La delusione leghista: «Credevamo di essere molto più vicini»
La pagina di storia rimane bianca. L’autunno toscano si trasforma nell’inverno del centrodestra. Sono le 18.40 quando Susanna Ceccardi decide di inviare un messaggino Whatsapp ad Eugenio Giani. La pasionaria leghista si congratula per il risultato e augura buon lavoro al nuovo governatore del Granducato.
Sul grande schermo affisso nella sala conferenza dell’Hotel Villa Medici che nella sua storia ha ospitato lo Scià di Persia e David Bowie e che la Ceccardi ha scelto come quartier generale sognando da qui di incamminarsi trionfante verso palazzo Strozzi Sacrati, mancano 3.400 sezioni da scrutinare su 3.927, ma le proiezioni sono impietose.
La Ceccardi ammette la sconfitta e toglie dall’impaccio i colonnelli della Lega seduti tutti insieme a due tavoli nel giardino davanti alla piscina, neanche un drink per rinfrescarsi dalla calura, nemmeno un caffè con un po’ di zucchero per addolcire un pomeriggio in cui ora dopo ora lievita la delusione, in Toscana e anche fuori, con le percentuali di un anno fa che crollano di oltre 10 punti, in buona parte risucchiate da Fratelli d’Italia.
«Troppo presto, ora non ha senso commentare», ripete stizzito Guglielmo Picchi, mentre la forbice si allarga rispetto anche a quelle che erano state le speranze accese dagli exit poll.
Manfredi Potenti, parlamentare di Castiglioncello, prova ad andare un po’ oltre e accende la luce sul bicchiere mezzo pieno rimarcando la creazione per la prima volta di una coalizione e di un’alternativa grazie a una «candidata donna, giovane, che ha portato programmi credibili e dato un senso al cambiamento». È l’inizio dell’analisi della sconfitta. E i volti non tradiscono.
Seduti con gli occhi incollati sul cellulare ci sono Andrea Recaldin, commissario della Lega in provincia di Lucca, uno degli uomini-macchina della campagna della Ceccardi, la senatrice Tiziana Nisin, poi si aggrega anche Donatella Legnaioli.
Solo Giovanni Donzelli, grand commis di Giorgia Meloni non perde mai il sorriso. Alla fine sarà l’unico felice nel centrodestra: Francesco Acquaroli, Fratelli d’Italia, è il nuovo governatore delle Marche, e se anche Fdi non ha fatto cappotto, anzi in Puglia è finito sotto scacco con Raffaele Fitto, Donzelli può stappare una bottiglia. «Siamo il terzo partito in Toscana e in Italia, qui abbiamo triplicato i consensi dalle Regionali del 2015, eravamo al 3,8% ora superiamo il 13%. Tutte le Regioni hanno confermato i governatori uscenti, a parte le Marche grazie a Fratelli d’Italia», dice mentre col suo fedelissimo Duccio Tronci conta e riconta i posti in consiglio. «Ne prendiamo 5 anche se la Ceccardi non dovesse lasciare il suo posto», se la ride a fine serata. «Ne avevamo uno...».
In realtà dall’entourage della Ceccardi arriva la conferma che la candidata tornerà a Bruxelles al 99% lasciando libero il suo posto: i consiglieri leghisti saranno 6, mentre Forza Italia si prenderà uno scranno.
È questa la fotografia di una giornata che sembrava potersi trasformare in uno tsunami per il governo e che invece cancella la spada di Damocle dalla testa del premier Giuseppe Conte, immortalata dal sorriso di Simona Bonafè che compare sulle televisioni di villa Medici a squarciare il tetro silenzio del quartier generale dei leghisti, dal tweet di Matteo Salvini che attorno alle 18 ringrazia gli elettori, proprio come fece dopo la sconfitta in Emilia Romagna, e poi, quasi alle 20, consacrata dalle parole di Susanna Ceccardi che scende in sala stampa, forzando con gran fatica il sorriso, e parla per 7 minuti senza interruzioni ma anche senza farsi fare una domanda che sia una: «I sondaggi ci davano molto più vicini rispetto al risultato che sarà, anche se per ora abbiamo solo proiezioni. Faremo le analisi del caso a urne chiuse e a risultati definitivi. Posso dire che il centrosinistra è stato capace di mobilitare molto bene il proprio elettorato in tutte le città».
Non c’è solo l’ammissione ma anche l’auto-intestazione della sconfitta: «I leader del centrodestra Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Silvio Berlusconi ci hanno sostenuto ma non si sono sostituiti a noi», dice la Ceccardi, tanto per rimarcare ancora una volta la distanza dalla Borgonzoni. «Siamo stati gli artefici della strategia della campagna sui territori, la responsabilità me la prendo e se c’è qualche merito, se vogliono darmelo, prenderò anche quello. Sicuramente questo sembra essere il miglior risultato della storia del centrodestra in 50 anni», dice dimenticandosi che nel 2000 Altero Matteoli raggiunse il 40,5%, sconfitto da Claudio Martini.
Ma lei lo ripete più volte e nella delusione prova ad appendersi al petto la medaglia di quella che è andata vicina al gol. «Se la Toscana è stata contendibile, se tutti ci avevano creduto, se cento giornalisti sono qui stasera, significa che qui si giocava una partita cruciale e possibile. Ma era anche la partita peggiore, che aveva visto sempre perdente il centrodestra», dice Ceccardi.
Non tutto il centrodestra la pensa come lei. «Giani era il candidato più debole, non era certo Bonaccini», commentava in serata Massimo Mallegni, commissario regionale di Forza Italia.
«Purtroppo è stato perso troppo tempo – scuoteva la testa il senatore azzurro – Devo dire che non ho mai creduto a risultati incredibili, conosco la nomenklatura del Pd, sospettavo questo risultato. Il Pd qui è forte. In un posto come la Toscana bisognava iniziare un anno fa a lavorare sulle elezioni, non certo a inizio estate».
E mentre il neocommissario di FI dava una lettura positiva del risultato del suo partito («a marzo i sondaggi ci davano all’1,8%, ora siamo sopra il 4%», dice riferendosi a non si sa quali sondaggi, ma dimenticando che alle Europee 2019 in Toscana aveva sfiorato il 6%), altri dirigenti azzurri, già all’arrivo dei primi risultati, non nascondevano il loro mal di pancia per una candidatura – quella della Ceccardi – mai troppo gradita: «Bastava fare un pochino meglio di Matteoli 20 anni fa e invece… – diceva un noto onorevole forzista – Susanna ha fatto una campagna elettorale impeccabile, è stata bravissima, nelle ultime tre settimane non ha fatto un errore. Tuttavia per quanto abbia provato a moderare i toni resta una che ha spinto al massimo il purismo della Lega. E questo l’abbiamo pagato, perché evidentemente non tutti i moderati le hanno creduto. È stata la scelta del profilo sbagliata».
Una lettura però che veniva ribaltata da Donzelli: «La Ceccardi ha fatto una grande campagna elettorale, tanto che Giani aveva paura di perdere. Guardate che il Pd ha svuotato le liste alla sua sinistra, basti vedere quanto ha preso Fattori. Noi lì non avremmo potuto farci nulla neanche con un candidato moderato. A meno che non ci avessimo messo un comunista…». —
