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Апрель
2025

Emozioni sincere tra vita e passione negli scatti realizzati da Julia Vitkovska

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BANCHETTE D’IVREA. Carnevale è già passato e non sono pochi i nostalgici che rivivono gli attimi più emozionanti attraverso la fotografia. Lo sa bene Julia Vitkovska, di Kyiv (Kiev), in Ucraina, residente a Banchette d’Ivrea, 40 anni a novembre, che è subissata di richieste alla ricerca dello scattoperfetto. La fotogiornalista ci svela che per lei la fotografia è «un linguaggio universale, un modo di comunicare che supera le barriere delle parole, un'arte che cattura l'anima, immortala l'attimo e lo rende eterno».

Come si è avvicinata alla città di Ivrea e cosa l’ha spinta a diventare fotografa del Carnevale?

«Con Ivrea è stato un incontro del destino. Sono arrivata per amore, dieci anni fa, e questa città mi ha accolta a braccia aperte. Il Carnevale, con la sua energia travolgente, è diventato parte integrante della mia vita. L'ho osservato da spettatrice per anni, affascinata. Poi, nel 2024, dopo un periodo di grande dolore, ho sentito il bisogno di immergermi completamente in quell'esperienza, di viverla dall'interno, di raccontarla con il mio sguardo. Ho deciso di scendere sotto i carri, di affrontare quella battaglia, di catturare l'essenza del Carnevale, la sua forza, la sua passione, la sua anarchia. È stata una decisione dettata dal cuore, dalla necessità di dare un senso al mio dolore, di trasformarlo in qualcosa di creativo».

Durante quelle giornate vengono fotografi da tutto il mondo: in cosa il suo stile è differente? Come lo descriverebbe a chi non conosce i suoi lavori?

«È un mix di ritratto e fotogiornalismo, spontaneità e autenticità. Amo catturare l'attimo, la verità, senza artifici. Non amo le pose e cerco sempre di cogliere l'emozione nel suo stato più puro. Il mio lavoro è come un viaggio, un'esplorazione continua della realtà, alla ricerca di storie da raccontare. Direi che il mio lavoro è una fotografia sporca, vera, autentica, che parla al cuore, che non cerca la perfezione, ma l'emozione, la passione, la vita».

Passione e vita sono una costante anche nella sua fotografia: quali sono le sfide più grandi che affronta quando scatta una foto, specie quelle in movimento come nel caso della battaglia delle arance?

«La battaglia delle arance è una sfida costante: movimento, velocità, polvere, fango e tutte quelle arance che volano. È un caos meraviglioso. La sfida più grande è quella di anticipare l'azione, di cogliere l'attimo decisivo, di immortalare l'emozione nel pieno della sua potenza. Richiede concentrazione, reattività e una buona dose di intuito».

Da poco ha esposto alcuni dei suoi scatti più belli a Banchette, al Borgonuovo caffè: ci parla della mostra?

«La mostra di Banchette è stata un'esperienza coinvolgente. La scelta del Borgonuovo Caffè è stata vincente. La mia fotografia ha trovato la sua casa, un luogo dove la bellezza si intreccia con la quotidianità, dove l'anima si nutre di emozioni. Un dono prezioso, un'opportunità di crescita, un trampolino di lancio. Leonardo Fiore, il proprietario, mi ha accolta e lo ringrazio per la sua visione, la fiducia, la collaborazione».

C’è un progetto o una serie di scatti di cui è particolarmente orgogliosa?

«Sì, c'è un progetto a cui tengo particolarmente: Il richiamo della Terra. Un'Odissea fotografica tra i sentieri d'Italia, dall'Etna all'infinito. È un viaggio in Sicilia, un viaggio dentro di me in solitaria, con pernottamenti in auto, senza meta, senza destinazioni precise, un'esplorazione della bellezza selvaggia e autentica di questa terra e delle parti più buie delle mie paure. Ho catturato paesaggi mozzafiato, volti intensi, momenti di vita quotidiana. Da questo viaggio è nato un libro fotografico che ho presentato con orgoglio lo scorso 11 marzo ad Alessandria, dove si terrà anche una delle mie prossime mostre. È un progetto che mi ha permesso di esprimere la mia passione per la fotografia e di esplorare me stessa attraverso angoli angusti del mio dolore per la perdita dei miei genitori, avvenuta nel 2023 a sei mesi l'uno dall'altro».

Ci sono fotografi o altre forme d’arte che hanno influenzato il suo lavoro?

«Sono affascinata dai fotografi che hanno fatto la storia del fotogiornalismo e da quelli che sperimentano nuove forme espressive. Più che i singoli nomi, mi ispirano la passione, l'impegno, la capacità di raccontare storie con le immagini».

Come sceglie luoghi e soggetti dei suoi scatti?

«Seguo il mio istinto. Sono attratta dai luoghi che hanno un'anima, che raccontano una storia, che mi emozionano. Scelgo i soggetti che mi colpiscono, che mi incuriosiscono, che mi permettono di raccontare qualcosa di significativo. Mi piace la spontaneità e cerco sempre di creare un rapporto di fiducia con le persone che fotografo, per catturare la loro vera essenza».

Secondo lei curiosità e passione vengono meno con l’evoluzione della fotografia digitale rispetto alla fotografia analogica?

«Onestamente ritengo che la fotografia digitale abbia aperto nuove possibilità, rendendola accessibile a tutti. Ma è chiaro che l'analogico ha un fascino intramontabile. Io amo entrambi e li utilizzo a seconda delle esigenze. Con entrambi, in modo differente, riesco ad esprimere le emozioni che desidero. Credo che il mezzo non sia importante, ciò che conta è la capacità di vedere, di sentire, di raccontare.Ciò che conta è la conoscenza tecnica, la pratica, la capacità di sapere ciò che si vuole ottenere».

C’è un detto: non è la macchina fotografica che fa il fotografo. Se lei dovesse dare consigli a chi vuole intraprendere questa strada, cosa direbbe?

«Consiglierei di non avere paura di sperimentare, di trovare il proprio stile, di non arrendersi mai. Di studiare, di fare pratica, di guardare il lavoro degli altri, di lasciarsi ispirare. Di non dimenticare mai l'importanza dell'umanità, della connessione con le persone, della capacità di raccontare storie. E di utilizzare i social media come uno strumento, non come un fine, senza farsi condizionare dalle tendenze».

Un progetto o sogno che spera di realizzare?

«Il Carnevale di Ivrea rimane la mia fonte di ispirazione primaria. Progetto un libro fotografico e di racconto sul Carnevale di Ivrea e perché no, anche una mostra in merito, un omaggio sentito a questa manifestazione e come grande ringraziamento e merito alle squadre che mi hanno accolto con calore, che mi hanno sostenuta e protetta durante la battaglia. Intanto sono al lavoro per le mie prossime mostre, in programma a Salerano Canavese, ad Alessandria e anche a Laigueglia».







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