Sorelle positive al Covid: quella vaccinata sta bene, l’altra è no vax ed è intubata
UDINE. Prima della pandemia da Covid, a dividere amici e famiglie, c’erano le idee politiche, il tifo sportivo, le dispute amorose. Oggi, a creare fratture apparentemente insanabili, è il vaccino. A fronte a una larga maggioranza di pro vax, che si fida della scienza e delle istituzioni, c’è una minoranza rumorosa di no vax che, invece, mette in dubbio tutto, efficacia del siero compresa, gridando al complotto.
Le conseguenze di quest’ultimo atteggiamento possono risultare gravi per la salute, come dimostra la testimonianza di un imprenditore del Friuli Collinare. Preferisce restare anonimo, ma ci tiene a raccontare la sua storia «per dare modo di riflettere, a chi ancora è scettico, sull’efficacia del vaccino».
Per comodità, lo chiameremo Marco. «Mia madre ha 81 anni e sua sorella, quindi mia zia, ne ha 80. Insieme, da oltre trent’anni, gestiamo un locale nei dintorni di San Daniele. Due donne in salute, al di là di qualche acciacco dovuto all’età, che hanno sempre fatto tutto assieme, fin da bambine. Oggi però qualcosa è cambiato e mentre mia madre, anche su mio invito, si è vaccinata, mia zia, come del resto sua figlia, mia cugina, sono convinte no vax».
Fino a qui nulla di così strano. Una storia comune a tante famiglie. Accade, però, che alla vigilia di Natale, le due donne vadano a trovare una coppia di amici per gli auguri di rito. «Qualche giorno dopo questa coppia ci comunica di aver preso il Covid. Mia zia inizia a stare poco bene, mia madre, invece, non avverte alcun sintomo – racconta Marco –. Entrambe si sottopongono al tampone e risultano positive. Oggi mia zia è ricoverata da dieci giorni in ospedale, intubata e in fin di vita. Mia madre sta bene, è a casa, e non è mai finita in ospedale». Per Marco è importante far sapere quanto accaduto perché, a suo dire, «si tratta di un caso emblematico di ciò che sta succedendo nel nostro Paese oggi».
«Un episodio che dovrebbe far pensare chi, non fidandosi della medicina e in quella che ormai, in maniera evidente, costituisce l’unica arma per limitare gli effetti del virus, il vaccino, accetta di mettere a repentaglio la propria vita. La trovo una cosa assurda». La zia di Marco, inizialmente, ha rifiutato di essere intubata dai medici, e le sue condizioni si sono ulteriormente aggravate. Anche sua figlia, la cugina di Marco, è stata ricoverata per problemi legati alla saturazione di ossigeno.
«Purtroppo con loro, con i no vax, è difficile ragionare. Hanno le loro convinzioni e non si schiodano. Io più di raccontare la mia esperienza diretta, con il vaccino che ha salvato mia madre, non posso fare – aggiunge –. Mi auguro che questa storia faccia riflettere. Con la vita non si deve scherzare». La famiglia di Marco, oggi, si ritrova divisa. «La situazione è drammatica a causa dell’ottusità di chi, di fronte all’evidenza, continua a voler rischiare la pelle o a rinunciare al lavoro piuttosto che vaccinarsi
