Il piacere di aiutare gli altri e di parlare con le persone
CANDIA CANAVESE
Da tre anni è una delle assistenti bagnanti all'Anthares World, ruolo sempre molto delicato, ma allo stesso tempo anche molto divertente, Chiara Bongiovanni 21 anni di Candia Canavese racconta con entusiasmo il suo avvicinamento a questa professione, tratteggiandone a 360 gradi sia gli aspetti positivi che negativi.
Com'è nata questa sua passione?
«Sono due le persone che mi hanno inculcato questa professione. Uno è mio padre Ignazio: in passato è stato vigile del fuoco e più nello specifico capo distaccamento ad Ivrea e Stura, oltre ad essere volontario Anpas. Lui mi ha insegnato l'importante valore umano nell'aiutare sempre chi è di difficoltà e non riesce a districarsi autonomamente dalle situazioni. E poi c'è mio fratello Cristian. Anche lui è un bagnino di salvataggio. È stato lui a trasmettermi la curiosità nel voler fare questo lavoro a bordo vasca».
E quindi che ha fatto?
«Una volta avuto il brevetto da bagnina di salvataggio, che ho acquisito alla piscina di Arè di Caluso, ho iniziato a muovere i miei primi passi in questo campo alla piscina dell'Anthares World di Candia Canavese, luogo dove mi trovo molto bene, perché siamo una squadra molto affiatata composta da una decina di assistenti bagnanti che operano sotto la supervisione di Alessandro Barbiero».
Entrando più nel dettaglio del suo lavoro, qual è la sua giornata tipo?
«Generalmente per svolgere questa mansione la giornata è suddivisa in due turni: il primo è al mattino, il secondo al pomeriggio. Solitamente faccio il turno del pomeriggio, raramente entrambi. Siamo una decina di persone e siamo molto organizzate. Chi lavora al mattino effettua la pulizia del fondo vasca, apre gli ombrelloni, mette in funzione il lava piedi, in modo che sia sempre pulito. Diciamo che, più in generale, mette la clientela nelle condizioni di trascorrere qualche ora di relax in piscina. Al pomeriggio invece, a partire dalle 18, si fa il lavoro contrario, ovvero chiude gli ombrelloni, sistema i lettini in modo ordinato, pensando già al lavoro del giorno successivo».
Per quanto riguarda invece l'aspetto della sicurezza dei natanti, quali sono le caratteristiche che deve possedere una bagnina di salvataggio?
«La prima regola che abbiamo è che non dobbiamo mai calare l'attenzione a tutto nemmeno per un secondo. Dobbiamo sempre avere la situazione sotto controllo e intervenire in caso di emergenza. Quando s'interviene in situazioni di emergenza, mettiamo in pratica le tecniche che ci vengono insegnate durante il corso. Sono momenti molto delicati, c’è anche molta psicologia nel relazionarsi con chi ha bisogno e deve essere messo in salvo. Bisogna riuscire a dire e fare tutte le cose giuste».
Il suo è un ruolo di grande responsabilità: come riesce a gestire questa situazione?
«Sappiamo della grande responsabilità che abbiamo nella gestione di ogni aspetto, dalle difficoltà più soft, come ad esempio il non riuscire ad aprire un ombrellone a quelle più critiche, in caso invece di annegamento. In caso di nostra negligenza entriamo nel campo delle responsabilità penai e civili, a seconda dei casi, per questo il margine di errore va possibilmente azzerato».
Quali sono gli aspetti positivi e quelli negativi di questi primi tre anni di lavoro?
«Partendo da quelli positivi quello di aiutare chi è in difficoltà, parlare con le persone e soddisfare le loro esigenze al fine di far trascorrere un ottimo soggiorno, mentre l'aspetto negativo è che non sempre le persone capiscono i limiti che esistono sia in piscina, che a bordo piscina: non sempre i lettini sono disponibili e la gente si lamenta con noi. Dal canto nostro però, dobbiamo cercare di provvedere all'assistenza con il cliente. Chi viene in piscina sa che ci sono delle regole da rispettare, come ad esempio non entrare in piscina con bottiglie di vetro e noi abbiamo il dovere di vigilare su tutto e può capitare che ne nascano discussioni, poi comunque sempre risolte, grazie anche al buonsenso delle persone».
Come vede il suo futuro in questo campo?
«Voglio migliorare soprattutto nel gestire la comprensibile stanchezza a fine turno».Loris Ponsetto
