Mediobanca: “L’offerta di Mps porterebbe i nostri attuali soci al pieno controllo della nuova banca”
Il prezzo non è giusto, anzi è “non congruo e del tutto inadeguato”. Lo ha detto il consiglio di amministrazione di Mediobanca a proposito dell’offerta del Monte dei Paschi di Siena per Piazzetta Cuccia, ribadendo che si tratta di un’operazione “ostile e non concordata”, “priva di razionale industriale e di convenienza per gli azionisti della banca”. La valutazione si basa sulle opinion espresse al board della banca milanese da Centerview, Equita e Goldman Sachs.
Innanzitutto, nota Piazzetta Cuccia, la realtà combinata dell’intero capitale sociale di Mediobanca “sarebbe rappresentata per il 62% dagli attuali azionisti di Mediobanca e dal 38% dagli attuali azionisti di Mps. Ne conseguirebbe lo scenario paradossale in cui gli attuali azionisti di Mediobanca verrebbero a detenere la maggioranza del capitale sociale di Mps post offerta, nonostante l’offerente abbia dichiarato, nel documento di offerta, l’intenzione di voler acquisire il controllo (anche di fatto) di Mediobanca”.
Il consiglio di amministrazione della banca d’affari milanese sottolinea poi come la previsione di una doppia soglia di validità dell’offerta di Siena – l’una fissata al 66,67% (quale quorum idoneo a consentire di controllare l’assemblea straordinaria), l’altra fissata invece al ben più basso livello del 35% – “denota opacità in ordine alle reali finalità dell’offerta”. E che “la seconda soglia – irrinunciabile – del 35% segnala la volontà di perfezionare l’operazione, anche dinanzi ai rilevanti rischi di dissinergie e di distruzione di valore che caratterizzano l’offerta”. L’integrazione con Mps secondo i conti di Piazzetta Cuccia “comporterebbe rilevanti dissinergie, stimate dal consiglio di amministrazione di Mediobanca per un totale di circa 460 milioni in caso di fusione tra le due entità bancarie e fino a 665 milioni in assenza di fusione“.
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