«Indagato l’ex procuratore Venditti». Lui replica: «Calunnie, non so nulla»
PAVIA. Nessuna conferma ufficiale, ma per ora nemmeno smentite: il nome dell’ex procuratore capo di Pavia, Mario Venditti, viene tirato in ballo per un presunto fascicolo di indagine che sarebbe stato trasmesso dalla Procura di Pavia a quella di Brescia, competente per i procedimenti che riguardano i magistrati. La circostanza, rivelata dal quotidiano “Il Giornale”, non ha trovato riscontri ufficiali, anche perché un’eventuale iscrizione nel registro degli indagati è comunque un atto coperto da segreto. La notizia, comunque, ha mandato su tutte le furie l’ex magistrato in pensione, che è stato in procura a Pavia per sette anni, dal 2014 al 2021: «Io indagato? Non ne so nulla. Sono solo calunnie».
L’indagine su Garlasco
L’articolo de “Il Giornale” tira in ballo anche l’indagine su Andrea Sempio aperta nel 2016, per un suo presunto coinvolgimento nel delitto di Garlasco, quando quindi in procura c’era Venditti, e chiusa dopo tre mesi di accertamenti, nel 2017. Che le presunte verifiche svolte su Venditti riguardino proprio l’inchiesta su Sempio, ora riaperta dal procuratore di Pavia Fabio Napoleone, è una ipotesi priva di conferme (e va ricordato che le conclusioni dell’allora procuratore sulla mancanza di indizi a carico di Sempio vennero condivise e archiviate da un Gip). Certo è che il nome di Venditti, al di là di una possibile indagine a suo carico, è stato più volte sfiorato nell’inchiesta Clean, che con i suoi tanti rivoli da oltre due anni tiene impegnati i magistrati della procura di Pavia guidata da Napoleone.
«Il sistema Pavia»
L’inchiesta, partita con il blitz a novembre del 2023 in Asm Pavia e con il sequestro della scuola di San Genesio, si è allargata fino a puntare i riflettori sui rapporti tra politici, edilizia, forze dell’ordine e toghe. Una rete tenuta insieme, secondo l’ipotesi dei magistrati di Pavia, dallo scambio di favori e prebende che la stessa procura ha definito «il sistema Pavia». Nell’inchiesta sono finiti agli arresti anche due carabinieri, l’ex ufficiale dell’Arma Maurizio Pappalardo e il forestale (ora sospeso) Antonio Scoppetta, che lavorava in procura, alla polizia giudiziaria, negli anni di Venditti. A lui l’ex procuratore capo aveva affidato nel 2021 un compito di rilievo (richiamato nell’ordinanza del Riesame, che a dicembre aveva confermato il carcere per Scoppetta): la possibilità di consultare «in via prioritaria» tutte le notizie di reato e gli esposti anonimi che arrivavano in procura.
«Indagini condizionate»
La Procura di Pavia contesta a Pappalardo e Scoppetta l’accusa di corruzione (oltre che di stalking per le persecuzioni ai danni della ex fidanzata di Pappalardo) per lo scambio di informazioni riservate su procedimenti penali a partire dal 2016 in cambio di regalìe di varia natura.
Durante gli accertamenti degli investigatori sono emersi anche possibili condizionamenti di inchieste. Gli inquirenti vogliono capire se l’attività della polizia giudiziaria in quegli uffici, fatta di indagini, accertamenti e anche di intercettazioni telefoniche (eseguite da una società finita sotto la lente), sia stata in qualche modo condizionata dalla rete di interessi privati e scambio di favori tra gli indagati.
Le dichiarazioni dell’imprenditore
Cosa c’entra Venditti con le accuse a carico di alcuni appartenenti alla polizia giudiziaria? In attesa che l’apertura di un fascicolo di indagine trovi conferme l’ex magistrato di Pavia viene tirato in ballo perché guidava la procura negli anni in cui si sarebbero verificate delle irregolarità. A fare il nome dell’ex procuratore, un mese fa, è stato anche l’imprenditore Carlo Boiocchi (indagato con Scoppetta per la vicenda di una casa a San Genesio), durante l’interrogatorio reso in incidente probatorio. L’imprenditore, va detto, non ha comunque parlato di illeciti.
