San Giorgio, Emanuele e l’amore per i pianoforti, quando lo strumento fa la differenza
SAN GIORGIO CANAVESE. C’è chi la musica la suona e chi la fa suonare. Emanuele Serazio è un accordatore di pianoforti capace di entrare in simbiosi con lo strumento, estraendone l’anima più profonda. Quarantenne di San Giorgio, la sua attività ha sede in uno dei tanti capannoni lungo la provinciale, ma mai fidarsi delle apparenze. Varcare la soglia del laboratorio significa entrare in un mondo magico dove si rischia di essere rapiti dalla suggestione della musica.
CORREVA L’ANNO 1987
«Tutto è iniziato nel 1987 quando i miei genitori mi portavano a messa il sabato sera nella chiesa parrocchiale di San Giorgio Canavese. Lì sentivo il suono dell’organo un insieme di innaturale e spirituale – racconta Emanuele – e io sono stato stregato da questo suono maestoso e avvolgente». Così chiede ai genitori di poter salire sulla balconata, dove può ammirare da vicino l’organo e il suo funzionamento. L’universo sonoro di questo strumento, che spazia dal sussurro etereo al fragore maestoso, incanta il piccolo Emanuele. Nel 1992 inizia a studiare musica e a suonare l’organo durante le funzioni religiose. «Nell’estate del 1993 assistetti ad una manutenzione dell’organo di San Giorgio Canavese – confida Emanuele –. Arrivò questo artigiano di mezza età con i capelli bianchi che riparò l’organo della chiesa di San Giorgio. In quel momento ci fu un colpo di fulmine e scoprii di essere attratto dalla meccanica di questo strumento». Così l’artigiano gli propose di aiutarlo nel suo laboratorio di manutenzione. È l’inizio di un’esperienza che segnerà profondamente il suo cammino. Emanuele va a lavorare durante il periodo delle vacanze scolastiche nel laboratorio di Domenico Reano, a Foglizzo. La "paga" è di 5.000 lire e il pullman da San Giorgio a Foglizzo ne costava 5.200. Ma tanta è la passione che l’apprendistato dura fino al 1999 quando arriva il diploma liceale. E a questo punto Emanuele deve decidere. Il diploma di liceo scientifico lo spinge verso l’università, un posto fisso potrebbe essere praticamente assicurato, ma contro il volere di tutti decide di andare a lavorare nel laboratorio dell’artigiano di Foglizzo. Nel 2001 Domenico Reano muore improvvisamente e Emanuele decide di rimettere a posto i pianoforti che erano rimasti nel laboratorio.
IL PRIMO LAVORO
Arriva il primo lavoro importante, un’opera di pregio: il restauro dell’organo della chiesa di San Bernardo di Ivrea. E da questo momento il lavoro non manca più. Anzi. Il suo lavoro diventa un’arte silenziosa, dietro le quinte dei grandi palcoscenici. «Ho iniziato occupandomi della parte estetica del pianoforte, restaurando il mobile e lavorando la parte lignea – spiega Emanuele – dare la pietra pomice e verniciare in gommalacca gli strumenti storici. Poi mi sono interessato della meccanica del pianoforte e dell’accordatura per lavorare anche sul suono». Restauro e rigenerazione dei pianoforti. Il restauro rinnova il pianoforte mantenendo inalterati tutti i suoi aspetti storici e cercando di preservare la natura degli stessi senza stravolgerli. Lo strumento rinasce e si rivede come era ai tempi e nello stesso tempo gli permette di funzionare. La rigenerazione prevede la sostituzione, anche in maniera filologica, di tutti quei materiali che non garantiscono più il funzionamento. Una nuova vita per gli strumenti.
LA NUOVA SEDE
Dopo il 2009, con il trasferimento nella nuova sede, Emanuele inizia a ricevere richieste di noleggio pianoforti per eventi musicali. «Negli ultimi quindici anni il noleggio per concerti è andato sempre meglio», spiega. Emanuele è modesto. Non si tratta semplicemente di accordare o noleggiare un pianoforte. Per lui diventa un dialogo intimo, una conversazione silenziosa tra l’artigiano (nel senso più nobile della parola), la macchina sonora e la visione musicale dell’artista. E i suoi pianoforti e la sua sensibilità fanno la differenza.
PIANOFORTI QUASI UMANI
«Sono talmente orgoglioso, talmente attaccato ai miei pianoforti perché dopo che li lavori tutti i giorni non te ne puoi distaccare. Loro maturano e ti danno tante soddisfazioni maggiori di quando erano nuovi – continua emozionato Emanuele – ognuno è fatto, suona come io voglio e come i pianisti richiedono». Musicisti che cercano non solo un’accordatura perfetta ma un vero cercatore di sonorità ideali quale è Emanuele. «Io rimango soddisfatto, estremamente gratificato quando il mio pianoforte è all’altezza del programma e di chi suona in quel momento. Essendo un uomo che sta dietro il palcoscenico vivo il concerto in una maniera differente dal pubblico», osserva. Emanuele partecipa con i suoi pianoforti e con le sue capacità a grossi eventi musicali: dal Torino Jazz festival alle collaborazioni con l’orchestra sinfonica della Rai. Il suo contributo, pur rimanendo nell’ombra, è una componente essenziale e che ci ricorda la magia intrinseca della musica. E prima di lasciarci, Emanuele racconta un particolare a cui tiene molto: «L’ultima cosa che mi sono inventato sono state le coperte su misura per i pianoforti, una cosa che prima non esisteva. Ho così imparato ad usare la macchina da cucire e vari altri strumenti che mi hanno permesso di creare questi oggetti che proteggono gli strumenti. Attualmente ne abbiamo prodotte circa 150». Emanuele Serazio i pianoforti li fa rivivere, li fa suonare e poi, come se fossero dei bambini, li mette a dormire rimboccando loro le coperte.
