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Июнь
2025

Trump è ancora in sella?

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All’indomani dell’attacco israeliano all’Iran e dei successivi contrattacchi, le dichiarazioni confuse e spesso contraddittorie del presidente Trump hanno sollevato nuovamente un interrogativo: il Presidente era a conoscenza dell’attacco israeliano del 13 giugno e lo ha approvato, oppure ne è stato tenuto all’oscuro? E se fosse vera la seconda ipotesi, sarebbe in corso un colpo di Stato contro Trump, orchestrato da Londra e portato avanti dalle stesse reti di intelligence anglo-americane del “Deep State” che erano dietro la fraudolenta vicenda del Russiagate? È probabile che queste domande siano state sollevate anche nella conversazione telefonica tra Trump e Putin del 14 giugno, di cui molto poco è stato reso pubblico.

Sono state sollevate anche dalla nostra newsletter, dopo gli attacchi “ucraini” con droni contro quattro basi aeree strategiche in territorio russo. Se quell’operazione fosse stata condotta all’insaputa di Trump, come egli sostiene, ciò implicherebbe certamente che è in corso un tentativo eversivo di impedire la normalizzazione dei rapporti tra Stati Uniti e Russia da lui sostenuta, in particolare qualora fossero coinvolti “elementi ribelli” dell’esercito e della comunità dei servizi segreti statunitensi (ciò ricorderebbe in modo inquietante gli eventi che hanno circondato gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 a New York e Washington).

Dopo l’attacco israeliano, Trump ha risposto all’interrogativo, affermando che ne era a conoscenza. A questo punto, la sua credibilità nei confronti del Cremlino risulta gravemente danneggiata.

Mosca comunque continua a puntare il dito contro Londra. In un’audizione davanti al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il 14 giugno, il rappresentante permanente della Russia presso l’ONU, Vassily Nebenzia, ha suggerito che ci fosse una mano britannica nelle azioni di Israele. Nebenzia ha dichiarato: “Nel contesto degli attuali attacchi di Israele c’è qualcosa che merita la nostra particolare attenzione. Mi riferisco alla possibile coordinazione delle azioni tra Israele e i servizi speciali britannici: subito dopo gli attacchi israeliani all’Iran, i britannici hanno dato rifugio agli aerei israeliani coinvolti nell’operazione nella loro base a Cipro”.

In una crisi del genere, che coinvolge direttamente la presidenza degli Stati Uniti, è altamente irresponsabile perseguire una politica di “ambiguità strategica”, come alcuni sostengono stia facendo Donald Trump, cambiando costantemente atteggiamento e rilasciando dichiarazioni contraddittorie, nella speranza di mantenere gli interlocutori in difficoltà e confusi.

Donald Trump è anche sottoposto a crescenti pressioni da parte del movimento MAGA (Make American Great Again), la base che lo ha portato al potere in modo clamoroso solo nove mesi fa. C’è un crescente malcontento per l’incapacità di Trump di porre fine al coinvolgimento militare all’estero, in particolare in Ucraina, e di continuare a sostenere Israele. Una delle principali portavoce del movimento, Marjorie Taylor Greene, ha lanciato un severo monito il 12 giugno a nome dei suoi elettori.

Sebbene molte sue posizioni non siano condivisibili, su questo particolare argomento vale la pena citare alcuni stralci della sua dichiarazione: “Chiunque desideri ardentemente che gli Stati Uniti entrino a pieno titolo nella guerra tra Israele e Iran non è America First/MAGA. Desiderare l’uccisione di persone innocenti è disgustoso. Siamo stufi delle guerre straniere. Tutte quante. E questa coinvolgerà rapidamente il Medio Oriente, i BRICS e la NATO, poiché i Paesi saranno costretti a schierarsi.

“Il vero America First/MAGA vuole la pace mondiale per tutti e non vuole che i nostri militari vengano uccisi e feriti fisicamente e mentalmente per sempre… Non voglio vedere Israele bombardato, né l’Iran, né Gaza. Non voglio vedere l’Ucraina, né la Russia bombardate. E NON vogliamo essere coinvolti o costretti a pagare per NESSUNA DI QUESTE COSE!!! Abbiamo un debito di oltre 36 trilioni di dollari e montagne di problemi nostri… Assumere questa posizione NON è antisemita. È razionale, sensato e amorevole verso tutte le persone”.







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