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Июнь
2023

Sospesa l’attività del centro islamico di Pordenone, fedeli musulmani senza una sede

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PORDENONE. Un’ordinanza del Comune di Pordenone ha sospeso, nella giornata di venerdì 30 giugno, l’attività del Centro culturale islamico in Comina. I verbali di un sopralluogo effettuato il 6 giugno dai vigili del fuoco e dal personale dell’Azienda sanitaria hanno evidenziato irregolarità nel fabbricato e negli impianti. Di qui la diffida all’accesso per oltre tremila fedeli islamici, firmata dall’ufficio tecnico comunale.

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«Dobbiamo mettere a norma la moschea – ha confermato Ahmed Erraji, presidente dell’associazione culturale islamica, nel prendere atto dell’emergenza –. Cercheremo uno spazio alternativo e speriamo nell’aiuto delle autorità a Pordenone».

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I vigili del fuoco hanno riscontrato che manca la certificazione antincendio, il piano cottura è inidoneo nel locale adibito a cucina, non c’è l’illuminazione di emergenza e le vie di fuga sono inadeguate per le aule al primo piano. Non sono a norma l’impianto del gas esterno e le stufe a pellets e gli operatori sanitari hanno verificato altre criticità igienico-sanitarie in cucina e nelle aule al primo piano, non giudicate idonee per ospitare minori. «Un locale per ufficio è adibito – indicano i verbali – a dormitorio».

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Il comando dei vigili del fuoco ha invitato «fino al ripristino delle condizioni di sicurezza» a «intraprendere tutti i provvedimenti di competenza, per eliminare le situazioni di criticità segnalate a tutela della pubblica e privata incolumità».

Il Comune ha chiuso gli accessi a tutela della pubblica incolumità e il neo direttivo guidato da Erraji dovrà ora affrontare una crisi che costerà migliaia di euro. «Raccoglieremo le offerte per sistemare la moschea – ha spiegato Samir el Meguid, decano della comunità –. Il problema è il conto corrente bloccato, con circa 70 mila euro, a causa della vertenza in corso con un ex imam che ha congelato le risorse e ci chiede il pagamento di 124 mila euro. Allah è grande e ci aiuterà a sistemare la struttura».

Il grande centro islamico è da oltre dieci anni un punto di riferimento per fedeli musulmani, che vi arrivano anche dal Veneto: lo scontro tra i gruppi etnici ha spezzato l’unità sociale, tanto che la festa del Sacrificio è stata celebrata al centro islamico da una parte della comunità e in Fiera dalla rimanente. Al di là delle gestioni controverse sul piano ideologico, la cosiddetta moschea si trova in condizioni critiche, tanto che ne è stata decretata l’inagibilità.

«Pregheremo in casa» ha dichiarato Abdul Amed, di passaggio in Comina per il venerdì di preghiera: si è trovato davanti alla porta chiusa. «In questo momento le preghiere saranno nelle case private – ha confermato Samir –. Ci confronteremo per decidere come risolvere tutti i problemi e ce la faremo: Allah ci pone di fronte a una prova e non ci lascerà soli». Fede e speranza, per una grande comunità che si è integrata da anni nel tessuto sociale in Friuli occidentale. Altri centri islamici sono a Fiaschetti e nella Pedemontana, ma gli spazi sono troppo stretti per accogliere i fratelli di Pordenone.

«Questo è il momento dell’unità – ha reso noto il neo direttivo – per affrontare insieme i problemi», anche se l’unità si è spezzata da un paio d’anni tra i vari gruppi etnici in Comina: i magrebini che hanno guidato il Centro culturale da sempre sono contestati dagli africani, pakistani e asiatici.

«L’ordinanza del Comune sospende con effetto immediato ogni tipo di attività al centro islamico della Comina, a causa del mancato rispetto di una serie di norme sulla sicurezza – hanno evidenziato le comunità africane –. È la prova dell’incapacità a occuparsi del Centro islamico dei magrebini». Lo “scisma” etnico potrebbe ricomporsi di fronte all’emergenza moschea, per salvare l’unità della comunità islamica di Pordenone e il centro dal fallimento. —







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