Arriva il pacco, ma è vuoto: 150 pavesi truffati on line
PAVIA. In 150 da inizio anno si sono presentati a Federconsumatori Pavia raccontando di essere rimasti intrappolati in truffe on line. Un esercito di pavesi che, nell’ordinare abiti, cellulari o altri apparecchi elettronici, si è vista recapitare scatole vuote, se non addirittura contenitori imballati che, una volta aperti, hanno rivelato i contenuti più imbarazzanti: in un caso persino una banana al posto di un telefonino. La comunicazione della loro disavventura a Federconsumatori si è concretizzata, quando è stato possibile, in una lettera inviata dall’associazione alla società di vendita dei prodotti ordinati e mai arrivati.
Truffe on line in crescita
Ma il più delle volte questo iter si interrompe sul nascere, perché la maggior parte dei siti attraverso cui i pavesi raggirati hanno acquistato i loro prodotti, si è rivelata uno specchietto per le allodole.
Chi sceglie Internet per fare acquisti è perché vi è indotto: mentre guardava altri siti, l’interesse è stato catturato da avvisi veloci che pubblicizzavano articoli “grandi firme” scontatissimi, o apparecchiature elettroniche in vendita a prezzi eccezionali. «Dietro a quelle proposte c’è ben altro - spiega Cristiano Maccabruni, presidente di Federconsumatori Pavia -. Mai fidarsi di sconti che toccano o superano il 50%. Sono sicuramente fregature».
Mediamente agli sportelli dell’associazione arrivano cinque reclami per truffe on line alla settimana.
Dov’è l’iPhone?
Ma sono gli ultimi episodi ad aver suscitato particolare preoccupazione. Ne parla sempre Maccabruni: «Si sono rivolte a noi dieci persone nell’arco di sette giorni, ed è la prima volta che vediamo una truffa del genere diventare seriale in così poco tempo - dice -. Tutti quanti avevano ordinato l’iPhone in queste ultime settimane». «Sappiamo che chi ordina della merce da Amazon in realtà compera da ditte diverse, mentre la prima si impegna ad effettuare la consegna - prosegue Maccabruni -. Proprio per questo risulta difficile trovare i veri “colpevoli”: sono quelli che vendono il cellulare o quelli che lo confezionano e lo consegnano? La questione resta da chiarire». Sta di fatto che, al momento della consegna dei cellulari ai rispettivi acquirenti, qualcuno furbescamente aveva già provveduto a farli sparire, mettendo al loro posto una banana, una mela, una scatola di tonno, oppure nulla del tutto, e richiudendo il pacco in modo perfetto, così che non si avesse l’impressione che qualcuno ne avesse manomesso il contenuto.
Stracci al posto delle scarpe
Ma non si tratta solo di cellulari. Anche l’abbigliamento - vestiti, scarpe, accessori - è materia costante di raggiro.
Un altro degli ultimi casi arrivato sulle scrivanie di Federconsumatori riguarda l’acquisto di un paio di scarpe da tennis. Un ragazzo, navigando su Instagram, ha trovato un’occasione: un paio di scarpe griffato, scontato del 70%, pubblicizzato da un sito che non era quello originale. Fatto l’acquisto con pagamento alla consegna, il ragazzo si è visto recapitare un pacco che all’apparenza era regolare. Ma, una volta pagato al postino e aperta la scatola di cartone, dentro ci ha trovato solo stracci. Delle scarpe da tennis di marca non c’era neanche l’ombra.
«I metodi di pagamento alla consegna e con carta ricaricabile sono da evitare perché non sono tracciabili - conclude Maccabruni -. Come pure la merce pubblicizzata attraverso finestre che si aprono su You tube. Chi ci casca perde solo denaro».
