In aumento i lavoratori che bussano alla Caritas in Friuli Venezia Giulia: le donne le più colpite
TRIESTE Difficoltà a inserirsi nel mondo del lavoro. Situazioni economiche che molte famiglie non riescono da anni a fronteggiare. E poi persone che un lavoro ce l’hanno ma con una retribuzione così bassa da non consentire loro di vivere dignitosamente, trascinandoli ai limiti dell’indigenza. Il Report statistico di Caritas Italiana sulla povertà racconta come nel 2022 ad affacciarsi ai Centri di ascolto della Caritas della nostra regione siano state 4.393 persone, in aumento rispetto alle 3.777 conteggiate del 2021: ma considerando che spesso dietro ognuno di questi numeri ci sono intere famiglie, la platea delle persone supportate viene stimata allargarsi a quota diecimila.
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L’effetto Ucraina
L’incremento di coloro che si sono rivolti a questo servizio è dettato in buona parte dall’arrivo in Italia di profughi dall’Ucraina. Guardando al dato nazionale emerge come la povertà cresca del 12,5%, ma al netto del flusso degli ucraini si registra comunque un incremento del 4,4%. L’unica Caritas in regione a rilevare un lieve calo dei contatti con il Centro di ascolto è stata quella di Gorizia.
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In Friuli Venezia Giulia, tra le persone che hanno bussato ai centri Caritas il 47,5% ha avuto accesso a quel servizio per la prima volta, mentre un quarto è seguito da oltre 5 anni e l’11,6% da più di dieci: una peculiarità della nostra regione rispetto al resto dell’area triveneta. È elevato il numero di persone in povertà cronica o intermittente: uomini e donne che per motivi diversi non riescono a uscire dalla condizione di indigenza, e che spesso si trasmettono la povertà di generazione in generazione. Il rapporto riferisce inoltre di una percentuale del 42,4% di «povertà multidimensionali», costituite da situazioni personali o familiari che abbracciamo diverse problematiche.
Il profilo degli utenti
Tracciando un profilo degli utenti che hanno fruito di questo supporto in Fvg, nel 12,3% dei casi si tratta di over 65, ed è il dato più alto del Triveneto così come il 21,2% di età tra i 55 e i 64 anni; in oltre sette casi su dieci si tratta di uomini e donne con figli minori conviventi, «a conferma del dato nazionale che indica un forte rischio di povertà» tra i più giovani: «1.400.000 sono i minori in povertà in Italia quindi un povero su 4 è un minore», indica il rapporto.
Salari bassi
La maggior parte delle persone seguite non ha lavoro e fatica a trovarlo; ma è consistente appunto anche la fetta di quanti pur lavorando non riescono a garantire per sé e per la propria famiglia una vita dignitosa. Sono i “working poor”, e in regione rappresentano il 23% degli utenti dei Centri di ascolto Caritas. Un fenomeno in netto aumento in Italia più che nel resto d’Europa, dettato da bassi salari, precarietà, lavoro irregolare, bassa occupazione femminile, part time involontario. I pensionati superano il 10%, quota superiore alla media del Triveneto così come quella delle casalinghe (12,4%).
Famiglie in difficoltà
Al netto dei profughi ucraini giunti nel 2022, don Alessandro Amodeo, direttore Caritas di Trieste, dice di «un aumento della povertà tra le famiglie, molte con minori, tra le persone sopra i 50 anni, e un numero maggiore, in città, anche di persone senza fissa dimora, e non mi riferisco ai migranti: fenomeno che riscontriamo anche nei servizi di prima accoglienza». Don Amodeo valuta come «da un lato si registri l’apertura di nuove aziende a Trieste, dall’altro si noti un aumento di persone che dopo una certa età non riescono a accedere più al mondo del lavoro».
Segnale di speranza
Un leggero segnale di speranza arriva da Gorizia, dove il direttore della Caritas, diacono Renato Nucera, spiega come «al nostro Centro di ascolto si sono rivolte 917 persone nel 2022, con un leggero calo sul 2021. Nel 51,2% si tratta di italiani, nel 50% sono donne. Il lieve calo è confortante, anche se va tenuto conto che sul territorio ci sono altre offerte di aiuto di cui le persone in difficoltà possono fruire». Don Luigi Gloazzo, direttore della Caritas di Udine testimonia come al Centro di ascolto del capoluogo friulano «bussano sempre più italiani, con una cronicizzazione della povertà. In regione non raggiungiamo le percentuali di povertà registrate a livello nazionale - osserva - ma stiamo viaggiando velocemente verso un dato strutturale, con una sorta di espulsione progressiva di molte persone verso situazioni da cui poi è difficile rientrare nella vita comunitaria, sociale, lavorativa. Una fotografia che preoccupa».
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