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Март
2025

D’Alema: “Io in missione in Brasile e Cina per conto di Zelensky. Lula mi ha messo alla porta”

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Massimo D’Alema ha rivelato di essere stato inviato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky per sondare possibili soluzioni diplomatiche al conflitto in Ucraina, parlando con i governi di Brasile e Cina. L’ex premier ha raccontato l’episodio durante un dibattito su “La politica estera italiana al tempo di Trump” organizzato dall’Istituto Affari Internazionali, a cui ha partecipato anche Gianfranco Fini. “Mi è capitato di parlare con Zelensky, a margine di un’iniziativa sui Balcani. E mi disse chiaramente che il suo Paese rischiava il disastro, perché gli americani prima o poi si sfileranno e gli europei non sono affidabili. Poi mi chiese di andare in Brasile e a Pechino per capire se Lula e Xi Jinping potevano fare qualcosa”, ha spiegato D’Alema, come riporta La Repubblica.

Il viaggio, tuttavia, non ha portato a risultati concreti. “Lula mi ha quasi messo alla porta, dicendomi che l’Ucraina era un problema degli americani e che se la vedessero loro, piuttosto secondo lui mi sarei dovuto interessare della Palestina. I cinesi invece avevano un piano. Parlai con il responsabile della politica estera del partito comunista, non con l’ultimo sottosegretario. Mi disse: si potrebbe pensare a una forza internazionale, un po’ come accadde nel Kosovo. Poi mi congedò con una frase che mi fece riflettere: sa, lei è il primo europeo venuto a parlarci di questo, gli altri ci chiedono solo di non sostenere la Russia”. D’Alema ha poi criticato l’atteggiamento dell’Occidente nei confronti della Cina: “Criminalizzare la Cina per il conflitto in Ucraina è sbagliato. Era il maggior partner commerciale dell’Ucraina prima dell’invasione e venti giorni prima dell’attacco la Borsa cinese aveva comprato quella di Kiev. Segno che il Dragone era all’oscuro dei piani criminali di Putin”.

L’ex presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha invece puntato il dito contro la deriva autoritaria di Donald Trump, usando toni inaspettati per un esponente della destra italiana. “Quello che mi preoccupa è che Trump è chiaramente affascinato dalla figura di Putin. E badate che anche in Russia si vota, formalmente ci sono candidati diversi per la Duma. Chi vince non si limita a governare ma comanda su tutti, dispone dell’esercito, dei servizi segreti, del sistema dei media, della magistratura. Formalmente è una democrazia, ma in realtà è una democratura”. L’ex leader di Alleanza Nazionale ha poi aggiunto: “Trump sta dimostrando con i fatti la sua concezione della democrazia, forse ci dimentichiamo che come prima azione alla Casa Bianca ha graziato i golpisti del 6 gennaio che hanno dato l’assalto al Parlamento. Gli Stati Uniti trumpiani sono un’autocrazia? Mi convince più l’espressione democratura, dove chi vince le elezioni non governa ma comanda”. Fini ha quindi lanciato un monito al centrodestra italiano: “Ai miei amici di destra dico di non accontentarsi e gioire del fatto che il Partito repubblicano americano contesti, come ha fatto Vance a Monaco, il politically correct e la cultura woke. L’aspetto più rilevante di questa fase è che a Trump non interessa nulla o quasi dell’unità trans-atlantica”.

Se sulla guerra in Ucraina le posizioni di D’Alema e Fini divergono, i due hanno concordato sulla necessità di rafforzare l’unità europea, in particolare sul fronte della difesa. D’Alema ha bocciato il piano Readiness 2030 della Commissione Europea: “Lo chiamassero piuttosto piano per il riarmo tedesco, perché consente solo agli Stati membri che possono indebitarsi di farlo per la difesa. A me non fa paura una Germania che si riarma, ma non è quella la difesa europea. Servono consorzi europei per il caccia di sesta generazione, produzioni in comune, comandi unificati”. Fini, dal canto suo, ha ribadito che l’Europa deve rafforzarsi senza allontanarsi dagli Stati Uniti: “È inevitabile per l’Europa essere… più Europa. Mai come in questo momento si deve credere e lavorare davvero per dar vita a un’Unione Europea che non si occupi solo dei tappi delle bottiglie, ma dei valori di libertà per i quali è stata fondata”.

L'articolo D’Alema: “Io in missione in Brasile e Cina per conto di Zelensky. Lula mi ha messo alla porta” proviene da Il Fatto Quotidiano.







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