Allarme per l’effetto domino dei dazi: «Rischio caos sui mercati agricoli»
PAVIA. L’impatto dei dazi Usa annunciati dal presidente Donald Trump sarà pesante su tutti i settori dell’economia italiana ma rischia di essere ancor più pesante sull’agricoltura made in Pavia. E potrebbe essere un impatto doppio: diretto per l’aumento dei prezzi all’esportazione che renderebbe meno conveniente l’acquisto di prodotti pavesi come il riso e il vino, e indiretto per lo sconquasso che i dazi porterebbero sui mercati.
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Effetto domino
«Siamo ovviamente molto preoccupati per gli effetti diretti dei dazi – spiega il direttore di Confagricoltura Alberto Lasagna – Soprattutto per i produttori di vino che dovrebbero affrontare grandissimi difficoltà nel vendere le eccellenze pavesi negli Stati Uniti. C’è però anche il rischio che alti dazi imposti a Paesi extra Ue finiscano per scombussolare i mercati. Lo chiamiamo effetto domino: se ad esempio gli Stati Uniti impongono dazi altissimi al riso dei paesi asiatici, i produttori di quelle aree del mondo saranno costretti a cercare mercati alternativi, vendendo a prezzi bassi prodotti che non hanno la qualità del made in Italy ma che avrebbero prezzi enormemente più bassi. E questo devasterebbe i mercati».
Agroalimentare in fibrillazione
Con i nuovi dazi imposti da Donald Trump è a rischio l’export di cibo pavese negli Usa, aumentato del 50 per cento negli ultimi dieci anni.
È quanto denuncia Coldiretti Pavia dopo l’ennesimo annuncio del presidente degli Stati Uniti.
«Dal 2014 ad oggi l’export di cibo e bevande pavesi negli Stati Uniti è passato da meno di 6,5 a oltre 9,5 milioni di euro – spiega Silvia Garavaglia, presidente di Coldiretti Pavia –. Un aumento record, che rischia ora di essere messo in serio pericolo».
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L’introduzione di dazi al 30% sui prodotti europei, infatti, potrebbe costare all’agroalimentare lombardo oltre 350 milioni di euro. Le preoccupazioni sui dazi americani sono legate al fatto che le nuove tariffe aggiuntive si traducano in un aggravio di costi per i consumatori statunitensi, con un calo delle vendite che danneggerà le imprese italiane, oltre a incrementare il fenomeno dell’italian sounding. A questo – continua Coldiretti – va aggiunto il danno in termini di deprezzamento delle produzioni, da calcolare filiera per filiera, legato all’eccesso di offerta senza sbocchi in altri mercati. Senza dimenticare l’aumento dei costi di stoccaggio, tanto più sensibili se legati alla deperibilità del prodotto. «L’altro fattore che preoccupa è il pericolo di perdere quote di mercato e posizionamento sugli scaffali conquistati – continua Silvia Garavaglia – A pesare è anche il fatto che le nuove tariffe aggiuntive andrebbero a sommarsi a quelle già esistenti, penalizzando in particolar modo alcune filiere cardine, a partire da quelle già sottoposte a dazio». Con il dazio al 30%, infatti, le tariffe aggiuntive per alcuni prodotti simbolo del Made in Italy arriverebbero al 45% per i formaggi, al 35% per i vini, al 42% per il pomodoro trasformato, al 36% per la pasta farcita e al 42% per marmellate e confetture omogeneizzate, secondo una proiezione Coldiretti.
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«Imporre questi dazi sui prodotti agroalimentari italiani ed europei – conclude il Presidente di Coldiretti Pavia – sarebbe un colpo durissimo sia alle nostre imprese agricole, che ogni giorno lavorano per assicurare produzioni di qualità e distintività, sia per i consumatori americani. Occorre trovare un accordo e porre fine all’incertezza, anche perché non si può chiedere all’Europa maggiore responsabilità strategica e poi penalizzarla economicamente sul commercio. Ci auguriamo che la discussione torni sul terreno del buon senso e dell’equilibrio tra alleati».s. ro.
