È senza mascherina: cacciato dal negozio, chiama l’avvocato e arrivano le scuse
SAN DONA’. Entra in un noto negozio di San Donà senza mascherina, e con una regolare esenzione medica ma viene invitato a uscire.
Un cittadino sandonatese si è rivolto al suo legale per assicurarsi che questo non avvenga ancora visto che ha già vissuto altre esperienze simili anche al bar. Per questo ha deciso di raccontare la sua storia.
L’uomo ha un’esenzione medica specifica per motivi di salute e quando all’epoca dei fatti, in ottobre, era entrato e ha informato subito la cassiera di avere un certificato medico per l’esenzione è iniziata la trafila.
«La cassiera mi ha chiesto di attendere gentilmente all’ingresso», ricorda, «perché avrebbe chiamato il responsabile che a sua volta ha informato l’azienda. È dunque, dopo aver parlato, torna dicendomi che l’azienda aveva confermato che non potevo entrare. Ho detto loro che avrei chiamato i carabinieri e poi è stata informata la polizia locale. Intanto, il responsabile mi ha spiegato che potevo restare fuori e che mi avrebbe servito così, per farmi un piacere».
«Io gli ho risposto: “non sono un barbone’. Infine è arrivata la polizia locale e hanno chiarito con il responsabile che potevo entrare. Sono entrato in negozio, ho chiesto se avevano un articolo, non lo avevano e così ho perso più di un’ora per la loro ignoranza».
L’uomo si è dunque rivolto allo studio dell’avvocato Antonio Amore che sta lo tutelando per fare in modo che questa situazioni non si ripresentino.
«Il signore si è rivolto a noi per evitare che questi spiacevoli episodi proseguano», spiega l’avvocato Amore con il collega Maurizio Soligon, «in un caso il titolare di un bar, avvisato dell’esenzione, ha risposto in malo modo e offensivo che non sarebbe mai entrato. Il tutto mentre chiacchierava amabilmente con alcuni clienti suoi amici e tutti rigorosamente senza mascherina».
«Abbiamo scritto al negozio in cui era accaduto il primo fatto in ottobre, chiedendo scuse formali e ci ha inviato una missiva dove si sono scusati sentitamente per l’accaduto, giustificandosi con la scarsa esperienza del personale».
«Rispondiamo che il nostro assistito ha apprezzato e non poco il gesto di scuse e ha deciso di non denunciare l’accaduto. Ricordiamo che un esercizio non può respingere alcun cliente senza un motivo, pena sanzioni pecuniarie. E oltretutto il comportamento dei dipendenti era idoneo a configurare il reato di violenza privata».
Ora gli avvocati chiederanno però il pagamento delle spese legali.
