Delitto di Garlasco, la giudice prende altro tempo per l’analisi genetica dei reperti
GARLASCO. La decisione attesa non è arrivata. La Gip Daniela Garlaschelli prende tempo sulla richiesta della procura di Pavia, che vuole esaminare un lungo elenco di reperti sequestrati nel corso delle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007. Reperti che, alla luce delle nuove tecniche genetiche, potrebbero oggi raccontare altre verità rispetto a quella passata ormai in giudicato e che ha portato alla condanna, a 16 anni di carcere, di Alberto Stasi, all’epoca fidanzato della vittima. La procura ha ritenuto di riaprire il caso e indagare Andrea Sempio, 37 anni, commesso in un negozio di telefonia, la cui posizione era stata già archiviata nel 2017. Sempio è stato sottoposto al prelievo del Dna, che sarà ora confrontato con le tracce biologiche trovate sotto le unghie di Chiara Poggi (o più precisamente con la “fotografia” documentale di quel campione genetico) ma anche con altri oggetti.
L’elenco dei reperti
Nella lista dei reperti da esaminare ci sono le fascette adesive con le impronte digitali della casa del delitto, da cui potrebbe essere estratto il Dna, ma anche altri reperti, tra cui un frammento del tappetino del bagno su cui, secondo la sentenza definitiva, fu trovata l’impronta di una scarpa di Alberto Stasi. Frammento «identificato come reperto n. 27» e che «non aveva fornito alcun esito alla quantificazione del Dna per problemi di inibizione della reazione di amplificazione». Nell’elenco anche una lista di provette, una con scritto «26 prelievi», e di tamponi effettuati all’epoca. Si parla di «una busta con la scritta “sopralluogo 16.8 Garlasco” con all’interno 27 provette di diverse dimensioni», di «una busta con tamponi di Chiara Poggi e dei familiari e il tampone salivare di Alberto Stasi». Tra gli oggetti da analizzare anche «un contenitore vuoto» di tè freddo «con cannuccia», la «plastica della confezione» di uno yogurt, una «confezione di plastica vuota contenente all’origine biscotti, un sacchetto di plastica di colore celeste utilizzato come pattumiera e un sacchetto contenente dei cereali. Reperti conservati «a temperatura ambiente in una stanza blindata adibita alla custodia dei corpi di reato». La giudice dovrà tenere conto, nella decisione sui reperti, anche delle obiezioni presentate dagli avocati di Sempio, Angela Taccia e Massimo Lovati, che ritengono la richiesta della procura «troppo generica».
Il super testimone
I carabinieri hanno anche diversi testimoni da sentire. Tra questi le gemelle Stefania e Paola Cappa e un “super testimone” che, a distanza di 18 anni, avrebbe tirato ancora in ballo il nome di Stefania, che aveva detto di essere sempre rimasta a casa quella mattina. Il nome della donna era stato fatto, all’epoca, anche da un certo Marco Muschitta, operaio, che aveva riferito di una ragazza bionda con il caschetto percorrere via Pascoli in bici quella mattina. Versione poi ritrattata.
