Strage di Paderno Dugnano, chiesti vent’anni di carcere per il 18enne che uccise genitori e fratellino a coltellate
La Procura per i minorenni di Milano ha chiesto la condanna a vent’anni di reclusione di Riccardo Chiarioni, il 18enne che che ha sterminato con 108 coltellate i genitori e il fratello di 12 anni a Paderno Dugnano (Milano) lo scorso 1° settembre, quando non aveva ancora compiuto la maggiore età. Al termine del processo (svolto in rito abbreviato su richiesta della difesa) l’accusa ha ritenuto che le aggravanti del triplice omicidio – compresa la premeditazione – debbano prevalere sul vizio parziale di mente riconosciuto da una perizia svolta sul ragazzo. La difesa ha invece chiesto il proscioglimento per incapacità totale di intendere e di volere, sulla base di una consulenza di parte. La sentenza è attesa nel pomeriggio.
Il massacro era avvenuto di notte con un coltello da cucina, dopo che la famiglia aveva festeggiato il compleanno del padre nella villetta. Le indagini però non hanno mai identificato un vero movente: interrogato dagli inquirenti nei giorni successivi al delitto, il giovane aveva detto di aver tolto la vita ai familiari senza “una ragione particolare”. “Volevo essere immortale, pensavo che uccidendoli avrei potuto vivere in modo libero. Avevo cominciato a distaccarmi da tutti, a sentirmi estraneo perché secondo me nessuno avrebbe mai capito, e appunto volevo scappare. Mi sono sempre sentito diverso”, ha provato a spiegare. Dalle perquisizioni svolte nella sua abitazione era emersa una fascinazione per l’immaginario di estrema destra: sul comodino il ragazzo aveva il Mein Kampf di Adolf Hitler e sul diario aveva trascritto a matita alcune frasi di Benito Mussolini.
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