Zanotti Russo: “La guerra ai parabeni è una guerra ai poveri”
Un ingrediente, oggi, può condannarti più di un errore fiscale.
Non se sei un politico. Se sei uno shampoo.
Nel mondo della cosmetica digitale, dire “contiene parabeni” equivale a un’accusa. È l’equivalente moderno di “usa il petrolio”, “ha dentro plastica”, “ti avvelena lentamente”.
Ma cosa c’è davvero dietro questa demonizzazione?
Secondo Matteo Zanotti Russo, autore del libro “Le Big Biuti non cielo dikono!!1!”, non si tratta di salute. Si tratta di classe.
“La guerra ai parabeni è una guerra ai poveri,” scrive.
Zanotti non è un opinionista. È un valutatore della sicurezza cosmetica con decenni di esperienza. Ha letto più dossier tecnici di quanti post TikTok esistano su un singolo INCI. E ciò che denuncia è un paradosso:
i parabeni sono tra gli ingredienti più sicuri, regolamentati e controllati dell’intero mercato europeo.
Ma sono anche i più massacrati dalla narrazione popolare.
“Se il parabene è il nemico, allora la sicurezza è diventata un privilegio.”
Lo so, è fastidioso sentirlo. Ma è proprio qui che si gioca tutto.
Zanotti fa un’analisi comparativa che non ha nulla di tecnico, e proprio per questo è devastante. Chi può permettersi prodotti “senza parabeni”? Chi ha il tempo, il denaro e la cultura per inseguire il bollino verde.
Ma chi entra al supermercato con 4 euro in tasca vuole solo una cosa: un prodotto che funziona.
E spesso, quel prodotto contiene parabeni.
Questi, infatti, sono efficaci, stabili, non tossici, non bioaccumulabili.
Ma “suonano male”.
Ed è qui che nasce il problema: non è più la scienza a decidere cosa è accettabile. È il marketing etico.
E il marketing etico, ci dice Zanotti, ha costruito una nuova gerarchia: chi può rinunciare ai parabeni è superiore. Chi li usa, è ignorante.
“È come giudicare la dignità di una famiglia in base alla marca del detersivo. Solo che qui lo facciamo con la pelle.”
Il libro racconta episodi di brand costretti a togliere parabeni da prodotti perfettamente sicuri per paura del backlash social.
Aziende obbligate a riformulare per stare dietro a una bugia.
Il costo?
- Ambientale, perché nuove formule significano nuovi test, nuovi materiali, nuovi sprechi.
- Economico, perché tutto questo si riversa sul prezzo finale.
- Sociale, perché si costruisce un’estetica moralista che penalizza chi ha meno strumenti per difendersi.
“Il problema non sono i parabeni. È il significato che gli abbiamo appiccicato addosso.”
Zanotti smonta pezzo per pezzo la narrativa green-pop: l’idea che “senza” significhi “meglio”, che “naturale” significhi “più sicuro”, che la semplicità sia sinonimo di verità.
Ma la verità, in cosmetica, non è semplice. È costruita, misurata, verificabile.
E spesso, invisibile a chi cerca solo un’etichetta rassicurante.
Nel finale, l’autore lancia una provocazione:
“Se la sicurezza è percepita solo in base al packaging, allora il rischio è che un giorno la scienza diventi un accessorio di lusso.”
La guerra ai parabeni è la superficie. Sotto, c’è un conflitto più antico: chi decide cos’è accettabile, e chi può permettersi di esserlo.
Zanotti Russo ha scelto da che parte stare.
Non con i puristi. Con i razionali.
Anche se, oggi, è la posizione più impopolare di tutte.
Il libro è disponibile su: https://www.angelconsulting.eu/libro-matteo-zanotti-russo/
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