A Trieste Gustav Mahler fermò il tram di Opicina per godersi il panorama che si apriva agli occhi
TRIESTE «Trieste gli piaceva moltissimo. Alcuni amici lo avevano condotto un giorno ad Opicina con l’elettrovia. A mezza strada era rimasto così entusiasta del panorama che si apriva ai suoi occhi che aveva voluto scendere dal carrozzone e continuare la via a piedi». Il viaggiatore incantato che scende dal tram di Opicina per ammirare il panorama è Gustav Mahler. Gustavo per il quotidiano triestino che lo ricorda nel “coccodrillo” firmato da Mario Nordio su “Il Piccolo della Sera” del 19 maggio 1911. Il compositore e direttore d’orchestra era morto a Vienna il giorno prima dopo una settimana di agonia per i postumi di una polmonite. «Intrattabile per temperamento, una delle cose che più lo facevano montare sulle furie si era quando, nel rientrare all’Hotel de la Ville, dove alloggiava, trovava signore e signorine che gli chiedevano autografi. Mahler non ha mai dato una fotografia al più intimo amico» scrive Nordio. A Trieste vede per la prima volta il mare a 22 anni come annota Quirino Principe nella monumentale biografia uscita nel 1983 per Rusconi: «Era l’aprile 1882: Mahler aveva concluso il uso anno d’ingaggio presso il Landschaftliches Theater di Lubiana e stava ritornando a Vienna. Colto all’improvviso dal desiderio di vedere, per la prima volta in vita sua, il mare, fu attratto dall’Adriatico, e compì una deviazione fino a Trieste. In quella città arrivò da solo, soggiornò da solo e ripartì da solo. Ignoreremmo persino quella sua deviazione e quel suo fuggevole affacciarsi sull’Adriatico, se egli da Trieste non avesse scritto una cartolina al suo impresario Gustav Löwy».
La cartolina di Mahler, datata 4 aprile 1882, è conservata al British Museum di Londra. «Egli fu a Trieste due volte - continua Nordio -: nel dicembre del 1905 diresse al Politeama Rossetti il “Coriolano” di Beethoven, l'ouverture “Giove” di Mozart (la “Jupiter”) e la sua Quinta sinfonia che eseguita magnificamente dalla nostra orchestra, ottenne un buon successo; due anni dopo egli diresse in primavera al “Verdi”, il preludio dei “Maestri cantori”, la Quinta sinfonia di Beethoven e la sua Prima sinfonia. La nostra orchestra ricorda ancora con simpatica la sua piccola figura saltellante nell’atrio o rannicchiata durante le prove sullo scranno, per dare a tratti dei balzi, degli scatti di slancio, di vigore, che infiammavano gli esecutori. È da ricordare che appena giunto a Trieste si trovò molto a disagio non riuscendo a farsi intendere dall’orchestra, ma alla seconda prova egli aveva a disposizione già tante parole italiane da farsi comprendere perfettamente».
Nel 1905 giunge a Trieste la mattina del 29 novembre. «Per questa mane è atteso nella nostra città l’illustre maestro Gustavo Mahler, direttore dell’Opera di Vienna, che viene a dirigere il primo concerto sinfonico al Politeama Rossetti» riporta “Il Piccolo”. Mahler si presenta al pubblico triestino che affollava il Teatro Rossetti il primo dicembre 1905 con un programma che costituì la prova del fuoco per l'Orchestrale Triestina di recente formazione: l'Ouverture Coriolano di Beethoven, la sinfonia Jupiter di Mozart e la sua Quinta con l’Adagietto reso famoso da Luchino Visconti in “Morte a Venezia”. «Novità assoluta la musica, eseguita finora soltanto a Graz e che Vienna udrà appena dopo Trieste e novità anche l’autore che è uno dei capi della giovane scuola sinfonica tedesca» annuncia “Il Piccolo”. La copia della partitura a stampa sulla quale Mahler concertò, provò e diresse la Quinta Sinfonia è conservata nella biblioteca del Conservatorio Tartini di Trieste. «È un fascio di nervi, imprigionati, intensificati, stretti nella sua magra figura come in un gran pugno. Il più nervoso dei direttori d’orchestra italiani, il Toscanini, è un temperamento flemmatico a paragone del Mahler» è il ritratto impressionista del critico musicale del “Piccolo”. Nel 1907 arriva a Trieste il 2 aprile da Roma accompagnato dalla moglie Alma. Il 4 aprile è fissato il concerto al Teatro comunale Giuseppe Verdi. Il programma comprendeva l’ouverture dai Meistersinger di Wagner, la Quinta Sinfonia di Beethoven e la Prima Sinfonia di Mahler (Il Titano). L’Orchestra del Verdi si dimostra all’altezza. «Gustavo Mahler vuole il nuovo, presidia il nuovo, tenta il nuovo. Iersera la prima sinfonia del Mahler piace alla maggioranza del pubblico e fu molto applaudita. Due anni or sono, la quinta era piaciuta soltanto a una minoranza ed era stata freddamente accolta. Il pubblico fu sincero, ma non del tutto giusto nelle sue sentenze: la Quinta Sinfonia è molto superiore alla Prima - scrive il critico del Piccolo -. Quest’anno il maestro Mahler, interessante come sempre nella sua mobilità, nella sua nervosità, nella sua vivacità, durante le prove era già un mezzo padrone della lingua italiana, di cui l’anno scorso sapeva appena dieci parole: e si ingegnò a dirigere in italiano tutte le prove».— © RIPRODUZIONE RISERVATA
