Come riorganizzare il lavoro in una società che invecchia
In Italia ogni cento bambini/ragazzi in età compresa tra zero a quattordici anni ci sono 199.8 adulti "over 65". Il doppio. Siamo un Paese di anziani, che oltretutto investe ben poco sui giovani e sugli anziani. In questo «Silver tsunami» particolarmente allarmante come sta cambiando davvero il mondo del lavoro e quale dovrebbe essere l’approccio corretto alla luce della rivoluzione demografica in corso? A provare a raccontarlo nel libro "La rivoluzione della longevità" (edito da "Il Sole 24 ore") è una coppia di autori che si integra perfettamente: Myriam Defilippi, giornalista di Donna Moderna che si occupa di lavoro ed empowerment femminile, economia ed educazione finanziaria e Maurizio De Palma, Ceo e Co-Founder di Cocooners, la prima piattaforma italiana di contenuti e servizi per Over 55 attivi, con alle spalle una grossa esperienza manageriale.
La base di partenza è tutta nella prefazione di Alessandro Rosina, docente universitario che studia le trasformazioni demografiche: «Guadagnare vita in più diventa esigenza di qualità di vita in più, questa è la sfida del XXI secolo. Se si riuscirà a creare il contesto giusto in cui le persone siano più felici e attive, in grado cioè di produrre valore per se stessi, la famiglia, il lavoro e la società, sarà una situazione win win in cui è ridotto il costo sociale collettivo». «Io e Maurizio Depalma siamo entrambi over 50 e abbiamo figli che si affacciano al mondo del lavoro – spiega Myriam Defilippi – abbiamo cercato di far capire in questo libro che le due categorie non devono per forza essere contrapposte, ma possono essere messe in condizione di lavorare bene insieme altrimenti non si va da nessuna parte».
fuori dal mercato
Sugli over 50 aggiunge: «Oggi in Italia se hai la sfortuna di trovarti fuori dal mercato del lavoro a più di cinquant'anni le aziende non investono su di te e trovare un lavoro fisso con contratto a tempo indeterminato è quasi impossibile. Sei costretto ad arrabattarti in mille modi. Ma anche per i nostri giovani è difficile, perché spesso le aziende vogliono persone che abbiano già una certa esperienza. In pratica quando si cerca un'occupazione ci si rende conto di essere troppo giovani oppure troppo vecchi. L'ageismo insomma è un pregiudizio destinato a diffondersi sempre più».
L’esempio virtuoso a binasco
Qualche azienda però sta cominciando a interrogarsi su questi temi e allora ecco che il libro riporta anche le testimonianze di alcuni manager illuminati, tra cui Paolo Filippi, direttore organizzativo e del personale della Cimbali di Binasco, che racconta il modo di operare di una realtà in cui la frammentazione culturale si interseca con quella generazionale. E con una piramide rovesciata: pochi giovani alla base e sempre più senior presenti in azienda.
«Il nostro libro non vuole essere nè il racconto di un'utopia e nemmeno una denuncia – conclude Defilippi – semplicemente desideriamo far capire che l'Italia può diventare una sorta di laboratorio per via di un invecchiamento pari forse solo al Giappone, che sta facendo molto in questo senso, ma in un impianto culturale molto differente. Le istituzioni devono muoversi nella giusta direzione, con interventi normativi che consentano agli over 50 di lavorare magari meno ore, ma continuando a sentirsi utili in azienda per insegnare il lavoro ai giovani. Perché il lavoro è dignità e fa stare bene con se stessi, in famiglia e nella società. E quando si sta bene mentalmente ci si ammala anche meno, riducendo i costi sociali».—
Daniela Scherrer
