Cuorgnè, la ditta Coppo si rinnova in pandemia, dalle insegne ai parafiato in plexiglass
Cuorgnè. Un’azienda nata 45 anni fa, che per sopravvivere durante la prima ondata di Covid-19 nel 2020, ha saputo reinventarsi cambiando la sua produzione. Anche se ora la situazione per la Ditta Coppo di Cuorgnè sembra essere tornata alla normalità, quella produzione cominciata in pieno lockdown continua ad essere una fetta importante delle loro produzioni artigianali.
La Ditta Coppo è nata come tipografia nel 1977, ma negli anni ha dovuto cambiare più volte le sue caratteristiche per far fronte ai tempi che cambiavano e portare avanti l’attività e la sfida della pandemia da Coronavirus è stata solo l’ultima da affrontare. «Siamo nati come tipografia tanti anni fa, ma i cambiamenti non sono mai mancati - raccontano Paolo e Franco Coppo, i soci fondatori - Ricordiamo in particolare negli anni 2000 il passaggio agli euro: come tipografia ci occupavamo anche di fatturazione e bolle, ma con la nuova moneta le aziende erano diventate indipendenti e potevano occuparsene da sole. Lo stesso è accaduto con l’avvento del digitale: tante produzioni che prima erano una nostra prerogativa sono diventate alla portata di tutti con i nuovi programmi informatici disponibili sul mercato. Per far fronte a tutte queste novità avevamo deciso di puntare sulle insegne e sulla cartellonistica, ramo in cui effettivamente le nostre capacità e le nostre qualità di azienda con una lunga esperienza alle spalle sono molto richieste».
Durante il periodo di Covid, tuttavia, anche questo settore era in stallo a causa della crisi economica del momento e delle continue restrizioni che permettevano di tenere aperto soltanto ad alcuni codici Ateco del settore commerciale ed industriale: «Durante il primo lockdown non erano molte le attività che pensavano a cambiare un’insegna o decidevano di avviare un nuovo progetto, così ci siamo dovuti inventare qualcosa per mantenere viva la produzione. Oltre a me e mio fratello - racconta Paolo - in azienda lavorano anche i nostri figli ed altri tre dipendenti. Così abbiamo pensato di lavorare il plexiglass, materiale che trattavamo già prima della pandemia, e produrre i tanto richiesti parafiato per le attività aperte al pubblico. Se prima lo usavamo soltanto per le insegne, dopo abbiamo avviato questa produzione parallela che ci ha consentito di restare sempre aperti e attivi, anche nei momenti più difficili».
Ora siamo abituati a vederli ovunque, ma due anni fa i parafiato erano una novità: «Il prodotto era molto richiesto e continua ad esserlo anche oggi, anche se in maniera ridotta. Con la quarta ondata, però, i numeri sono di nuovo aumentati. Tra i nostri clienti, attualmente, annoveriamo anche l’Asl/To4 e tanti altri uffici ed enti. Ogni articolo è personalizzato secondo le richieste del cliente ed è diventato ormai un alleato insostituibile per la lotta contro il contagio. Anche in questa produzione, come in tutte le altre in cui ci operiamo da tempo, mettiamo tutta la nostra maestria, quella di una ditta che lavora in maniera artigianale con il solo scopo di soddisfare chi si affida a noi. Inoltre, nello stesso periodo abbiamo cominciato a produrre anche la segnaletica di distanziamento legata al Covid».
Grazie a questa idea l’attività di famiglia ha potuto restar in piedi durante le ultime avversità: «Ci siamo riciclati in un momento di grande difficoltà, che per tante altre aziende è stato fatale. Abbiamo avuto un’idea che ci ha permesso di resistere e di portare avanti quello che con fatica è stato creato tanto tempo fa e che speriamo di poter continuare a fare ancora a lungo».
