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Июль
2025

Clean 2, il giudice boccia la maxi lista dei testimoni di Pappalardo

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PAVIA. Aveva chiamato 72 testimoni in sua difesa, soprattutto carabinieri e magistrati della procura, ma i giudici ieri hanno tagliato in modo drastico, riducendola a 30 persone, la lista di nomi presentata da Maurizio Pappalardo, l’ufficiale dell’Arma in congedo coinvolto nell’inchiesta Clean 2 e ora a processo, insieme a Daniele Ziri, carabiniere del Nucleo ispettorato del lavoro. Pappalardo, accusato di corruzione, stalking e peculato, si trova dal 13 novembre agli arresti domiciliari (ieri i suoi legali, Beatrice Saldarini e Lorenzo Nicolò Meazza, hanno ottenuto dai giudici due ore di uscita tre volte a settimana). Nell’udienza per l’ammissione prove i pubblici ministeri Chiara Giuiusa e Alberto Palermo hanno chiesto di sfoltire la lista dei testimoni, escludendo il magistrato Andrea Zanoncelli, citato da Pappalardo, che si era occupato all’inizio delle indagini e anche due testimoni della polizia giudiziaria, Gabriele De Bonis e Andrea Cuzzoli, perché indagati in un altro filone della stessa inchiesta.

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Magistrati e carabinieri esclusi

Il collegio dei giudici presieduto da Fabio Lambertucci e composto anche da Vincenzo Giordano e Valentina Nevoso, alla fine ha escluso 42 testimoni (anche se alcuni compaiono nella lista dei testi del pm) e tra loro, oltre ai carabinieri, anche Zanoncelli e gli altri magistrati citati da Pappalardo (Mario Venditti, Paolo Mazza e Roberto Valli), mentre i due componenti della polizia giudiziaria saranno sentiti alla presenza di un difensore. «La lista è sovrabbondante, alcuni testimoni non sono rilevanti o pertinenti rispetto ai capi di imputazione: questo non è il processo sul sistema Pavia, ma su contestazioni precise», hanno spiegato i pm Giuiusa e Palermo. «La sovrabbondanza della lista ha una causa: la vita di Pappalardo è stata setacciata dal 2015 a oggi attraverso un sequestro del telefonino che riteniamo illegittimo», è stata invece la posizione della difesa.

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Quali contestazioni

La prima accusa per Pappalardo riguarda la corruzione: avrebbe fornito al carabiniere Antonio Scoppetta (a processo con rito abbreviato in questo stesso filone) favori e regalìe in cambio di informazioni sui procedimenti penali. Lo stalking invece riguarda i presunti atti persecutori messi in atto nei confronti della sua ex, con l’aiuto di Scoppetta. Infine, il peculato: l’accusa riguarda l’utilizzo di automobili di servizio anche in giorni in cui Pappalardo non lavorava. Ziri, che è rappresentato dall’avvocato Yuri Lissandrin, deve invece difendersi dall’accusa di corruzione per la vicenda della casa di San Genesio acquistata da Scoppetta e venduta, dietro pressioni, dall’imprenditore Carlo Boiocchi a un prezzo dimezzato. L’udienza è stata aggiornata all’11 settembre per sentire i primi testimoni e dare l’incarico al perito per le intercettazioni. Il 7 novembre invece è stata fissata l’udienza in Cassazione per decidere sulla richiesta di Pappalardo di trasferire altrove il processo.

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Nell’inchiesta sono indagati altri 2 militari

Nell’inchiesta Clean 2, ma per un filone collaterale, ci sono altri due militari indagati. I nomi di Gabriele De Bonis e Andrea Cuzzoli, della polizia giudiziaria, sono emersi ieri mattina nell’udienza del processo pubblico a Maurizio Pappalardo e Daniele Ziri. I pm Alberto Palermo e Chiara Giuiusa li hanno citati, come indagati, per spiegare la loro richiesta di escluderli dalla lista dei testimoni della difesa di Pappalardo. Su decisione dei giudici saranno invece sentiti, alla presenza di un difensore. Le contestazioni a loro carico non sono note: da quanto si è saputo si ipotizza una irregolarità commessa durante le ore di lavoro, quando sarebbero stati altrove invece che essere in servizio. Nulla a che vedere, quindi, con le contestazioni di cui deve rispondere Pappalardo. Nell’inchiesta Clean 2 ci sono altri indagati le cui posizioni erano state stralciate, in relazione all’accusa di abuso edilizio (per alcune autorizzazioni mancanti) sull’intervento in via Di Vittorio a San Genesio: il filone, ancora pendente, riguarda l’imprenditore Carlo Boiocchi, il sindaco di San Genesio, Enrico Tessera, l’ex sindaco Cristiano Migliavacca, la funzionaria Nausica Donato, e Gianluca Di Bartolo, amministratore della Civiling Lab.

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