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Май
2025

Giuli: «Oggi una buona destra sociale è costretta a fare anche quello che la sinistra ha smesso di fare»

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«Auspico una opposizione culturalmente coerente e attrezzata, che farebbe bene anche al percorso istituzionale della destra. Quando dico che alla sinistra sono rimasti i comici, non intendo che non esistano intellettuali di sinistra: ce ne sono coi fiocchi. Sostengo che la classe dirigente politica dei partiti di sinistra ha preferito affidarsi alle intemerate degli influencer o dei cantanti, ha cercato icone e figurine al di fuori della sua tradizionale forma di pensiero. Dopodiché viva la satira». Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha chiarito in un’intervista a La Stampa il senso di quella battuta che tanto ha indignato l’opposizione e che ha portato Massimo Cacciari a sostenere, sempre a La Stampa, che Giuli sarebbe affetto da un «complesso di inferiorità».

Giuli: «Oggi una buona destra sociale è costretta a fare anche quello che la sinistra ha smesso di fare»

«Complesso di inferiorità io? Ma se vengo dalla scuola del Foglio di Giuliano Ferrara, i più snob del mondo…», ci ha scherzato su il ministro, in uno scambio di battute divertito con Francesca Schianchi, che firma l’intervista e che ha rilanciato dicendo: «Ah, ecco ministro Giuli dove sono i veri radical chic…». «Radical no, ma sicuramente chic», ha scherzato ancora Giuli.

«Sono talmente sicuro della mia missione da sostenere che oggi una buona destra sociale è costretta a fare anche quello che la sinistra ha smesso di fare», ha poi spiegato il ministro, rivendicando la sua impostazione politica, che Cacciari aveva chiesto di mettere da parte, sostenendo che un intellettuale non segue le categorie politiche. Una richiesta che «non ha senso» per Giuli: «Io sono pur sempre il ministro politico di un governo di destra repubblicana. Non posso e non voglio depoliticizzare il mio ruolo, voglio metterlo al servizio della cultura». Anche rispetto alla critica di Cacciari secondo cui Giuli non saprebbe niente, il ministro ha risposto mantenendo una certa leggerezza: «Una cosa la so: stiamo lavorando per mettere ordine, valorizzare e mantenere le promesse fatte. Quanto a Cacciari, secondo me intendeva dire che quando Giuli sa di non sapere lo ammette sempre, socraticamente».

«Sono un ministro politico di una destra repubblicana: governiamo da patrioti»

«Noi governiamo da patrioti, rappresentando gli interessi culturali dell’Italia senza divisioni preconcette», ha chiarito il ministro, per il quale comunque «l’intervista di Cacciari rappresenta un buon modello di confronto critico». E la satira? Sì alla satira, «perfino quando è faziosa, però con un minimo di rispetto garantito per i ruoli e le istituzioni». «Ho sorriso con Geppi Cucciari, dietro le quinte della cerimonia dei David al Quirinale. Conosco le regole del gioco».

«Il potere deve essere criticato, non ho alcuna allergia rispetto alla critica»

«Il potere deve essere criticato, per definizione. Non ho alcuna allergia rispetto alla critica, alla satira, all’autoironia. Provengo dalla cultura anti tirannica di Tacito e dalla satira feroce di Giovenale», una cultura, ha ricordato il ministro, «in cui si irrideva Giulio Cesare durante il suo trionfo dicendogli che era la moglie di tutti i mariti e il marito di tutte le mogli… e lui se la teneva». «L’importante è che lo sberleffo e la critica trovino una sede appropriata. Finalmente, lontano dal Quirinale, nella festa del quotidiano Domani, hanno trovato il luogo idoneo per insolentirmi». Alla domanda se gli artisti e gli intellettuali di sinistra debbano pensare di avere un ministro “avversario”, Giuli ha risposto di «no, perché rappresento anche loro, come ministro».

«I miei avversari sono gli avversari della cultura»

«I miei avversari, giammai nemici – ha chiarito – sono gli avversari della cultura, quelli che per danneggiare il governo Meloni o me strumentalizzano la cultura, che invece è un bene di tutti. Sono sempre ispirato a una volontà di dialogo, ma per dialogare bisogna essere in due e rispettarsi a vicenda. Non posso accettare il suprematismo antropologico di una certa intellighenzia di sinistra».

«Non posso accettare il suprematismo antropologico di una certa intellighenzia di sinistra»

«Chi pretende di accostarmi a un presunto clan, in Italia, non fa pensare al tartan scozzese ma evoca addirittura l’ombra della mafia, laddove farebbe meglio ad ammettere i danni provocati dal tribalismo domestico gauchista», ha chiarito ancora Giuli, sottolineando che ciò che gli interessa è «far vivere la cultura di questo Paese». «Mi interessa l’egemonia della cultura all’interno del Paese, rispetto all’economia, alla transizione ecologica, alle sfide ambientali. Vorrei una centralità della cultura in Italia e in Europa. Una cultura della difesa e una difesa della cultura, in tempi di riarmo. Senza mai dimenticare la promozione dei primati culturali italiani nel mondo, che dovrebbe essere nell’interesse di noi tutti».

Cultura di destra vs cultura di sinistra

«Pensa davvero che la cultura a destra sia più popolare e a sinistra più salottiera?», ha chiesto la cronista. «È stata innanzitutto la cultura della sinistra ad autodefinirsi salottiera. Non sono io ad aver scritto quel magnifico film che è La terrazza di Scola, o ad aver esclamato nannimorettianemente “Dì qualcosa di sinistra!”. Sicuramente la destra in questo momento è più popolare e rappresenta le aspettative della maggior parte degli elettori. È andata così…».

 

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