«Le lingue imparate saranno sempre utili»
Di soli 18 anni, Laura Aprile, eporediese, ha terminato i suoi 5 anni di studio al liceo Carlo Botta, indirizzo Linguistico internazionale spagnolo, raggiungendo il cento. E ora si prepara a un futuro nel campo delle professioni sanitarie.
Ha ottenuto un buon risultato, come si sente dopo aver finito nel migliore dei modi?
«Sono molto soddisfatta. Ho messo molto impegno in questi cinque anni e sono felice di vedere che quanto ho fatto ha dato i suoi frutti».
Ha già le idee chiare sul suo futuro?
«Sono molto interessata alle professioni sanitarie, ma sono ancora indecisa tra la dietistica o la fisioterapia, devo ancora scegliere».
Le chiedo qualche considerazione sul percorso di studi intrapreso: ha soddisfatto le sue aspettative e, soprattutto, crede che le sarà utile in futuro?
«Non sapevo bene cosa volessi fare in futuro, per cui 5 anni fa ho scelto un liceo che mi potesse offrire diversi sbocchi, e considerando l’importanza delle lingue, un indirizzo in cui ci fossero gli idiomi che più mi interessavano, come lo spagnolo. Sono pienamente soddisfatta delle competenze linguistiche che ho acquisito in questi anni, soprattutto per quanto riguarda lo spagnolo, di cui ho preso la certificazione Dele C1. Sono certa che le lingue che conosco attualmente continueranno ad essermi utili in futuro, così come lo sono già ora».
L’utilità dell’esame di maturità è stata messa in discussione dagli studenti in più occasioni quest’anno. Ritiene che per come è ora sia valido nell’attestare la preparazione degli studenti?
«L’esame di maturità, così com’è strutturato oggi, garantisce una valutazione abbastanza oggettiva sulle competenze dello studente grazie alla presenza di commissari esterni. Lo studente, però, ottiene un certo punteggio anche in base al tipo di professore che fa parte della commissione. Generalmente i professori più pignoli e con alte aspettative tendono a dare valutazioni più basse. Di conseguenza parte dei risultati ottenuti dipendono dal caso e spesso non tengono conto dell’intero percorso scolastico: anni di studio e impegno sono messi in secondo piano (valore massimo di 40 punti), rispetto alle 3 o 4 prove di maturità (un massimo di 60 punti). Personalmente ritengo che, col passare del tempo, si sia data troppa importanza alla maturità, durante la quale gli studenti sono fortemente stressati e non sempre riescono a dare il meglio, come invece hanno magari fatto durante il loro percorso».
