Il Covid nelle case di riposo: da inizio anno oltre 600 contagiati tra anziani ospiti e operatori
UDINE. Il virus è rientrato nelle case di riposo della regione. Dall’inizio dell’anno ha colpito 259 ospiti e 359 operatori. Questa volta il nemico invisibile, per tornare a colpire anziani e addetti all’assistenza, ha approfittato dei pochi varchi rimasti aperto dopo la vaccinazione.
Nel ribadire che la situazione non ha nulla a che vedere con quella vissuta soprattutto nella prima ondata della pandemia, il coordinatore dei direttori generali delle Asp e delle case di riposo iscritte a Federsanità, Giovanni Di Prima, conferma l’aumento del contagio con la conseguente messa in sicurezza dei locali. «Siamo costretti a isolare gli anziani per evitare all’infezione di espandersi, ecco perché molte realtà non consentono più gli ingressi dei parenti» sottolinea Di Prima, secondo il quale «vietare le visite non è più sostenibile. Arrivati a questo punto – aggiunge – è indispensabile trovare strategie diverse per contrastare la diffusione del virus».
Tra queste, Di Prima cita l’esclusione delle visite parenti nei soli reparti con casi di contagio accertati. E se alcune realtà hanno riaperto le stanze degli abbracci, altre hanno optato per il Green pass rafforzato, dando però la possibilità a coloro che non hanno ancora ricevuto la terza dose di vaccino di esibire il risultato negativo di un tampone antigenico rapido o molecolare. «In questi casi abbiamo notato il dimezzamento delle visite, non tutti i parenti hanno ricevuto la terza dose o riescono a fare i tamponi in tempo», continua Di Prima, auspicando che la variante Omicron non contribuisca a estendere il contagio soprattutto tra gli ospiti.
Trattandosi di persone fragili, è evidente che vanno protette riducendo gli ingressi dall’esterno anche se per gli anziani questo è un prezzo alto da pagare, da qui l’invito ai parenti a vaccinarsi nei termini previsti. Altrettanta attenzione va prestata sul fronte degli operatori colpiti ogni giorno a decine dal virus. Nel nuovo anno, solo nelle case di riposo, sono stati contagiati 618 operatori.
Nella giornata di sabato 15 gennaio sono risultati positivi in 52. Si teme che con il picco previsto a fine mese, molte realtà possano risultare ulteriormente sguarnite di personale. La difficoltà a mantenere gli standard di qualità c’è e non a caso tra le proposte di Federsanità non manca l’avvio dei corsi di formazione per gli Operatori socio sanitari (Oss): «Con questo titolo – sottolinea Di Prima – gli operatori socio sanitari possono diventare il braccio destro degli infermieri anche nella somministrazione dei farmaci».
