«Difesa e robotica umanoide: il Canavese delle competenze più forte dei dazi»
Ivrea
Se anche l’Europa, dopo la lettera di Trump, rischia di entrare nell’elenco dei partner commerciali colpiti dall’innalzamento dei dazi, con un 30% a regime a partire dal primo agosto, quali chiari di luna per il Canavese, dove l’export diretto agli Stati Uniti vale sì 380 milioni di euro, ovvero “solo” il 3-5% del Pil, ma dove settori come il metalmeccanico, il farmaceutico e il vino - i nostri maggiori esportatori oltreoceano - sono esposti ai contraccolpi più pesanti? A meno di un accordo, secondo una stima della Commissione Ue, il 97% delle merci del Vecchio Continente verrebbero colpite dall’aumento tariffario, con un quota non superiore al 3% di esenzioni. Cosa aspettarsi? Interviene Paolo Conta, presidente di Confindustria Canavese.
Partiamo dalla lettera?
«È probabile che la lettera di Trump sia una forzatura per velocizzare l’accettazione da parte della Ue dei dazi al 10%, ma questa continua altalena sta già portando danni all’economia italiana e mondiale».
Qui tanti ordini sospesi.
«Appunto. Questo tira molla merita due considerazioni allargate. La prima riguarda la forza contrattuale delle parti. Si dice che Trump stia trattando con riguardo la Cina di Xi Jinping, ma in verità la Cina ha in mano un potere contrattuale costruito con paziente strategia negli ultimi decenni e che riguarda il monopolio sulle terre rare, componentistica e antibiotici solo per citare le principali. Non altrettanto si può dire dell’Europa, che invece si è troppo concentrata sui mercati e le forniture, e meno sulla strategia di lungo periodo, perdendo nel tempo leve strategiche importanti. Recuperare questo svantaggio oggi è impossibile, per cui occorre cercare una strategia che porti risultati a breve per riequilibrare la posta in gioco».
E come?
«Da un lato con la veloce ratifica della Ue dell’accordo Mercosur del 2024, che ha l’obiettivo di promuovere l’integrazione economica di Paesi che, assieme, rappresentano un prodotto interno lordo di circa 20 trilioni di dollari e oltre 700 milioni di consumatori (Usa 27 trilioni e 330 milioni). Dall’altro, con un allargamento al mercato asiatico che, pur con i dovuti distinguo, ha una potenzialità commerciale altrettanto interessante».
Il mercato interno Ue?
«Secondo il Fondo monetario internazionale, il costo medio per vendere un bene tra gli Stati dell'Ue equivale a una tariffa del 45%, per non parlare dei servizi, dove la tariffa media arriva al 110%, maggiori costi che derivano principalmente da difformità normative e diversi trattamenti economici per gli stessi beni allo scambio tra Paesi. Ebbene, il valore della perdita è stimato in 45 miliardi/anno, cifra ben superiore ai 20 miliardi stimati per dazi Usa al 10%. Insomma, non c’è solo da tenere i nervi saldi per evitare una guerra commerciale devastante, ma occorre agire con velocità e determinazione».
Un focus sul Canavese
«La stima del nostro export diretto verso gli Usa (difficile stimare l’indiretto, attraverso triangolazioni tra clienti e Paesi terzi) è pari a circa il 5% del valore della produzione territoriale, con un impatto significativo ma non devastante. Risulta quindi un discreto bilanciamento dell’export delle nostre imprese verso Paesi non Usa, che fa ben sperare in un tentativo di concentrare un maggiore sforzo commerciale alternativo agli Usa. Il che ovviamente non significa rinunciare agli Usa.
Insieme per competere?
«Risposta affermativa, puntando in primis sulle competenze: le nostre aziende vantano una forte competenza in settori diversificati (eredità in gran parte olivettiana). Mi riferisco a meccanica, elettronica, informatica, stampaggio. Prese singolarmente già costituiscono una importante potenzialità per differenziarsi da sole all’interno di nuovi mercati, ma se convergenti, queste competenze possono dare effetti importanti in settori nuovi, come la difesa e la robotica umanoide».
Cioè?
«Possiamo far valere una vocazione storica importante e unica, la convergenza di innovazione tecnologia e uomo (umanesimo tecnologico) che costituisce un terreno fertile sul quale concentrare un nuovo ciclo di competenze integrate, un luogo ideale dove far nascere nuove idee di business. Abbiamo un luogo elenco di esempi da citare nel passato: P101, M24, Arduino, oltre ai modelli sociali di responsabilità sociale d’impresa. Ora sta a noi dare la spinta a un nuovo e moderno ciclo di sviluppo».
