Bancarotta da 25 milioni di euro all’En&En: nove imputati in rito abbreviato
Bancarotta En&En: nove abbreviati e un dibattimento. Udienza preliminare per il buco da 25 milioni dell’azienda idroelettrica che costruiva centraline. Il procuratore Luca aveva chiesto il rinvio a giudizio di tutti gli indagati per bancarotta fraudolenta, tra consiglieri di amministrazione, collegio sindacale e tecnici: Elio Tramontin, Paolo Paoletti, Angelo Caneve, Piergiorgio Monti, Giancarlo De Bona, Lino De Luca, Matteo Merlin, Marzio Battistella e Angelo Smaniotto hanno scelto il rito alternativo, Erik Giarratana vuole il dibattimento e già conta sui vantaggi della riforma Cartabia.
Prossima scadenza il 25 gennaio: battaglia di consulenze. La srl era stata dichiarata fallita il 27 marzo 2018 dal giudice Velo. Tramontin, Paoletti, Caneve e Monti erano gli amministratori, insieme a Bortolo Caneve, che è deceduto. L’accusa è quella di aver provocato il dissesto della società e il fallimento non solo con iniziative dolose, ma anche false comunicazioni.
Il 24 aprile 2013 era stata conclusa una fusione inversa per incorporazione con la Sviluppo 75. Alcuni soci - Areatecnica, Eurmoda Group, De Pra, Metalcarpenteria, Omap e Pellizzotti - avevano deciso di uscire dalla società, così le loro quote erano state comprate dalla Sviluppo, che poi è stata incorporata dalla En&En. I quattro (non la società) ci avevano guadagnato e lo scopo era questo. L’operazione è stata possibile grazie alla sopravvalutazione per più di 13 milioni del patrimonio della Sviluppo 75, che così aveva un attivo per coprire i debiti. I bilanci della En&En, dal 2013 al 2015, non sarebbero stati genuini e gli amministratori avrebbero nascosto il passivo, aumentato l’esposizione, accumulato debiti e dissipato risorse.
Giarratana era il commercialista incaricato di stimare il valore di En&En nel 2013. La Procura gli contesta due relazioni di stima, nelle quali sottolineava la convenienza della fusione inversa, nascondendo la perdita per la società provocata. De Bona era l’esperto del Tribunale, che avrebbe certificato la veridicità dei dati aziendali e la ragionevolezza della fusione inversa. L’imputazione è di falso.
De Luca, Merlin e Battistella erano del collegio sindacale e non avrebbero esercitato controllo e vigilanza, omettendo di evidenziare le conseguenze. Smaniotto ha presentato il concordato preventivo il 4 dicembre 2017.
