Conti in crisi, il Comune di Treviso punta sull’Irpef. Piano per l’aumento dell’aliquota allo 0,8
Aumento dell’Irpef allo 0,8 per mille per tutti, tranne gli esentati, al posto dell'attuale aliquota modulata differenziata per categorie di reddito. Questo il piano sul tavolo del Comune di Treviso per mettere a posto i conti del bilancio comunale. Dopo l’annunciato aumento della tassa di soggiorno (raddoppiata), che ricade esclusivamente sui turisti, si prepara una manovra a pioggia sui residenti.
Aumentare la cassa
Il piano è stato discusso nei giorni scorsi dalla giunta con la maggioranza. Non è ancora stato avviato, ma è molto probabile lo sarà perché il Comune deve necessariamente far quadrare un bilancio che non torna, tra minori incassi di entrate extratributarie, maggiori spese correnti, stabilità di entrate tributarie. E quest’ultimo ambito sarà quello sul quale l’amministrazione farà leva per garantire al Comune, di qui ai prossimi anni, una maggiore disponibilità di cassa.
Ad annunciare la possibilità di una revisione su Imu e Irpef era stato due giorni fa lo stesso sindaco, a margine dell'annuncio degli aumenti sul turismo. Ad oggi pare che il piano verta solo sulla modifica delle aliquote dell’addizionale comunale all’imposta sulle persone fisiche.
L'aumento
Oggi l’addizionale comunale all'Irpef prevede l’esenzione per redditi imponibili fino a euro 15.000 euro, poi un’aliquota da 0,6 applicabile a scaglione di reddito fino a euro 15.000 euro; una a 0,65 per scaglione di reddito da euro 15.000,01 fino a 28.000 euro; una a 0,7 applicabile a scaglione di reddito da euro 28.000,01 fino a 50.000; una da 0,8 per scaglione di reddito oltre i 50.000 euro.
Un domani, stando al piano in discussione a Ca’ Sugana, dovrebbe essere allargata la soglia di esenzione per i redditi più bassi, ma appiattita a rialzo l’aliquota per tutti gli altri scaglioni extra esenzione portandola appunto allo 0,8 per tutti.
Fatti due conti a spanne, per il Comune l’operazione potrebbe valere circa 2 milioni di euro, una buona fetta dei quasi 5 milioni di buco che si registrano a bilancio in virtù di mancati incassi e maggiori spese.
Altre revisioni
Per l’amministrazione, che da anni non ritocca le aliquote delle imposte, è una svolta che ben rappresenta quale siano le difficoltà di un bilancio che ha polverizzato negli anni anche lo storico tesoretto costituito dall’avanzo di amministrazione (il libero è passato da 13 milioni a 3,3 nel primo mandato Conte).
Si parte dall’Irpef, si lascia in sospeso il tema Imu, ma pare si agirà anche su altre leve pur minori come le tariffe cimiteriali e altre voci simili. Non sono previsti ad oggi interventi a rialzo per plateatici e parcheggi, tema quest’utimo che però dovrà essere ampiamente valutato in vista dell'entrata in attività del nuovo gestore e dei futuri interventi come Park Vittoria.
La polemica di Conte
Ieri intanto da registrare la nervosa replica del sindaco Conte alle critiche sugli aumenti “previsti” fatta dall’ex assessore al bilancio Dem Alessandra Gazzola: «Critica chi non fece ricorso contro il governo Renzi per la restituzione della quota di Imu destinata al fondo di solidarietà nazionale. Altre amministrazioni lo fecero, vincendo. Il Comune di Treviso avrebbe potuto recuperare 8-9 milioni che ora avrebbero fatto comodo. Padova, per contro, si è garantita, in questo modo, circa 30 milioni».
L’attacco del Pd
Ma dai Dem è fuoco di fila sugli aumenti, fatti e prospettati. Pelloni, capogruppo Pd: «Da presidente di Anci Veneto e coi suoi compagni di partito leghisti al governo, si batta contro i tagli del governo agli enti locali, invece di aumentare nuove tasse con le famiglie già in difficoltà. Nella prossima legge finanziaria sono previsti tagli per 250 milioni di euro di trasferimenti ai Comuni. La priorità della Lega e Salvini è il ponte di Messina».
E incalza: «Basta atteggiamenti vittimistici o addossare colpe ai precedenti, si assuma la responsabilità del ruolo che ricopre».
E il consigliere Marco Zabai mette il carico: «Il sindaco si prepara al primo di una serie di bilanci lacrime e sangue ed è tutto uno sbracciarsi al “sacrificio'” e alla “responsabilità”. Ma non vi fa rientrare la sua giunta, che ha azzerato il tesoretto dell’avanzo lasciato da Manildo, né il governo Meloni che sta tagliano milioni ai Comuni. Sacrifici ai cittadini, applausi a chi li obbliga a farli insomma: forte con i deboli, debole con i forti».
