Accusata d’omicidio, il perito: «E’ capace di intendere e volere»
COLLI VERDI. Liliana Barone, la donna di 47 anni accusata di avere ucciso lo zio Carlo Gatti, di 89 anni, è in grado di intendere e volere e può sostenere il giudizio. Lo ha stabilito il perito Alberto Caputo, nominato dal giudice Luigi Riganti, che aveva disposto una perizia psichiatrica sull’imputata per valutare le sue capacità al momento del fatto e la capacità di sostenere il processo.
L’imputata, che si è sempre proclamata innocente, deve rispondere di avere ucciso lo zio, di cui si prendeva cura, nella sua abitazione alla frazione Canavera di Ruino, a Colli Verdi, il 4 febbraio 2024. Per la difesa, sostenuta dall’avvocata Laura Sforzini, l’imputata non ha commesso l’omicidio: il perito della difesa, Massimo Blanco, ha sottolineato come la donna soffrisse di un disturbo da abuso di alcol, che intrecciato con l’assunzione di uno psicofarmaco avrebbe provocato, la notte della morte dell’anziano, uno stato di apatia e stordimento.
Gatti fu trovato senza vita in una pozza di sangue, ai piedi del letto, nella sua casa alla frazione Canavera di Ruino, a Colli Verdi, la mattina del 4 febbraio 2024, quando la nipote diede l’allarme. Secondo la ricostruzione dell’accusa l’anziano sarebbe stato colpito al capo mentre era a letto, con un oggetto contundente che però non è mai stato ritrovato. Il colpo avrebbe provocato una fuoriuscita di sangue, che avrebbe intriso il cuscino e il letto. L’anziano sarebbe stato poi spostato sul pavimento e lasciato per terra agonizzante. Secondo questa ricostruzione, l’indagata avrebbe spostato anche il cuscino, ritrovato poi vicino alla porta, e avrebbe chiamato i soccorsi solo al mattino. La donna, invece, si è sempre difesa parlando di un incidente domestico, avvenuto mentre lei dormiva. —
