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Июль
2025

Georgia, la repressione non si ferma. Leader dell’opposizione incarcerati e Italia silente

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Ci sono realtà dove la voglia di libertà che guarda all’Europa viene pagata a caro prezzo.

E’ il caso della Georgia. Nel paese sud caucasico, (ex repubblica sovietica, indipendente dal 1991), da oltre sette mesi non si placa la ferma protesta di massa, con i vessilli nazionali ed europei,  contro la svolta  repressiva del governo filorusso guidato dal partito  Sogno Georgiano.

Una protesta di piazza avviata per contestare gli esiti delle elezioni parlamentari (con il forte sospetto di brogli) e il conseguente congelamento dei negoziati di Tblisi con l’Unione Europea.  A dar maggior intensità alla protesta vi è ora il sistematico arresto di oppositori politici e giornalisti.

Purtroppo nelle moderne autocrazie mettere in cella i leader politici di opposizione è diventata pratica ricorrente.  In Georgia dietro le sbarre c’è finito l’ex presidente Mikheil Saakashvili, con una condanna di 12 anni, mentre alcuni giornalisti di testate indipendenti risultano reclusi in attesa del processo.

Anche chi partecipa alle proteste è a forte il rischio reclusione.  

Questo perché, oltre a lacrimogeni e idranti, la manovra repressiva, mirata ad indebolire la tenace protesta popolare, opera attraverso un sistema giudiziario ormai sotto pieno controllo dell’esecutivo che può incarcerare chiunque protesti.

Il messaggio del governo georgiano è chiaro: ogni voce dissidente rischia la prigione.

Un approccio che mina lo Stato di diritto e viola gli impegni internazionali assunti da un Paese diviso tra i tantissimi che aspirano al sogno europeo, di cui si sentono parte, e coloro che lo osteggiano per restare nell’orbita di Mosca.

La reazione Ue: reintroduzione dei visti per Tblisi

L’Unione Europea ha manifestato la sua preoccupazione per i numerosi arresti tra oppositori politici e giornalisti.

Nel denunciare detenzioni arbitrarie e diritto ad un processo equo le organizzazioni umanitarie hanno evidenziato come in questo paese siano disattesi alcuni articoli della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

“E’ in atto un assalto sempre più grave ai principi democratici ” ha dichiarato il capo della politica estera dell’Ue Kaja Kallas, su quanto si registra da tempo in Georgia, annunciando, come reazione, la reintroduzione del regime dei visti, che potrebbero essere notificati per fine agosto, se Tblisi non arresterà una linea repressiva che mette in discussione fondamentali principi democratici.  

La decisione sui visti ha incontrato la perplessità di alcuni ministri degli esteri europei, come quello polacco,per una misura che penalizza la popolazione georgiana senza toccare e influenzare i responsabili politici della repressione, con possibili ritorsioni sugli interessi della Ue.  Dietro questa involuzione democratica l’eurodeputato tedesco Tobias Cramer del gruppo S&D (Socialisti & Democratici) vede il convinto sostegno di Mosca per una svolta autoritaria senza ritorno.

Comunque che il clima in Ue sia cambiato appare evidente dalla mancanza di unanimità nell’intraprendere misure (sanzioni) contro i protagonisti della svolta autoritaria in Georgia. Per i tanti sovranisti presenti nei governi europei , Ungheria in testa, la svolta repressiva non rappresenta una emergenza e una preoccupazione. Un dato che è emerso pesantemente nella vicenda dazi tra Ue e Donald Trump.

Le reazioni di Sogno Georgiano

Per il partito al governo, guidato dal ricchissimo Bidzina Ivanishvili, l’opposizione, sconfitta alle elezioni parlamentari di ottobre 2024, sta lavorando, sobillata dalla Ue, contro l’interesse nazionale. Le minacce sui visti rappresenterebbero per Sogno georgiano un ricatto e un voler intimidire la popolazione e chi non accetta i diktat dell’Ue e della Nato con le sue sanzioni. Questo in attesa delle elezioni comunali in programma per ottobre 2025. 

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