Monfalcone, la sindaca Cisint: «Se Sarkar entra in Consiglio per me sarà fuori dalla maggioranza»
MONFALCONE Nel risiko del nuovo Consiglio comunale la tattica conta, eccome. Si studiano le mosse e poi si decide come muovere la pedina sullo scacchiere. Anna Cisint sceglie di giocare d’anticipo.
E se Jahangir Sarkar, il cittadino italiano di origine bengalese democraticamente eletto consigliere comunale per Noi con l’Italia, mercoledì ha detto che si sarebbe confrontato con la sua lista prima di formulare qualsiasi passo, ma che comunque gli sarebbe piaciuto rivestire l’incarico per il quale 58 elettori gli hanno regalato la fiducia, lei, la sindaca del bis bulgaro, taglia la testa al toro. Se entra in aula, dice al telefono, non siederà nella sua maggioranza. E quindi?
Nel caso in cui Sarkar non si dimetta, come sembra per ora, resta una sola possibilità, sempre che Noi con l’Italia lo disconosca: il Gruppo misto. Perché un’adesione al centrosinistra, in questa tornata uscito drasticamente assottigliato dalle consultazioni, pare improbabile.
A discendere, quindi, meno uno nella corazzata di iniziali 18 consiglieri comunali (19 con il sindaco) alla prima convocazione della massima assise, il 30 giugno in seduta pomeridiana, per la convalida degli esiti. Mentre l’11 luglio l’aula sarà convocata per la relazione delle linee programmatiche e il consuntivo.
Ecco qua, in cruda sintesi, lo scenario della vicenda Sarkar, finita al centro di aspre polemiche pre-elettorali e rimbalzato sul programma di La7 Tagadà. Prospettato poi anche con una nota ufficiale, nella quale si dà conto che Cisint ha «iniziato un’analisi assieme ai gruppi politici e ai consiglieri eletti in vista degli adempimenti» e della formazione della giunta. Pare si discutano anche «temi programmatici che saranno al centro dei primi provvedimenti».
Già annunciati: la delibera sul lavoro dev’essere la numero 1, a dar conto agli impegni assunti con gli elettori; e poi commercio e corso, che anche ieri ha vissuto momenti di sofferenza, tra lavori in piazza, penuria di parcheggi, traffico del mercato e i padroncini selvaggi.
A ogni modo la sindaca ha tenuto a precisare che «l’area della maggioranza riguarda, assieme al sindaco, 18 consiglieri eletti, tenuto conto del fatto che non è stata chiarita la questione del rispetto del codice di candidatura, per l’episodio che ha riguardato il consigliere Sarkar».
Cisint lo chiama così, consigliere. Come in effetti è. «L’adesione al codice che ho richiesto a tutti i candidati, prevede clausole sulle quali non intendo transigere – afferma – perché fanno parte delle regole che hanno sempre ispirato la mia azione politica e amministrativa: quelle della moralità, della legalità e della trasparenza nei comportamenti. Chi non è all’interno di questi principi, perché deve ancora chiarire la propria posizione, non è parte della maggioranza. Casi come questi hanno risvolti di responsabilità personale che come tali andranno chiariti nelle sedi dovute da parte dell’interessato».
E a margine: «Se riterrà di accettare la carica, io purtroppo non lo potrò considerare nella mia maggioranza, perché è stato firmato un documento per me importante. Non mi permetto di dare giudizi, ma quanto accaduto non appartiene alle linee che come coalizione di centrodestra abbiamo deciso di adottare. E non crediamo corretto debba stare nella nostra maggioranza».
Questo, attenzione, dice Cisint. Sarkar, però, non è un consigliere della Lega o di Cisint per Monfalcone, ma di Noi con l’Italia, che dopo aver preso le distanze al momento resta in silenzio. Allora è Noi con l’Italia che resta fuori dalla coalizione o Sarkar, eventualmente “disconosciuto” da quella civica? Perché l’estromissione, al limite, potrebbe proporla la lista, non riconoscendolo come rappresentante. Ma a quel punto lui, ugualmente, resterebbe capogruppo di se stesso. Per regolamento si aprirebbe la strada del Gruppo misto, ma certo non può mettercelo, ipso facto, Cisint perché sindaca. È un atto di determinazione del consigliere stesso.
Intanto all’opposizione, Cristiana Morsolin, tira le fila della campagna. «Abbiamo mobilitato un quarto degli elettori e risvegliato energie sopite, ma tanto lavoro rimane da fare per restituire competitività al centrosinistra e permettergli di riconquistare la parte di città che stavolta ha preferito non andare a votare o ha fatto scelte differenti».
«Il mio compito di guida della coalizione, dettato dalle primarie, è finito – dice – e ora è giusto che sia tutto il centrosinistra a riflettere sul risultato e a ripartire con un lavoro di opposizione, in aula e nelle strade. La nostra caratteristica è la prevalenza del “noi” sull’ipertrofia dell’“io” e bisogna proseguire in modo plurale». Morsolin proseguirà con La Sinistra e proporrà la definizione di un coordinamento delle forze della coalizione, che «sia un nucleo di traino e crescita per chi non si riconosce in una destra che urla e riesce a essere arrogante anche quando vince».
