Cava di San Bernardo, la partita si sposta sul piano tecnico. Fronte viabilità per fermare il progetto
Ivrea
«Più che un’istruttoria, quella di Città metropolitana di Torino sembra uno scaricabarile sul Comune di Ivrea». Il sindaco Matteo Chiantore non ci gira attorno su come sono andate le cose lunedì scorso alla conferenza dei servizi per il rinnovo della concessione decennale, avanzato dalla ditta Cogeis, sulla cava di San Bernardo. Dal piano politico, però, ora la partita si giocherà esclusivamente su quello tecnico. E i tempi sembrano essere davvero stretti.
Dieci giorni per le integrazioni
Per dirla in altre parole: non sarà la presa di posizione contraria votata all’unanimità dal consiglio comunale lo scorso 26 maggio a far cambiare le sorti dell’istruttoria, ma semmai gli atti ufficiali, i documenti, le contro osservazioni, le eventuali consulenze che gli uffici comunali saranno in grado di portare sul tavolo da qui a dieci giorni. È questo, infatti, il termine che Città metropolitana ha chiesto a Cogeis per presentare ulteriori integrazioni al progetto. E non è neanche detto che, scaduto questo termine, Città metropolitana convochi una nuova riunione della conferenza dei servizi per chiudere la pratica. Di fatto potrebbe anche analizzare la documentazione, raccogliere i pareri degli enti coinvolti e poi decidere.
Criticità tecniche ancora irrisolte
«Le istruttorie però devono accertare con rigore i presupposti e i requisiti per il rilascio delle autorizzazioni – spiega Chiantore –. Per quel che riguarda la cava di San Bernardo mi sento di affermare che manca tutto: tracciati definitivi, soluzioni per la gestione delle acque meteoriche, chiarimenti sulla compatibilità acustica. Capisco la difficoltà di Città metropolitana nel negare il rinnovo, ma non si può rilasciare un’autorizzazione e poi spostare l’intero problema sul Comune e sui cittadini».
Sempre sul piano tecnico il tema forte su cui il Comune può provare a fermare la cava è quello della viabilità. «La viabilità proposta da Cogeis – aggiunge il sindaco – mi sembra poco realizzabile. Via delle Fornaci passa tra una casa centenaria e un’azienda che non concederà mai lo spazio per allargare la sede stradale. Tra l’altro questa via ha una strettoia causata da una cabina elettrica che andrebbe spostata. Cogeis ha più volte spiegato che per ridurre il numero dei mezzi pesanti userà grossi tir, ma forse non è chiaro che in via delle Fornaci i mezzi pesanti non potranno proprio transitare. Su questo non ci sono dubbi».
Basteranno queste e altre osservazioni per fermare la cava? Difficile che questo avvenga. Più probabile, a voler essere ottimisti, che Città metropolitana dia indicazioni per una cava più piccola, magari spostata di qualche decina di metri. Il non rinnovo della concessione, seppur per una cava mai entrata in funzione, appare al momento poco probabile. Durante la conferenza dei servizi, infatti, gli stessi funzionari hanno fatto capire che, se si fosse trattato di una nuova istruttoria, il parere sarebbe stato negativo.
«Oggi Ivrea è cambiata»
«Per noi questa cava non deve essere realizzata – conclude Chiantore –. Le ragioni sono quelle sottolineate con forza in questi mesi dal Comitato No Cava e da tutte le forze politiche cittadine. Capisco anche che si tratti di un rinnovo, ma l’Ivrea di oggi non è la stessa di dieci anni fa. Per fare un esempio: gli studi che stiamo effettuando per migliorare la viabilità sull’asse di via Torino prevedono in quella zona il passaggio delle biciclette, altro che mezzi pesanti. Non si può ipotecare il futuro di un quartiere, la sicurezza, la viabilità, l’ambiente, per un’opera che non porterà alcun beneficio alla città e ai suoi cittadini».
Cogeis: apertura al dialogo
Dal canto suo, Cogeis non sembra intenzionata a fare marcia indietro. Il progetto, sviluppato nel corso di anni, ha già comportato investimenti significativi (alcune centinaia di migliaia di euro), e l’estrazione di inerti da un’area di oltre 230mila metri quadrati garantirebbe all’azienda un vantaggio competitivo nella fornitura di materiali per i cantieri, soprattutto in termini di logistica e contenimento dei costi. Tuttavia, come dichiarato dall’amministratore Flavio Bertino sulle colonne della Sentinella del Canavese, non c’è alcuna volontà di andare allo scontro con la città e con i residenti. Un’apertura, questa, che potrebbe tradursi in una mediazione: una cava più piccola, con minore impatto ambientale e urbanistico. Una soluzione che, pur non eliminando i problemi, potrebbe renderli più gestibili. Almeno per gli uffici di Città metropolitana, ma non certo per chi a San Bernardo ci vive.
