Bimbo ucciso a Voghera, il dolore dei vicini: «I familiari hanno cercato di aiutarla»
VOGHERA. Incredulità, sgomento, dolore per una vita spezzata sul nascere. «Lo vedevamo nel passeggino, con sua madre, non riusciamo a crederci», dicono i vicini di casa. Una donna che abita in via Bandirola, a poche centinaia di metri dalla casa della tragedia, si porta le mani alla testa. È sotto choc: «Veniva qui da sua madre, che non la lasciava mai da sola. Da un paio di mesi non stava bene, era molto depressa, la famiglia le stava vicino e la mamma le faceva le iniezioni ogni giorno. So che prendeva dei farmaci, ma non è bastato».
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Quasi tutti, nel quartiere, sapevano della fase critica che Elisa Roveda stava attraversando. «Una persona per bene, tranquilla, ma i parenti non si fidavano a lasciarla da sola – dice Giovanni P., un vicino di casa –. Per questo la madre andava a casa sua ogni volta che il marito usciva, oppure era lei, Elisa, che andava da sua madre. Si sentiva sempre stanca, demotivata. Il bambino lo vedevamo qui in giro, lo portava fuori».
Elisa aveva attacchi di panico. Aveva paura a restare a casa da sola, forse temeva di poter fare del male a suo figlio. Da giovane studentessa aveva frequentato il Baratta, sezione di ragioniera. Voti alti, un impegno costante che l’aveva portata a trovare lavoro in fretta, nello studio di un commercialista. Per la maternità era rimasta a casa, ma da due mesi era in malattia.
«Ho sentito le sirene e ho capito che era successo qualcosa di grave – racconta Nicola, un altro vicino di casa –. I familiari facevano la staffetta per non lasciarla da sola». Il marito di Elisa, padre del bambino, lo ha confermato agli inquirenti: «Ero sempre presente, non la lasciavo mai». Ma ieri mattina doveva andare a lavorare di buon’ora. La nonna della piccola ha tardato un po’.
Quando è arrivata davanti alla casa, al secondo piano del condominio di via Mezzana, la figlia non rispondeva. L’hanno trovata in stato confusionale nel letto, accanto al figlio ormai senza vita. «Una famiglia distrutta – dicono i vicini –. Di fronte a una tragedia come questa davvero non ci sono parole».
m. fio.
