L’ultimo viaggio di Gianfranco Vogliano, il menestrello dei Valletti «con la fruja sempre in mano»
IVREA. C’è una foto in cui Gianfranco Vogliano sembra voler abbracciare il mondo. È una foto scattata in riva al lago Sirio, che sarà poi il teatro del tragico incidente che gli ha tolto la vita. Venerdì sera, mentre tutta la città mangiava insieme in centro, lui perdeva il controllo della sua moto Yamaha e la vita a 57 anni contro il guard rail della strada che costeggia il più noto specchio d’acqua eporediese. Un incidente autonomo, con i carabinieri del nucleo radiomobile che cercano di comprendere l’accaduto: non si esclude che possa aver avuto un malore.
[[ge:gnn:lasentinella:15221631]]
E così, sabato mattina, nel pieno dei festeggiamenti per la patronale, Ivrea si è svegliata senza il suo menestrello. Tanti si son trovati a scrivere sui social le stesse parole: «Addio Jeffrey», come veniva affettuosamente soprannominato. «Era una testa matta - spiega Paolo Arnoletti del carro la Contea di Montenavale e presidente dell’omonima fagiolata - e io ero un po’ il suo fratello maggiore. Abbiamo iniziato insieme quarant’anni fa col carro, avevamo 18 anni, e lui ha fatto di tutto, un po’ di cassetta, poi è venuto dietro con me. Era con me anche nella Fagiolata di Montenavale, abbiamo iniziato nell’88. Abbiamo passato insieme vari cori, da ultimo ci siamo fermati alla Serra. L’immagine che lo descrive meglio è quello del raduno degli Alpini a Biella, con la sua fruja in mano. Ha giocato anche a basket e a rugby. Tutto quello che c’era da fare nella vita, lui, lo ha fatto: non si è mai negato nulla».
[[ge:gnn:lasentinella:15221630]]
Vogliano era il menestrello dei Valletti e un po’ di tutto il Carnevale. Anche Flavio Casarin, tra i fondatori del gruppo, lo ricorda sempre con la «fruja in mano». Con quella chitarra aveva composto “La crica dei valet”, l’inno del gruppo che nel ritornello fa così: “Suma i valet dal Comun d’Ivrea/e lu fuma cun unur/Suma dal Comun d’Ivrea /e lu fuma cun ardur”. «Era da sempre una bravissima persona - racconta ancora Casarin - con il cuore rivolto agli amici. Ci piacerebbe registrare e pubblicare la sua canzone e devolvere il ricavato in beneficenza, per ricordarlo al meglio. Era una figura carismatica che sapeva creare sempre l’atmosfera giusta. La sua presenza si faceva sempre sentire, aveva sempre in bocca la parola “fruja”, la portava ovunque e la usava anche per raccontare le barzellette».
Jeffrey lascia due figli e un lavoro alla Sicet di Pavone da 3 anni, con un passato durato 18 anni alla Ctr. Era un operaio specializzato con patente da escavatorista. Gianluca Actis Perino, già Generale nel 2008 e titolare della Sicet spiega: «Siamo tutti distrutti per quanto accaduto, era una persona d’oro che sapeva farsi voler bene da tutti. In azienda siamo distrutti e disperati, come abbiamo scritto sulle varie chat whatsapp interne: è una grave perdita a livello personale». Con gli Alpini a Biella ha incantato suonando la sua fruja sotto i portici. «Ricordo di averlo incontrato alla Fagiolata di San Lorenzo - spiega il presidente della sezione Ana di Ivrea Giuseppe Franzoso -. C’era anche il podestà Moreno Lacchio. Abbiamo cantato insieme con tutto il direttivo dell’associazione». Il canto era una parte importante della sua vita. Negli ultimi anni si era fermato in quello della Serra, sezione Cai di Ivrea. «Faceva parte dei tenori secondi - spiega il direttore del coro Maurizio Leggero, già Generale nell’anno 2004 -. Di solito di che se ne va si dice sempre che aveva la voce migliore, ma davvero la sua era una delle migliori, perché aveva già delle importanti doti naturali, ma poi l’aveva curata, era andato a lezione. Jeffrey era quell’uomo che già con la sua fisicità ti proteggeva, un uomo buono, dal sorriso disarmante, sapeva fare festa con tutti. Io non l’ho mai visto litigare con nessuno». —
