Cava, 800 m di barriere alte 5 Così Cogeis abbatte il rumore
Ivrea
Oltre ottocento metri di dune anti rumore in terra armata, alte 5 m. a racchiudere una cava dal perimetro di 1.060 metri, in mezzo alle case, sono inconcepibili per il Comitato No cava. E pure rappresentano il cuore delle integrazioni nel nuovo Piano acustico con cui Cogeis punta lunedì a portare a casa il rinnovo dalla concessione. Prova del fatto che «per coltivare una cava in un contesto urbanizzato come le Fornaci – dicono i residenti – il rispetto dei limiti acustici può avvenire solo posizionando a contorno delle barriere assolutamente estranee rispetto al contesto. La classificazione acustica poi non è compatibile con l’attività di cava in quanto permane la classe acustica III». Così il Comitato alla vigilia della seconda conferenza di servizi sulla cava Cogeis a San Bernardo, in calendario lunedì 21, in Città metropolitana, la prima dalla presentazione delle integrazioni al progetto che lo scorso mese di marzo non ottenne il rinnovo della concessione in quanto carente dal punto di vista della viabilità e delle misure anti rumore. Che quello di lunedì possa essere l’ultimo step pare alquanto improbabile.
A confrontarsi ci saranno il consigliere metropolitano delegato all’Ambiente Alessandro Sicchiero con i tecnici e i referenti responsabili del progetto con cui Cogeis spa, la ditta edile di Quincinetto in capo ai Bertino, conta di riprendere in mano l’attività di una cava di ghiaia e sabbia di fatto mai partita, la cui concessione decennale è scaduta l’anno scorso e che ora potrebbe tornare utile a fronte di una ripresa dal settore. Oggi come allora pesa come un macigno la totale contrarietà dei residenti, organizzati nel Comitato No cava e decisi a non arretrare di un millimetro. Sulla stessa linea, l’attuale amministrazione comunale con il consiglio comunale. Ma per respingere la richiesta di rinnovo della concessione a Città metropolitana occorrono motivazioni tecniche, elementi oggettivi rispetto ai quali probabilmente si giocherà l’intera vicenda fino ad eventuali ricorsi al Tar.
Proprio Sicchiero, con i rappresentanti del Comitato e il sindaco Matteo Chiantore, hanno fatto il punto in un incontro preliminare tenutosi a Torino mercoledì scorso, utile a tirare le fila alla vigilia dell’appuntamento del 21.
«L’idea che ci siamo fatti è che lunedì saranno chieste ulteriori integrazioni – ha detto Pierre Blasotta del Comitato No cava –. Il progetto pare alquanto carente, Cogeis non ha fornito granché per colmare le lacune. Anzi». Per il Comitato non c’è discussione, la cava di località Fornaci è oggettivamente incompatibile con il contesto ambientale e abitativo in cui andrebbe a inserirsi, nel frattempo profondamente cambiato. «Ci viene detto che il peccato originale è il via libera del 2009, con l’autorizzazione concessa dal Comune all’epoca. Come se, stante quella, ora non fosse più possibile non rinnovare la concessione. Invece per noi l’elemento dirimente è che la cava non è mai stata coltivata. Tante sentenze ci danno ragione».
Nelle osservazioni alle integrazioni presentate dal Comitato in vista della conferenza di servizi di lunedì, oltre all’impatto delle maxi dune, c’è spazio per le soluzioni alla viabilità considerate assenti nonostante il su e giù di 24 camion al giorno, come sulla gestione delle acque meteoriche.
