Scatta il senso unico alternato sul ponte, in programma un anno di lavori
PIEVE PORTO MORONE. Senso unico alternato sul ponte di Pieve a partire da lunedì e fino al 10 settembre. E’ quanto prevede il piano lavori che riguarda l’infrastruttura che collega il Pavese al Piacentino. Lavori che dovevano partire nei giorni scorsi e che invece sono slittati alla prossima settimana a causa del ritrovamento di un ordigno inesploso sul lato di Castel San Giovanni.
Il problema
«E’ stato trovato sulla riva, poco distante dal cantiere, obbligando l’impresa a sospenderne l’allestimento che invece si è concluso ora, consentendo quindi l’avvio dell’intervento – spiega il presidente della Provincia Vittorio Poma –. Si tratta di un’importante opera di consolidamento strutturale che riguarda un ponte fortemente compromesso che verrà sistemato per restituirgli piena funzionalità, consentendogli di tornare a reggere carichi pesanti. Non va infatti dimenticato che questa è una zona strategica dove sono peraltro presenti molte logistiche. E’ stata quindi data particolare attenzione alla fase di progettazione».
Il programma
L’obiettivo è quello di rispettare la data di fine lavori, prevista tra un anno, quando sarà eliminato, per i camion, il limite di portata di 35 quintali. Da lunedì alle 9 scatterà quindi il senso unico alternato per un tratto di circa 350 metri, a partire dalla corsia di marcia che va da Castel San Giovanni verso Pieve Porto Morone. Comprese le ore notturne e i giorni festivi. Il senso unico alternato verrà regolato da semafori, ma si è deciso di ricorrere ai movieri, che verranno messi a disposizione dall’impresa, qualora lo imponessero le condizioni del traffico.
L’intervento ha un costo complessivo di circa 6,5 milioni di euro, 5,6 quelli incassati dal Mit, ministero delle Infrastrutture, altri 950mila euro stanziati dalla Provincia per sistemare in modo radicale un ponte profondamente malato, realizzato nel 1961 e lungo 1 chilometro e 200 metri. Uno studio di Piazza Italia segnava in rosso le infrastrutture sulle quali intervenire, inseriva tra queste proprio il ponte di Pieve dove erano state riscontrate importanti e pericolose fessurazioni nella parte sottostante, dove il calcestruzzo è ormai logoro e i giunti inesistenti. Da qui la necessità di interventi di messa in sicurezza con il consolidamento strutturale, il ripristino dei giunti, il rinforzo delle selle gerber, la rimozione e il rifacimento della pavimentazione, l’impermeabilizzazione, un nuovo sistema di raccolta e smaltimento delle acque, l’adeguamento dei marciapiedi. Il progetto era stato redatto da Roberto Boller, di Trento, e Stefano Rossi, di Piacenza. —
Stefania Prato
