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Июль
2021

Cellulare ai ragazzini, parla l’esperto: «Social mai prima dei 14 anni, il momento giusto per cominciare? Alle medie, ma nei primi anni i genitori devono controllare»

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UDINE. Giacomo Trevisan, coordinatore regionale dell’associazione Mec, è esperto di media e comunicazione digitali. Con il team del sodalizio - che annovera anche psicologi, sociologi, giornalisti e comunicatori - ha messo a punto il progetto del patentino per l’utilizzo del cellulare.

Qual è l’età giusta per mettere nelle mani di un ragazzino il cellulare?

«I parametri sono stati rivisti nel corso degli anni. La soglia che noi indichiamo è quella degli undici anni: prima lo sconsigliamo vivamente, anche perché ci sono studi che confermano come l’utilizzo di tali dispositivi sia totalmente in contrasto con il benessere dei bimbi, potendo interferire con la salute psicologica dei più piccoli.

La trasmissione delle competenze digitali, tuttavia, non è affatto vietata: è possibile insegnare ai più piccoli a utilizzare anche applicazioni e software, ma passando da tablet o dai cellulari dei genitori. Intendiamoci: non significa che a undici anni un genitore deve sentirsi obbligato ad acquistare uno smartphone. Sarebbe utile che i genitori dei ragazzini che frequentano gli stessi ambiti d’interesse si confrontassero su questo punto».



Nella fase della pre-adolescenza è consigliabile da parte dei genitori l’accompagnamento nell’utilizzo dei dispositivi mobili?

«Assolutamente sì. Nella fascia d’età 11-14, che è quella a cui ci rivolgiamo con il progetto del patentino, il ragazzino deve e può sperimentare, ma guidato dagli adulti. La fase dell’autonomia dovrebbe arrivare in concomitanza con l’inizio delle scuole superiori».

Quindi è necessario il controllo?

«Di più: è obbligatorio per legge, un dovere legato alla sicurezza. Soprattutto durante i primi tre anni, dagli undici ai quattordici, il cellulare del figlio dovrebbe essere trasparente per i genitori: significa controllare le attività svolte sullo smartphone, a volte assieme al ragazzo e a volte anche senza.

Andrebbero poi definite delle regole, che vanno discusse assieme: la fase di negoziazione è fondamentale, così come fondamentale è quella del dialogo. Le regole non vanno imposte, su qualche punto si può anche cedere, processo checonsente di aumentare consapevolezza e responsabilità nell’adolescente».

I social costituiscono uno dei terreni potenzialmente più a rischio per giovani e giovanissimi. C’è un’età al di sotto della quale il loro utilizzo è sconsigliato?

«Le piattaforme indicano come sbarramento i tredici o i quattordici anni. Al di sotto di quell’età andrebbero evitati. Certamente può essere difficile convincere il proprio figlio adolescente a stare alla larga dai social network fino ai quattordici anni: si può allora trovare un compromesso, con l’iscrizione e la navigazione subordinate all’accompagnamento dei genitori».

Al di là dei consigli e delle raccomandazioni a che età i ragazzini del Friuli Venezia Giulia iniziano a frequentare queste piattaforme?

«Molto presto. Anche in regione abbiamo avuto segnalazioni di bambini molto piccoli che utilizzano Tik Tok, ad esempio: di recente ci è stato segnalato che in una quinta elementare alcuni ragazzi hanno ripreso dei video in classe, condividendoli su questo social, che è il più in voga tra i ragazzini delle primarie, sdoganato purtroppo come social per bimbi.

Alle medie se la giocano Instagram e lo stesso Tik Tok, mentre alle superiori il prediletto è Instagram. Non vanno dimenticati i social nati nell’ambito del videogaming, caratterizzati spesso da un linguaggio d’odio frutto della violenza verbale tipica di molti videogiochi».

Uno dei fenomeni più preoccupanti è quello della dipendenza dai dispositivi elettronici. Quali sono i comportamenti che devono far scattare il campanello d’allarme nei genitori?

«Ne cito alcuni. La difficoltà di staccarsi dagli schermi di televisioni, tablet e smartphone, a prescindere dalle ore di utilizzo: si manifesta con vere e proprie crisi quando arriva il momento di lasciare il dispositivo. Ci sono poi sintomi quali l’irritabilità, il cambiamento di umore quando non di carattere, l’irascibilità. Non vanno sottovalutati il calo del rendimento scolastico, la riduzione delle occasioni di socialità, il distacco dalle altre passioni coltivate fino a quel momento».

C’è un numero massimo di ore davanti agli schermi che non andrebbe mai superato?

«Difficile fissarlo con una formula matematica. Mentre con i più piccini è facile circoscrivere l’utilizzo dei dispositivi, per i più grandicelli è oggettivamente impossibile, specie in questi mesi in cui i computer e i tablet venivano utilizzati anche per la didattica a distanza».

A questo proposito, il lockdown ha acuito i comportamenti borderline?

«Nel primo periodo dell’emergenza sanitaria avevamo registrato una diminuzione delle segnalazioni. Quest’anno abbiamo assistito viceversa a un’autentica impennata delle richieste d’aiuto: abbiamo sempre più casi di dipendenze da dispositivi elettronici; i genitori chiedono aiuto anche attraverso il 112 perché non sanno come gestire questi fenomeni». —

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