Jacopo Peretti vittima collaterale dell’ossessione di un uomo per l’ex
/ mazzè
Sarebbe una vittima innocente e collaterale della vendetta di un uomo che non accettava il rifiuto da parte di una donna. Per la morte di Jacopo Peretti, 35enne originario di Mazzè, vittima dell’esplosione di via Nizza, è stato arrestato Giovanni Zippo, una guardia giurata di 40 anni, difeso dall’avvocato Basilio Foti, attualmente in attesa di interrogatorio di garanzia dopo l’ordinanza di custodia cautelare. Zippo avrebbe cercato di far saltare in aria l’appartamento del palazzo di Torino di via Nizza 389, al quinto piano, in cui abitava una donna con cui aveva avuto una relazione e di cui non riusciva ad accettare il rifiuto. Appartamento in cui, secondo i filmati di videosorveglianza visionati dagli investigatori della squadra mobile, era entrato più volte in settimana, approfittando dell’assenza della proprietaria, che era in vacanza. Pare che non avesse intenzione di ucciderla, perché era a conoscenza del fatto che non sarebbe rientrata a casa. Farle esplodere casa, però, avrebbe rappresentato una vendetta. E Jacopo è stato la vittima collaterale di questa vendetta. L’ordinanza è arrivata dopo indagini lampo della pm Chiara Canepa, che fin da subito non era convinta della tesi incidentale, la classica fuga di gas. Le impressioni degli investigatori hanno trovato una prima conferma quando i vigili del fuoco del comando provinciale, destreggiandosi fra le macerie, hanno individuato l’innesco dell’incendio. Altri elementi sono stati prodotti dall’analisi dei filmati delle telecamere di sorveglianza sparse nei paraggi. Infine sono arrivate le dichiarazioni dei testimoni: prima quelle dei colleghi di lavoro del sospettato, poi dei suoi stessi familiari. Zippo avrebbe presentato delle ustioni e si sarebbe recato anche in ospedale, salvo poi andare via.
Nel frattempo, Mazzè si è stretta intorno alla famiglia di Jacopo. In attesa dei funerali, ieri si è tenuta nella chiesa parrocchiale una messa in suffragio molto partecipata, celebrata da don Alberto Calrlevato. Era presente anche la madre, Marzia Grua, che attraverso l’avvocato Lorenzo Bianco, che la rappresenta, ha diffuso delle parole che colpiscono dritte nell’anima: «Mi chiamo Marzia, sono la mamma di Jacopo. Mio figlio ha perso la vita in una tragica esplosione nel suo appartamento. In un primo momento si era pensato a un incidente, ma da quanto risulterebbe dalle indagini in corso, potrebbe essersi trattato di un atto doloso, nato da un gesto di violenza contro una donna. Jacopo non c’entrava nulla. Sarebbe stato coinvolto solo perché si trovava nel posto sbagliato nel momento sbagliato. La sua morte, se tutto venisse confermato, sarebbe legata a una storia di ossessione, rifiuto e violenza: un femminicidio. Come madre provo un dolore che non si può spiegare. Ma voglio che serva a dire una cosa semplice: nessuno ha il diritto di togliere la libertà o la vita a un’altra persona. La violenza non può mai essere amore. E nessun innocente dovrebbe pagare con la vita le scelte sbagliate degli altri. Chiedo rispetto, silenzio e verità. Per Jacopo. E per tutte le vittime della violenza».
Jacopo Peretti aveva 35 anni ed era un imprenditore con l’azienda Jphonia. Si era diplomato al Newton di Chivasso e aveva lavorato in Comdata a Ivrea. A Mazzè, dove vivono i genitori, tornava spesso in visita.
