Fingeva di vaccinare i bambini, Petrillo patteggia 4 anni e dimezza la pena
Ha patteggiato 4 anni di reclusione Emanuela Petrillo, l’ex assistente sanitaria, oggi 37enne di Spresiano, accusata di avere finto di iniettare la dose vaccinale a centinaia di bambini ai dipartimenti di prevenzione di Codroipo e Treviso, tra il luglio 2014 e il giugno 2016. Il patteggiamento è frutto di un accordo tra il legale di Petrillo, l’avvocato Paolo Salandin, e la procura generale di Trieste.
Com’è noto, Petrillo in primo grado era stata condannata dal tribunale di Udine a 8 anni e 6 mesi. L’accordo tra difesa e procura su una rideterminazione al ribasso della pena, a fronte della rinuncia a tutti i motivi di impugnazione, con la sola eccezione di quello relativo alla mancata concessione in primo grado delle attenuanti generiche.
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Petrillo era chiamata a rispondere di peculato, falso in atto pubblico, rifiuto d’atti d’ufficio e falso in certificazione. Nell’impugnare il giudizio di primo grado, il suo legale aveva contestato in particolare la mancata prova che i reati si fossero verificati e l’assenza dell’elemento soggettivo.
Secondo l’avvocato Salandin, era stato il clima di ostilità maturato attorno alla sua assistita a spingere alcune colleghe a denunciarla, nonostante la «professionalità irreprensibile» che l’aveva sempre contraddistinta.
Non appena lo scandalo era scoppiato, Petrillo era stata sospesa e infine licenziata. In sede d’appello, entrambi i responsabili civili, ovvero l’Asufc, rappresentata dall’avvocato Laura Baggio, e l’Ulss 2 Marca trevigiana, con l’avvocato Fabio Crea, hanno appellato la sentenza di condanna, eccependo la mancanza di prova dei danni subiti dalle famiglie costituitesi parte civile e l’assenza di responsabilità da parte delle Aziende sanitarie, a fronte del comportamento tenuto dall’imputata «in contrasto alle funzioni e alle mansioni che le erano proprie».
