«Palit: facciamone meta di escursioni rilanciando bar e chalet»
Traversella
Prendendo spunto dai risultati di una ricerca condotta da Legambiente, in cui il cambiamento climatico viene analizzato sulla base delle conseguenze sugli impianti sciistici di risalita, ecco che nel desolante quadro italiano che ne deriva anche la Valchiusella, con Palit, si ritaglia un posizionamento di cui farebbe volentieri a meno. Ma tant’è.
Lo stop nel 2007
In quello che a tutti gli effetti può essere paragonato a un cimitero di impianti dismessi infatti riposano, insieme ad altri 75 impianti censiti in Piemonte, anche la seggiovia e le due sciovie di Palit, ferme dal 2007. Per non parlare dei due chalet, uno a valle e l’altro a monte. La stazione sciistica era stata creata dal nulla 45 anni fa da una cooperativa costituita da 500 soci che avevano messo insieme poco meno di un miliardo di vecchie lire giusto per poter sciare sulle nevi di casa. Ora i più sono concordi nel sostenere che, come stazione sciistica, Palit sia giunta al capolinea. Altri vedrebbero invece una via d’uscita attraverso la riapertura delle strutture di ristorazione.
Visioni diverse
Intanto è polemica tra il sindaco di Valchiusa, comune sul cui territorio figura il 90% della superficie del comprensorio, Maurilio Vercellio, e la passata giunta dell’Unione Comuni montani Valchiusella formata, oltre che da Valchiusa, da Val di Chy e Issiglio: «L’Unione, proprietaria della stazione dal 2019, credeva così tanto nella possibilità di rilanciare Palit, che l’ente stesso, allora presieduto da Michele Gedda, ha venduto per 14 mila euro la cabina di comando della seggiovia, a suo tempo revisionata. Anche se il Comune di Valchiusa, del quale ero consigliere, faceva parte dell’Unione addirittura con un proprio assessore in giunta, non ho remore a stigmatizzare quella scelta, per me sconsiderata».
Ribatte Michele Gedda: «Gli apparati elettrici di comando dell’impianto erano già stati parzialmente vandalizzati, e proprio per evitare che venissero distrutti del tutto, pensammo bene di mettere in vendita, con regolare e pubblico bando, i componenti ancora utilizzabili. Ecco, eventuali osservazioni contrarie all’operazione, andavano espresse allora».
Per Valchiusa non tutto è perso
Lo stesso sindaco di Valchiusa è ancora possibilista su un rilancio turistico di Palit. «Un passo alla volta, iniziando dalla riapertura dei due chalet di ristorazione, sono convinto che la nostra stazione possa ancora avere un futuro, almeno per quanto riguarda la stagione estiva».
Sulla stessa lunghezza d’onda l’ex vicesindaco di Valchiusa, Guido Zenerino, che Palit l’ha vista nascere e crescere, visto che è stato dipendente della cooperativa per i primi 15 anni di attività della stessa e caposervizio degli impianti di risalita fino alla loro chiusura: «Si potrebbe iniziare con la riapertura del bar ristorante a valle della seggiovia, anche se andranno risolte alcune problematiche a partire da quelle legate all’approvvigionamento idrico». Con le nevicate sempre in diminuzione a quote come quelle del comprensorio Palit, continua Zenerino, «la vedo dura ritornare ai tempi in cui i nostri impianti facevano una media di 1.500 presenze nei giorni di festa». Osserva, infine, Remo Minellono, presidente dell’Unione montana valchiusellese: «In questi ultimi anni nessuno, né amministratori pubblici, enti, associazioni o società, ha presentato all’Unione proposte indirizzate alla ripresa di Palit. Pare che l’anno venturo la Regione Piemonte trasferisca fondi del Pnrr da investire in impianti sciistici ora dismessi. C’è da augurarsi che tali risorse non vengano impiegate invece per il loro smaltimento coercitivo, come avvenne in passato per Cima Bossola».
