Vigevano adesso volta pagina, coach Pansa verso l’addio
VIGEVANO. «Per come sono stato trattato dal club e per la serenità personale che mi ha dato Vigevano, starei qui tutta la vita. Ma dopo la retrocessione, non credo sia una scelta di buon senso restare». A uso dei frettolosi e precoci che comprano il libro e vanno subito all’ultima pagina, questa è la riflessione finale di coach Lorenzo Pansa, ma giunge al termine di una chiacchierata partita dal sapere come sta metabolizzando l’amaro fine di stagione con la Elachem: «Mi sento un po’ come quando prendi la ciucca, ma la prendi triste, insomma quella sensazione lì, ci vorrà un po’ di tempo. Quando 5 partite finiscono con tre supplementari e scarti minimi o finti, poteva vincere chiunque. Hanno inciso in modo determinante, come ribadito da coach Di Carlo, gli episodi in un senso o nell’altro, dalla sciocchezza di Smith in gara2 alla sfortuna del suo infortunio in gara5».
Epilogo amaro di una stagione che Pansa ricostruisce così quando gli si chiede cosa non abbia funzionato: «Partirei da Jerkovic. Non è stata fatta una valutazione sbagliata, ma negativo è stato l’impatto del ragazzo con la piazza, col livello del campionato o forse con difficoltà sue personali di quel momento da cui non è uscito. Questo ha poi condizionato molte cose, a cominciare da Taflaj fuori ruolo, per proseguire con una taglia nostra fisica che si è abbassata in modo non più sufficiente per il campionato».
Pansa prosegue: «Oduro, nei suoi limiti, aveva un rapporto qualità prezzo che funzionava, purtroppo il logorio fisico che ci ha indotto a sostituirlo è stato condizionante anche nella sua successiva parentesi in Ungheria ,dimostrando che la valutazione dello staff medico fosse assolutamente corretta. Quanto a Mack evidenzio due aspetti. Da una parte c’è una combinazione che, sulla carta, con Stefanini poteva funzionare, time-player l’uno e realizzatore l’altro. La chimica non è mai sbocciata complici tanti infortuni. Poi, abbiamo sottostimato da un punto di vista fisico-atletico il campionato rispetto alle caratteristiche di Mack. Anche Francis è piccolo, ma dotato di una velocità e fisico completamente diversi. Aggiungo l’inserimento di Raspino che, poco dopo, si rompe la mano seguito da Strautmanis. Ci siamo ritrovati con rotazioni d’urgenza Rossi cambio dei lunghi, poi la difficoltà dei tempi di rodaggio di Smith».
Il coach desidera, però, sottolineare: «Tolte le due batoste di Verona e Lecce con Nardò, questa squadra non è mai stata problematica, priva di problemi di relazioni personali o di chimica di squadra». La sconfitta con Cento in casa, svolta in negativo? «Sono assolutamente d’accordo dal punto di vista del momento. Sono, però, stati tanti quelli in cui la stagione poteva prendere altre strade. Dal punto vista matematico, due sconfitte con Forlì di due, una all’overtime e di 4 con Orzinuovi, quella a Cividale con un aiutino a non farci vincere. Bastava imbroccarne due e ci saremmo salvati matematicamente».
Se questo è il film-documentario by Pansa, inevitabile è la domanda sul futuro: «Io e Marino (il presidente Spaccasassi) ci siamo scritti un messaggio da quanto è finita la stagione e abbiamo un appuntamento in settimana per fare due chiacchiere. Non ho voluto parlare con nessuno sino alla fine dei play out. Sono stato associato a Fabriano perché nelle due settimane di stop tra stagione regolare e play out, ho visto due partite lì, dove abita la mia compagna e ho tanti amici, ma non c’è nulla. Certo, sto ricevendo offerte in A2 e in B. Siamo cresciuti nettamente in questi due anni. Per come giocavamo bene alla fine e grazie anche a Francis, se iniziassimo ora, tutto andrebbe diversamente. Ma, purtroppo, non si può fare». Quindi il pensiero delle prime righe, che erano ultime e che indirizzano ai saluti, ma solo rievocando una strofa dei Coma Cose “…E comunque andrà, l’addio non è una possibilità”.
Fabio Babetto
