Modena Il grido dei professionisti della ginnastica: «Senza palestre, altri danni per la salute»
Daniele Montanari
Non solo per “fare il fisico”. palestre e attività motoria sono anche elemento terapeutico, sia per il corpo che per la mente. Ed è giusto avviare una riflessione sui danni alla salute che stanno facendo le restrizioni che dovrebbero tutelare la salute stessa.
È ciò che hanno chiesto con forza nelle piazze di tutta Italia studenti e professionisti di Scienze Motorie e diplomati Isef nel flash mob organizzato ieri dal Comitato nazionale a cui hanno dato vita. Per l’Emilia Romagna l’unica manifestazione è stata quella che ha tenuto banco dalle 11 in Piazza Grande. Tappetini da ginnastica vuoti stesi per terra e mani legate a simboleggiare il momento di paralisi, e poi cartelli e striscioni emblematici: “Salute e prevenzione passano anche dalla nostra professione”; “Riaprite le palestre” e così via, col ricordo delle malattie destinate a peggiorare senza attività fisica: “Movimento contro diabete, depressione, osteoporosi e malattie cardiocircolatorie”.
Il portavoce del gruppo, una quindicina tra ragazzi e ragazze, è Davide Comastri, che gestisce uno spazio di attività alla Polisportiva Torrazzi: «Lo sport non è una valvola di sfogo, è un luogo di salute - grida al megafono - perché rafforza il sistema immunitario. Senza rafforzarlo non usciremo più dalla pandemia». A fronte della chiusura della palestra dove lavora per il lockdown ha ricevuto 600 euro a marzo e 600 ad aprile, poi stop nonostante l’attività, anche con la riapertura, non sia mai ripresa come prima. «Lo Stato non ha idea dei costi di gestione di una palestra o di una piscina - sottolinea - le proposte di ristoro non consentono neanche di pareggiare i conti». Da qui la richiesta di riaprire subito, ma con criterio: «Se si vuole, ci sono le condizioni per far ripartire sia le piccole che le grandi palestre - nota - con ingressi programmati, distanziamento e locali arieggiati. È assurdo additate le palestre come luogo di pericolo: non lo sono certo più degli autobus».
«Non è solo una questione di lavoro, ma anche di benessere - rilancia Delia Coppola, che lavora in una piscina a Modena - l’attività fisica serve per curare patologie e problematiche, per non parlare dell’aiuto che dà a chi soffre di depressione: è il primo antidoto naturale. Con il blocco delle attività si stanno facendo dei danni enormi alla popolazione». «La palestra non è solo per chi vuole “farsi il fisico” - rilancia Desirée Argeri, arrivata da Ferrara - pensiamo solo a tutto il discorso riabilitativo e terapeutico fatto con gli anziani. Io ho lavorato 12 anni con loro, facendo fare loro attività, e so che si possono raggiungere risultati importantissimi. Non capisco perché non ci si possa organizzare per una ripresa delle attività in presenza con loro, a numeri limitati e con tutte le garanzie di distanziamento. Non tutti sono in grado di portare avanti un percorso online».
Ma la mobilitazione, qui e in tutta Italia, non è servita solo a dire “fateci ripartire”. Ci sono anche richieste di profilo “istituzionale” per la categoria: innanzitutto il riconoscimento del ruolo del laureato di Scienze Motorie e del diplomato Isef: «Non è possibile che chiunque, costituito in associazione, possa gestire una palestra - incalza Valerio Trofa, studente a Parma - solo chi ha le competenze può garantire un approccio chinesiologico, specialistico sui movimenti del corpo, indispensabile per guidare chi è affetto da patologie: diabete e ipertensione, ad esempio, non vanno assolutamente sottovalutati». Poi la richiesta subito di un ministro per lo Sport, non ancora presente nel Governo Draghi, e diverse altre questioni.
«Si parla tanto della ripartenza di cinema e teatri, mai delle palestre - chiosano i ragazzi - il nostro è un mondo dimenticato».—
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