Un’agonia lunga 16 anni: l’ex palestra-modello ridotta ad ecomostro. Ora spunta una nuova cordata
PONTEDERA. Una premessa è obbligatoria. Di annunci, in 16 anni, ne sono stati fatti parecchi. Per ora, a nessuno di questi ha fatto seguito qualcosa di concreto. L’unica certezza è che esiste un “casermone” di cemento divorato dalle erbacce e martoriato dallo scorrere del tempo. Di nuovo, ora, c’è una data. Sarà la volta buona? Chissà. Lo scopriremo a settembre, quando potrebbe esserci – il condizionale è più che mai obbligatorio – una svolta per l’ex palestra e centro riabilitativo Nicò, a due passi dalla Fi-Pi-Li. Nato come rivoluzionario polo sanitario, dopo poco tempo ha chiuso. E non ha più riaperto. Ora ci sono una luce di speranza e un progetto per farlo rinascere, con un’operazione da 10-15 milioni di euro.
I NUMERI DEL NICO'
Prima di tutto è necessario spiegare bene cos’è l’ormai ex Nicò. Stiamo parlando – prendendo come riferimento la planimetria originale – di un complesso a uso centro sportivo e riabilitativo della superficie lorda di 5.260 mq, edificato su un terreno di 16.610 mq e costituito da: corpo di fabbrica principale di due piani fuori terra, collegato ad altri cinque edifici direttamente o con percorsi coperti; locali tecnici; due parcheggi; spazi a verde o attrezzati; edificio con sala ginnastica al piano terra e sala spinning al primo; edificio con sala cardio-fitness al piano terra e sala corpo libero al primo; edificio con sala pesi al piano terra e riabilitazione al primo; edificio con tre piscine. L’area è quella compresa tra via Montevisi e viale Europa. Oggi rimangono soltanto lo scheletro e tante stanze vuote. E pensare che nel 2002 l’inaugurazione del Nicò venne vissuta in città con entusiasmo assoluto. Pontedera aveva finalmente la sua palestra di ultra-lusso. Dopo circa due anni, però, la favola si è interrotta con il fallimento della Nicò srl, società di gestione della struttura, avvenuto nel febbraio 2004.
TRACOLLO E PROMESSE
L’ex Nicò di punto in bianco ha perso la sua vitalità. Porte chiuse, erba alta e una valanga di chiacchiere. Dal 2005 si sono susseguite voci di presunti imprenditori pronti a rilevare la struttura. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. L’ultimo capitolo, per ora, della “saga” tutt’altro che felice si è consumato nell’ottobre del 2016, quando due imprenditori, Patrizia Coffaro e Marco Nencioni, annunciavano la riapertura di un’ala dell’ex Nicò per il novembre dello stesso anno, con un nuovo centro riabilitativo. Anche stavolta, però, nulla di fatto. Oggi c’è l’emergenza sanitaria, l’economia piange sangue in ogni angolo del mondo. Viene difficile pensare che qualcuno possa investire milioni in una struttura abbandonata e quasi completamente da rifare. Eppure c’è un’indiscrezione che viaggia in senso contrario.
L’ENNESIMO PROGETTO
L’ex Nicò, ora, appartiene a una banca. E a settembre potrebbe arrivare il passaggio di proprietà. A prendere in mano l’immobile sarebbe un gruppo di imprenditori – di cui per ora non si conoscono nomi e provenienza – pronto a trasformare l’area. L’idea è recuperare la vocazione riabilitativa della struttura, realizzando studi medici e spazi per il fitness. Ma il vero “succo” dell’operazione starebbe nella porzione di terreno non edificata, dove verrebbe costruito un piccolo centro commerciale, con bar e altri servizi. A convincere gli investitori sarebbe la posizione strategica in una zona di grande passaggio. Per ora, come negli anni scorsi, si tratta di intenzioni. Dopo l’estate sarà tutto più chiaro. Il gigante di cemento può tornare a vivere. —
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