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Февраль
2022

La pensione è troppo bassa? Ecco come avere aumenti e ottenere anche gli arretrati

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Per i pensionati la busta paga in versione cartacea è ormai un ricordo: l’Inps non la spedisce più. Rispetto a prima, diventa dunque un po’ più complicato – per chi non ha dimestichezza con pc e internet – controllare se la somma ricevuta è effettivamente quella che spetta. Verificare non significa essere inutilmente puntigliosi. Tant’è che in Toscana, nel 2019 gli operatori previdenziali che collaborano al sindacato pensionati Spi di Cgil scaricando – dal sito web dell’Inps e su richiesta dei diretti interessati – 6.103 modelli Obis/M, cioè i certificati di pensione, hanno recuperato circa 955mila euro: a tanto ammontano complessivamente gli importi che spettavano ma non erano entrati in tasca ai pensionati, che hanno dunque ottenuto – ciascuno per la propria quota – le somme che mancavano all’appello. Nel 2021 la cifra è stata addirittura superiore: su 6.532 certificati pensionistici scaricati è stato recuperato più di un milione di euro.

Che significa? Che le buste paga dei pensionati sono frequentemente sbagliate? Andiamo cauti: la progressiva informatizzazione dell’istituto di previdenza sociale, l’implementazione delle banche dati Inps, l’aggiornamento continuo delle singole posizioni riduce al minimo il margine di errore, che può verificarsi ma in maniera del tutto residuale. Tali somme che spettavano ai pensionati toscani ma non erano state calcolate, e dunque elargite, sono piuttosto l’effetto dei cosiddetti diritti inespressi: cioè, la legge ti riconosce un diritto ma tu non sai di averlo e, dato che si tratta di somme o prestazioni che non vengono concesse se non su espressa richiesta dell’interessato, chi non fa domanda resta a bocca asciutta.

C’è chi per esempio non sa di avere diritto alla quattordicesima mensilità – non l’ha mai richiesta e quindi mai ricevuta – o dell’assegno al nucleo familiare o delle cosiddette maggiorazioni sociali della pensione. C’è un rimedio. Innanzitutto, bisogna sapere che questi diritti non si perdono: l’Inps li congela, ma prima si verifica, meglio è. Perché per qualunque diritto inespresso si possono riscattare solo “i proventi” degli ultimi cinque anni. «I pensionati iscritti alla Cgil possono accedere alle nostre leghe, le sedi territoriali dei singoli comuni – spiega Loredana Polidori, che nella segreteria regionale dello Spi Cgil ha la delega alla previdenza – e, anche senza appuntamento, possono richiedere il controllo. L’Inca fa la ricostruzione, le cifre mancanti vengono richieste e quindi erogate. In media si ottengono tra tre e settemila euro di arretrati, ma ci sono stati anche casi di recupero di cifre molto più consistenti», basti pensare che a Prato un pensionato ha incassato complessivamente 70mila euro.

Prima, dunque, si accede alle leghe (territoriali) dello Spi, poi si passa nelle mani degli esperti dell’Inca, il patronato Cgil: «I grandi risultati ottenuti in tutte le province toscane e la grande tutela garantita ai pensionati toscani – conclude Polidori – sono proprio il frutto della stretta collaborazione tra Spi e Inca».

 

PER CHI HA LA REVERSIBILITÀ - QUANDO SPETTA LA QUATTORDICESIMA

Non tutti sanno che la quattordicesima mensilità spetta anche ai titolari di pensione di reversibilità: devono però sussistere alcuni requisiti. Se si percepisce solo la pensione di reversibilità ed essa non supera la soglia di 13.391, 82 euro lordi, si ha diritto alla quattordicesima. I contributi saranno però calcolati al 60 per cento: significa che se il coniuge defunto ha versato contributi per 20 anni, per la quattordicesima ne verranno tenuti in considerazione solo 12. Se invece si è titolari di una propria pensione e di una pensione di reversibilità, se il reddito complessivo delle due pensioni non supera il limite di 13.391,82 euro lordi, si avrà diritto alla 14esima che verrà calcolata solo sul proprio reddito da pensione. Qualora la somma del proprio reddito da pensione e della pensione di reversibilità supera il limite stabilito, non si ha invece diritto alla quattordicesima.

COME FAR CRESCERE IL MICRO ASSEGNO

Se sussistono alcune condizioni reddituali, vengono integrate al trattamento minimo – se il loro importo è a esso inferiore – le pensioni liquidate con il sistema retributivo o col sistema misto (con prima contribuzione precedente al 1° gennaio 1996). Nel 2022 il trattamento minimo è di 524,35 euro mensile. Per verificare se sussistono le condizioni si prendono in considerazione solo i redditi assoggettabili all’imposta sulle persone fisiche (Irpef); sono esclusi: l’importo della pensione da integrare; il reddito della casa d’abitazione; i trattamenti di fine rapporto; i redditi derivanti da competenze arretrate sottoposte a tassazione separata solo per le pensioni con decorrenza dal 1° febbraio 1994. Per il diritto all’integrazione, prima si considerano i redditi del titolare in rapporto al limite individuale (entro 6.816,55 euro spetta l’integrazione intera) e poi, se il titolare è coniugato e non ha superato quel limite, si considera il totale dei redditi della coppia (spetta l’integrazione intera entro 27.266, 20 euro per le pensioni nate nell’anno 1994 e entro 20.449,65 euro per le pensioni nate dopo il 1994). Per le pensioni con decorrenza fino al 31 gennaio 1994 si considerano solo i redditi del titolare, anche se è coniugato.

PER LE FAMIGLIE CON MICRO REDDITO C'È LA SOMMA CHE INTEGRA

Quando il reddito del nucleo familiare è inferiore a determinati limiti, il pensionato ex lavoratore dipendente deve sapere che gli spetta un assegno di integrazione di esso. L’entità di tale assegno al nucleo familiare varia in rapporto al reddito e al numero dei componenti della famiglia. Sia per l’individuazione del reddito che per la determinazione dell’importo dell’assegno entrano nel nucleo familiare: il pensionato ex dipendente; il coniuge non legalmente separato; i figli minorenni o maggiorenni se inabili; il nucleo familiare può essere composto da una sola persona quando si tratti di orfano (minorenne o maggiorenne inabile) di entrambi i genitori titolare di pensione ai superstiti, o quando si tratti di coniuge superstite (minorenne o maggiorenne inabile) titolare di pensione ai superstiti. Per avere diritto all’assegno, la somma dei redditi da pensione o da altre prestazioni previdenziali non deve essere inferiore al 70 per cento del reddito familiare complessivo.

SE NON CI SONO ALTRI REDDITI, QUANDO AVANZA L'ETÀ L'IMPORTO SALE

I titolari di una pensione d’importo basso e che non hanno altri redditi hanno diritto a una maggiorazione sociale, il cui ammontare cresce con l’avanzare dell’età. Per verificare se si ha diritto alla maggiorazione si prendono in considerazione tutti i redditi conseguiti dal pensionato e dal coniuge, sia quelli assoggettabili all’Irpef (l’Imposta sul reddito delle persone fisiche che è diretta, personale, progressiva e generale) sia quelli che invece sono esenti; attenzioÙne, sono esclusi: quello della casa di abitazione, la pensione di guerra, i trattamenti di famiglia, le indennità di accompagnamento e simili. Nel 2022 il trattamento minimo è di 524,35 euro al mese, 6.816,55 euro all’anno; vediamo dunque di fare qualche calcolo su come cambia l’assegno: con la maggiorazione sociale; a 60 anni la pensione diventa 550,18 euro al mese e 7.152,34 euro all’anno; a 65 anni 606,99 euro al mese e 7.890,87 euro all’anno; a 70 anni 648,79 euro mensili e 8.434, 27 euro annuali.

SE NON SI GODE DI SGRAVI FISCALI, CON LA TREDICESIMA 155 EURO IN PIÙ

L’importo aggiuntivo è una prestazione che nasce nel 2001 a vantaggio dei cosiddetti incapienti, cioè coloro che hanno un reddito complessivo o un’imposta lorda così bassa da non poter godere del tutto degli sgravi fiscali previsti. Alle pensioni al minimo senza maggiorazione può spettare dunque l’importo aggiuntivo di 154,94 euro che vengono elargiti con la tredicesima mensilità. Vediamo chi ne ha diritto: si può usufruire dell’importo aggiuntivo in presenza di alcune condizioni che devono verificarsi insieme; 1. L’importo annuo della pensione non deve superare il valore annuo del trattamento minimo (524,35 mensile nel 2022) incrementato di 154,94 euro; 2. Il reddito personale complessivo non deve superare un importo pari a una volta e mezza il trattamento minimo; 3. Il reddito dei coniugi non deve superare un importo pari a tre volte il trattamento minimo. Il limite individuale di reddito complessivo nel 2022 è di 10.224,83 euro all’anno e il limite coniugale (in aggiunta al limite individuale) è di 20.449,65 euro all’anno.

DUBBI SULL'IMPORTO DELLA PENSIONE? ECCO COSA È POSSIBILE FARE SUBITO

Se hai dubbi sull’importo della tua pensione o vuoi sottoporre le diverse voci (lorde e nette) a un controllo per essere certo che non manchi nulla, puoi rivolgerti alle leghe dello Spi Cgil, le sedi territoriali del sindacato . Per chi è iscritto, l’operatore previdenziale – in Toscana sono 443 i collaboratori dello Spi che offrono anche questa tutela – può immediatamente scaricare il cedolino della pensione dal sito web dell’Inps, altrimenti interviene il patronato. Sul sito spicgiltoscana.it si possono trovare indirizzi email e numeri di telefono per mettersi in contatto con le singole sedi che sono in genere aperte tutte le mattine dei giorni feriali e in alcuni casi anche in orario pomeridiano. Al pensionato è richiesto solo di firmare un documento di delega con cui autorizza l’operatore a scaricare dal sito web dell’Inps il suo certificato pensionistico.

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