero arrivati insieme, tutti a bordo di una Bmw Station wagon scura.
Lo sparo alla testa, una esecuzione
Da subito gli inquirenti hanno pensato a un regolamento di conti legato ad ambienti criminali, forse dello spaccio, ma su questi aspetti le indagini sono in pieno svolgimento. Comunque, ciò che è successo ieri mattina in mezzo alla vegetazione ha le caratteristiche di un’esecuzione: un colpo alla testa in un posto semideserto è una sentenza senza appello. E il fatto che il ragazzo sia rimasto vivo probabilmente va ascritto sia alla tempestività e alla professionalità dei soccorritori del 118, sia al fatto che il proiettile ha raggiunto la zona dell’orecchio per poi uscire. Le condizioni del paziente sono gravissime e il pericolo di vita è concreto. I medici della Terapia intensiva dell’ospedale di Udine si sono riservati la prognosi.
Il sopralluogo con metal detector
Per ore ieri gli investigatori hanno setacciato le campagne di via Tomadini, anche con l’aiuto di un cane antidroga della Guardia di Finanza. I primi ad arrivare sul posto, insieme al 118, sono stati i carabinieri del paese insieme al loro comandante, il maresciallo Andrea Zomero. Subito dopo sono sopraggiunti gli esperti del Reparto investigativo e della Sezione rilievi del Comando provinciale. Presenti anche il magistrato titolare dell’indagine, il sostituto procuratore Elena Torresin, il capo della Squadra mobile della Questura di Udine, vicequestore Massimiliano Ortolan e il sindaco di Mortegliano, Roberto Zuliani. Gli investigatori, con il metal detector, hanno cercato il bossolo che però non è stato trovato, almeno per ora.
Le indagini, il ferito i soldi trovati
Rahmani Zazai è titolare di un regolare permesso di soggiorno rilasciato per protezione sussidiaria, lo status riconosciuto a chi non ha i requisiti per essere ritenuto un rifugiato, ma necessita comunque di protezione perché se tornasse nel suo Paese d’origine correrebbe gravi rischi. È conosciuto dalle forze dell’ordine per precedenti episodi negli ambienti dello spaccio. Quando è stato soccorso aveva addosso una rilevante somma di denaro.
Il procuratore Antonio De Nicolo
«Riteniamo che gli autori materiali di quest’azione siano due. Uno è stato arrestato, ma, le indagini sono in pieno svolgimento e quindi, per il momento, preferirei non dire di più. Tutti gli elementi raccolti finora, comunque, fanno pensare che all’origine della sparatoria ci sia un regolamento di conti legato a qualche attività criminale».
