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Июль
2025

UE-Cina: scontro con Bruxelles e dialogo con Parigi e Berlino

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Il governo cinese ha deciso di togliersi i guanti e trattare l’arrogante burocrazia dell’UE nel modo che merita. Secondo quanto riportato da Bloomberg, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha minacciato di ridurre di un giorno il vertice UE-Cina previsto per il 24-25 luglio e di annullare il vertice economico in programma per il secondo giorno, durante il suo incontro di quattro ore con l’Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri Kaja Kallas a Bruxelles il 4 luglio. Kallas, che credeva di poter minacciare Wang Yi con sanzioni se la Cina non avesse tagliato i ponti con Mosca, ha ricevuto una lezione amara. Secondo quanto riportato dai media occidentali, il diplomatico cinese le ha detto senza mezzi termini che la Cina non può permettersi che la Russia perda la guerra in Ucraina, perché la Cina sarebbe il prossimo obiettivo dell’Occidente.
Il fallimento dell’incontro tra Kallas e Wang fa seguito al cambiamento di posizione del capo di Kallas, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, al G7 in Canada. L’8 aprile von der Leyen aveva discusso con il premier cinese Li Qiang il miglioramento delle relazioni. Pechino ha prontamente dichiarato la sua disponibilità al dialogo e, alla fine di aprile, ha revocato le sanzioni contro diversi parlamentari dell’UE, che erano in vigore da quattro anni.
Ma a metà giugno, al G7, von der Leyen ha lanciato un nuovo attacco frontale a Pechino. Ha affermato che il “più grande problema collettivo” nel commercio mondiale non era la guerra dei dazi degli Stati Uniti, ma l’adesione della Cina all’Organizzazione mondiale del commercio. Ha parlato di “dominio” e “ricatto”, riferendosi non a Washington, ma a Pechino.
Pechino ha prontamente dato una risposta chiara: un portavoce del Ministero degli Esteri ha affermato che erano “estremamente insoddisfatti” di questo affronto.
L’incontro di Wang con i suoi omologhi tedesco e, successivamente, francese ha avuto toni diversi. Sebbene entrambe le parti abbiano riconosciuto le ‘difficoltà’ nelle relazioni bilaterali, entrambe hanno sottolineato la necessità di risolverle “attraverso il dialogo”.
È significativo che per avere una valutazione della visita di Wang a Berlino la radio di Stato cinese CGTN abbia scelto di intervistare in diretta la presidente dello Schiller Institute Helga Zepp-LaRouche. “Penso che sia promettente”, ha detto quest’ultima, “perché entrambe le parti hanno espresso la volontà di aumentare la cooperazione. Tuttavia, date le tensioni straordinarie, come in Medio Oriente, dove negli ultimi tempi il diritto internazionale è di fatto crollato, penso che sarebbe necessario qualcosa di più, come un’iniziativa per reintrodurre il diritto nelle relazioni internazionali. E penso che tra l’Europa e la Cina potrebbero esserci discussioni in tal senso, ma ciò richiederebbe un cambiamento di atteggiamento da parte dell’Europa. Dovrebbe semplicemente abbandonare l’idea del ‘de-risking’ e ritengo inoltre che la definizione della Cina come ‘rivale sistemico’ non sia più attuale, perché derivante dalla consapevolezza che l’Europa è in fase di stagnazione, mentre la Cina è in ascesa, e quindi da un timore infondato nei confronti della Cina. Ma penso che questo sia il momento giusto per iniziative che portino le relazioni tra Cina ed Europa a un livello completamente nuovo”.
Alla domanda su come la cooperazione economica potrebbe cambiare il panorama politico, ha risposto: “Beh, il problema è che l’Europa, in questo momento, sta seguendo un percorso molto pericoloso verso la militarizzazione. La politica ufficiale dell’UE è ‘riarmare l’Europa’. Anche la Germania sta investendo ingenti somme di denaro in armamenti, il che può solo portare a una catastrofe. Penso che sarebbe un buon momento per cambiare politica. Se la Cina proponesse joint venture per lo sviluppo di Paesi terzi, o addirittura di continenti terzi, come l’Africa, penso che l’Europa e la Cina potrebbero collaborare all’elettrificazione dell’Africa e alla sua industrializzazione, contribuendo così ad eliminare le cause profonde della crisi dei migranti. Ciò sarebbe molto vantaggioso per l’Europa, che attualmente sta attraversando una crisi economica molto profonda. Penso che sia il momento di intraprendere iniziative coraggiose per cambiare completamente la geometria”.







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