Ok alla variante generale per lo sviluppo della città
Ivrea
La variante generale al Piano regolatore è stata approvata all’unanimità nella serata di lunedì. Un passo epocale che getta le basi per lo sviluppo nei prossimi dieci anni della città. Certo, non sono mancate recriminazioni e accuse reciproche tra maggioranza e minoranza durante il dibattito, ma diversamente non poteva essere se si pensa che l’iter della variante è durato sette anni coinvolgendo ben tre amministrazioni di colore politico differente.
«Un lavoro trasversale – ha spiegato l’assessore all’Urbanistica Francesco Comotto - che a nostro parere, anche alla luce del processo partecipavo messo inizialmente in atto dallo staff dello studio Boeri, ha contribuito a ridurre le criticità e a smussare gli angoli potendo approvare oggi una Variante che, pur con qualche criticità residua, non poteva più essere procrastinata nel tempo. Gli addetti al settore, ma anche i cittadini e le imprese che vorrebbero ampliare i propri edifici o costruirne uno ex novo, hanno chiesto giustamente a gran voce l’approvazione del Prg per andare oltre quel regime di salvaguardia che da un anno e mezzo rallenta o tiene ferme del tutto decine se non centinaia di pratiche edilizie».
Un iter troppo lungo, cominciato nell’aprile del 2017 con l’affidamento del primo incarico dall’allora giunta guidata dal sindaco Carlo Della Pepa e poi proseguito (dopo il divorzio tra Comune e studio Boeri) con il team guidato dell’architetto Paglia. Un’eternità in un mondo che corre sempre più veloce e in una città che sta vivendo da troppo tempo una fase di declino socio-economico e di calo demografico che paiono inarrestabili. «Noi crediamo che l’approvazione di questa Variante possa diventare un punto di partenza per invertire questa tendenza negativa – ha aggiunto Comotto - e uscire definitivamente dal periodo critico causato dalla faticosa elaborazione della fine dell’epopea olivettiana. Tra i compiti che ci siamo prefissati ci sarà anche quello di tenere costantemente sotto controllo l’evoluzione concreta di una Variante che si porta in dote una serie di elementi innovativi alcuni dei quali possiamo anche definire, dal punto di vista urbanistico, sperimentali, quali il trasferimento della capacità edificatoria (perequazione aperta), la mixitè funzionale o l’urbanistica solidale (collaborazione pubblico/privato). Il tutto partendo dal punto cardine della sostenibilità ambientale: un contenimento del consumo di suolo agricolo».
Qui i numeri sono chiari: il Piano territoriale regionale consente un aumento dei terreni edificabili massimo del 6% rispetto all’edificato esistente (694 ettari) mentre il nuovo Prg si attesta allo 0,62%, ben al di sotto di tale soglia. Aumento di soli 3,30 ha che nei confronti dei 3.011 ha di superficie complessiva del territorio comunale risulta pari allo 0,11%
Dato ancora più evidente se si guarda al raffronto tra il Prg vigente e quello in Variante dove a fronte di 104.610 mq di nuove previsioni ne sono stralciati 383.350 mq.
Gli elementi di innovazione della Variante riguardano la facilità di insediamento per le attività economiche, la promozione dell’offerta ricettiva turistica, la perequazione urbanistica diffusa, l’urbanistica solidale e la mobilità lenta (come l’istituzione delle zone 30). Elementi di innovazione urbanistica, riconosciuti come tali anche nella Conferenza di Copianificazione. «Elementi sperimentali e per questo - ha concluso l’assessore Comotto - dovremo monitorare con molta attenzione l’evoluzione del nuovo strumento urbanistico nei prossimi mesi».
