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Июнь
2024

Crac Nes, restituiti 28 milioni a Compiano

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Il denaro con cui Luigi Compiano acquistò l’immenso parco auto, che fu causa della sua rovina e che all’asta fallimentare ha fruttato 45 milioni di euro, non era della North East Services ma dei clienti che lo depositavano nel suo caveau.

Dunque, dopo che 17 milioni di euro sono stati usati per estinguere il debito con lo Stato, i restanti 28 devono tornare a chi spettano, comprese le società che facevano parte del gruppo Compiano, che così possono fallire in bonis.

Cosa significa tutto ciò? Che Compiano, come socio di alcune di queste aziende, così come altri soci, potrà avere la sua fetta di una torta da 28 milioni di euro.

Lo ha stabilito la sentenza dei giudici della seconda sezione civile della Corte d’Appello di Venezia, depositata pochi giorni fa, che ha respinto il ricorso del commissario straordinario di Nes, il commercialista Sante Casonato.

Sentenza clamorosa

Una vera e propria bomba che, se confermata anche dai giudici della Corte di Cassazione, nel caso in cui Casonato (come è probabile) ricorra a loro, manderà in fumo il sogno di destinare quei 28 milioni di euro alla esclusiva soddisfazione dei creditori di Nes.

La difesa di Compiano, rappresentata dall’avvocato Piero Barolo, ha sempre sostenuto (nelle varie aule di tribunale civile e penale) che i soldi prelevati da Compiano dal caveau di Silea per soddisfare la sua passione “compulsiva” per auto e mezzi d’epoca non facevano parte del patrimonio della Nes ma erano delle società (banche, assicurazioni e supermercati) che affidavano i propri soldi alla North East Services. In altre parole, Compiano, a 11 anni dall’inizio dell’inchiesta che ha travolto il suo impero, troverà soddisfazione anche economica dalle sentenze della magistratura.

La clamorosa sentenza della sezione civile della Corte d’Appello di Venezia arriva a poco tempo di distanza dall’annullamento da parte della sezione penale della Corte di Cassazione della sentenza di condanna a 6 anni e 2 mesi con il rinvio ad altra sezione della Corte d’Appello di Venezia sul punto che riguarda la bancarotta patrimoniale per distrazione, un’accusa sulla quale si reggeva l’impianto accusatorio della procura, con la quale la corte Suprema ha affermato che le somme nei caveu non sono mai entrate nel patrimonio di Nes, allineandosi alle 12 sentenze della Corte di Cassazione civile che hanno affermato la stessa cosa.

Il caso Compiano

Il caso Compiano scoppiò nell’ottobre del 2013 quando la guardia di Finanza entrò negli uffici amministrativi della Nes, dopo aver ricevuto la denuncia di una banca per la difficoltà di ottenere il denaro dal colosso della vigilanza.

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Si scoprì, nel corso delle indagini, che per 18 anni Compiano aveva prelevato contanti dal caveau per soddisfare principalmente la sua passione per i mezzi d’epoca trovati in alcuni capannoni della società Autocom che faceva capo a Compiano. Complessivamente 36 milioni di euro.

Fu Massimo Schiavon, responsabile della sala conta del caveau di Silea a spiegare il meccanismo: «Compiano mi chiedeva dei soldi, io li prelevavo dal caveau e glieli portavo nel suo ufficio di via Roma. Al posto dei soldi finivano degli assegni intestati a Compiano».

Il rinvio a giudizio

Il procedimento dell’inchiesta madre per bancarotta ha avuto il suo momento cruciale a ottobre 2018 quando Compiano fu rinviato a giudizio. Già, al termine dell’udienza preliminare, nel formulare il rinvio a giudizio il gup Angelo Mascolo aveva derubricato la bancarotta per distrazione in appropriazione indebita, sostenendo, come scritto dal giudice nel dispositivo, che il denaro sottratto da Compiano era sempre rimasto di proprietà di chi lo aveva depositato.

Ma al termine del processo di primo grado davanti al collegio di Treviso, presieduto da Francesco Sartorio, nel gennaio del 2021, Compiano fu condannato a 6 anni e 6 mesi per bancarotta patrimoniale per distrazione, bancarotta documentale e alcuni reati fiscali.

Non dunque per appropriazione indebita (il pubblico ministero titolare del caso aveva chiesto 9 anni di reclusione per la “dissennata condotta” assunta da Compiano). Sentenza che ha retto anche in Corte d’Appello visto che, nel gennaio del 2022, la condanna all’ex patron della Nes fu sostanzialmente confermata (6 anni e 2 mesi) perché nel frattempo erano caduti in prescrizione alcuni reati fiscali.







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