A Padova i test per le specializzazioni in Medicina: 120 candidati in meno rispetto al 2022
«Entro fine luglio presenteremo alla rettrice Daniela Mapelli un documento strategico con cinque punti essenziali con l’obiettivo di andare incontro alle esigenze dei futuri medici e rassicurarli sul loro futuro». Patrizia Burra, delegata dell’Università per le Scuole di Specializzazione, non conosce la ricetta per invertire il trend della grande fuga di medici dalla sanità pubblica e per tornare a renderla nuovamente attrattiva per i futuri camici bianchi, ma sa che da qualche parte bisogna iniziare. Per questo ieri, prima dell’inizio del concorso di ammissione alle Scuole di Specializzazione per i laureati in Medicina e Chirurgia, che si è tenuto nel Padiglione 7 della Fiera, ha lanciato la proposta di partire dalle esigenze dei futuri camici bianchi, con l’intento di rendere più attrattiva la sanità pubblica grazie a un programma che metta al centro i loro bisogni e i loro timori. Consentendo loro, quindi, di affrontare il percorso di specializzazione nel migliore dei modi possibili. Il rischio, infatti, è che se già nel corso della specializzazione – che avviene in ambito pubblico – il giovane medico vive un contesto di forte stress, l’alternativa di lavorare successivamente nel privato diventi sempre più appetibile.
[[ge:gnn:mattinopadova:12941609]]
I CINQUE PUNTI
«Nel documento strategico abbiamo analizzato i punti su cui l’Ateneo può intervenire» spiega la professoressa «in primis sulla comunicazione, affinché riesca a intercettare le nuove generazioni; poi sulla logistica, per facilitare gli spostamenti dei giovani medici nel corso della specializzazione. E, ancora, servono più risorse per il personale amministrativo, è necessario intervenire per rendere chiara la didattica, in modo tale che chi intende iscriversi a Padova abbia sin da subito tutte le informazioni utili e, infine, bisogna puntare sull’informatizzazione».
[[ge:gnn:mattinopadova:12941309]]
A Padova, inoltre bisogna affrontare un ulteriore problema, che è in realtà anche una questione nazionale: la diminuzione degli iscritti in alcune specializzazioni, come anestesia e rianimazione, medicina d’urgenza, alcune chirurgie. «Sono tutte specializzazioni di altissimo livello e di altissima capacità formativa ma che impegnano molto» spiega Burra «il Covid ha tolto ulteriore sicurezza ai giovani medici, così come le scarse risorse economiche. Il compito dell’Ateneo è di dare il meglio, di mantenere alto il livello di qualità della formazione e di supportare gli specializzandi».
[[ge:gnn:mattinopadova:12941246]]
SERVONO PIÙ MEDICI
Lasciano durante la specializzazione e anche dopo anni di lavoro da medici strutturati in ambito pubblico: non è un segreto, quindi, che ci sia forte necessità di medici. In questa direzione va letta la possibilità per gli specializzandi di usufruire del Decreto Calabria e quindi di essere assunti come medici strutturati anche nel corso della specializzazione.
Sono molti i candidati che hanno dichiarato di voler utilizzare questo strumento. «Può essere uno strumento importante» commenta Roberta Rasa, dirigente dell’area didattica e servizi degli studenti dell’Ateneo. «È chiaro che può creare delle difficoltà perché lo specializzando non ha finito la sua formazione e viene comunque già messo sul campo, quindi è una cosa che va maneggiata con cura e attenzione. Non è certamente questa la soluzione».
L’ESAME
Erano 837 i candidati che si sono presentati i in Fiera, 120 in meno rispetto allo scorso anno. Secondo la professoressa Burra si tratta di un calo fisiologico in linea con quello nazionale, dopo l’aumento, negli ultimi anni, del numero delle borse – e quindi dei posti a disposizione – finanziate con i fondi del Pnrr. La prova che hanno affrontato i candidati, uguale su tutto il territorio nazionale, consisteva nella risposta multipla a 140 quesiti in un massimo di 210 minuti.
