Sospesa l’attività del centro islamico di Pordenone, fedeli musulmani senza una sede
PORDENONE. Un’ordinanza del Comune di Pordenone ha sospeso, nella giornata di venerdì 30 giugno, l’attività del Centro culturale islamico in Comina. I verbali di un sopralluogo effettuato il 6 giugno dai vigili del fuoco e dal personale dell’Azienda sanitaria hanno evidenziato irregolarità nel fabbricato e negli impianti. Di qui la diffida all’accesso per oltre tremila fedeli islamici, firmata dall’ufficio tecnico comunale.
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«Dobbiamo mettere a norma la moschea – ha confermato Ahmed Erraji, presidente dell’associazione culturale islamica, nel prendere atto dell’emergenza –. Cercheremo uno spazio alternativo e speriamo nell’aiuto delle autorità a Pordenone».
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I vigili del fuoco hanno riscontrato che manca la certificazione antincendio, il piano cottura è inidoneo nel locale adibito a cucina, non c’è l’illuminazione di emergenza e le vie di fuga sono inadeguate per le aule al primo piano. Non sono a norma l’impianto del gas esterno e le stufe a pellets e gli operatori sanitari hanno verificato altre criticità igienico-sanitarie in cucina e nelle aule al primo piano, non giudicate idonee per ospitare minori. «Un locale per ufficio è adibito – indicano i verbali – a dormitorio».
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Il comando dei vigili del fuoco ha invitato «fino al ripristino delle condizioni di sicurezza» a «intraprendere tutti i provvedimenti di competenza, per eliminare le situazioni di criticità segnalate a tutela della pubblica e privata incolumità».
Il Comune ha chiuso gli accessi a tutela della pubblica incolumità e il neo direttivo guidato da Erraji dovrà ora affrontare una crisi che costerà migliaia di euro. «Raccoglieremo le offerte per sistemare la moschea – ha spiegato Samir el Meguid, decano della comunità –. Il problema è il conto corrente bloccato, con circa 70 mila euro, a causa della vertenza in corso con un ex imam che ha congelato le risorse e ci chiede il pagamento di 124 mila euro. Allah è grande e ci aiuterà a sistemare la struttura».
Il grande centro islamico è da oltre dieci anni un punto di riferimento per fedeli musulmani, che vi arrivano anche dal Veneto: lo scontro tra i gruppi etnici ha spezzato l’unità sociale, tanto che la festa del Sacrificio è stata celebrata al centro islamico da una parte della comunità e in Fiera dalla rimanente. Al di là delle gestioni controverse sul piano ideologico, la cosiddetta moschea si trova in condizioni critiche, tanto che ne è stata decretata l’inagibilità.
«Pregheremo in casa» ha dichiarato Abdul Amed, di passaggio in Comina per il venerdì di preghiera: si è trovato davanti alla porta chiusa. «In questo momento le preghiere saranno nelle case private – ha confermato Samir –. Ci confronteremo per decidere come risolvere tutti i problemi e ce la faremo: Allah ci pone di fronte a una prova e non ci lascerà soli». Fede e speranza, per una grande comunità che si è integrata da anni nel tessuto sociale in Friuli occidentale. Altri centri islamici sono a Fiaschetti e nella Pedemontana, ma gli spazi sono troppo stretti per accogliere i fratelli di Pordenone.
«Questo è il momento dell’unità – ha reso noto il neo direttivo – per affrontare insieme i problemi», anche se l’unità si è spezzata da un paio d’anni tra i vari gruppi etnici in Comina: i magrebini che hanno guidato il Centro culturale da sempre sono contestati dagli africani, pakistani e asiatici.
«L’ordinanza del Comune sospende con effetto immediato ogni tipo di attività al centro islamico della Comina, a causa del mancato rispetto di una serie di norme sulla sicurezza – hanno evidenziato le comunità africane –. È la prova dell’incapacità a occuparsi del Centro islamico dei magrebini». Lo “scisma” etnico potrebbe ricomporsi di fronte all’emergenza moschea, per salvare l’unità della comunità islamica di Pordenone e il centro dal fallimento. —
