Librerie ancora in crisi: calo del 4,9%. «Per noi è il peggior semestre di sempre»
PAVIA. Si legge poco o si pubblica troppo? Ai posteri l’ardua sentenza, direbbe Manzoni. I librai, invece, hanno le idee chiare: ci sono troppi libri sul mercato. «Oggi, dopo pochi mesi, un libro è già vecchio. C’è costante bisogno del nuovo prodotto e questo impatta sulle vendite, contrariamente a quanto pensano gli editori», afferma David Elia, titolare della libreria Vittoria a Pavia.
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Secondo l’ultimo rapporto dell’Aie (Associazione italiana editori), il calo delle vendite dei libri, nel primo semestre del 2025, corrisponde al 4,9%, arrivando fino al 7,5% per le librerie indipendenti. Un calo che, per Elia, va ben oltre questi numeri. «Sono cifre generali che non tengono conto dei resi. Nella realtà, come nel nostro caso, i dati sono sempre più bassi. Noi abbiamo aperto da otto anni e questo è il peggior semestre di sempre».
Oltre alle cause già note, come la radicata presenza dell’e-commerce, le nuove abitudini di lettura (con i dispositivi elettronici) e i costi operativi elevati (affitto, personale e acquisto libri), la crisi che investe le librerie ha a che fare anche, e forse soprattutto, con il modus operandi dell’editoria.
Accorciare il ciclo di vita del libro significa dunque fare una scelta: puntare sulla quantità, a scapito della qualità. Questo disorienta i lettori, soprattutto quelli abituali, scontenti e non soddisfatti dall’offerta.
«Questo per noi, che abbiamo sempre investito molto sul lettore esperto e competente, è un fenomeno controproducente da ogni punto di vista», sottolinea.
Si pubblica troppo, insomma, e la qualità è pure scarsa. Tanto che i generi che rischiano di scomparire dagli scaffali della libreria Vittoria di Pavia, riferisce il titolare, sono proprio la saggistica e i classici. La soluzione per affrontare e combattere una crisi del genere potrebbe essere, per assurdo, continuare a scommettere sul mercato di nicchia. E in questo l’online e i canali social sono di grande aiuto. «Puntiamo molto sull’usato e sul commercio delle edizioni rare e ricercate. Le più richieste sono le prime dizioni, come “Harry Potter e la pietra filosofale” di J.K. Rowling del 1998, o i libri di Stephen King, come “Ossessione”, non più in ristampa ».
Per farlo, bisogna andare oltre e allargare il commercio all’online, considerandolo non più un nemico ma un alleato. Un mercato molto più grande, quello di internet, dove è possibile rivolgersi non solo ai bibliofili.
Un altro fattore che investe le librerie è la concorrenza cronica, istituzionalizzata, nel mondo dell’intrattenimento. Il digitale non prende il sopravvento. Prende tutto. Attira, non solo i giovani, e sa tenere incollati.
«Bisogna considerare, e accettare, che oggi i principali strumenti di entertainment sono altri. Sono Instagram e Tik Tok, sono le piattaforme video e quelle di streaming, come Youtube o Netflix. Il libro richiede sforzo e tempo libero», conclude Elia.
Uno sforzo e un tempo libero che oggi mancano. E che spesso, quando non mancano, si preferisce comunque impiegarli in altro modo.
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In controtendenza ai dati dell’Aie, sono la libreria Ubik di Pavia e quella di Voghera, che riescono a mantenersi leggermente al di sotto del 4,9%. «Solo alla fine di giugno c’è stata una piccola frenata. Vivendo da anni in questo ambiente, è comunque evidente una sofferenza del settore», chiarisce Andrea Grisi, libraio presso la Ubik pavese. La preoccupazione, per Grisi, sta nella difficoltà di individuare una ragione contingente e nella possibilità che questa crisi possa essere l’inizio di un problema strutturale. Anche per lui, infatti, l’industria libraria ha delle responsabilità enormi.
«L’iper-produzione, l’eccessivo numero di titoli in uscita, è un fenomeno sempre più chiaro e preoccupante. Inoltre, la spinta all’espressione individuale, tipica dei social, inizia a verificarsi anche nella scrittura», spiega il libraio. In sostanza: ci sono più scrittori che lettori.
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Anche Loretta Masini, della libreria Ubik a Voghera, è dello stesso avviso. «La proposta è diventata una questione complicata. Ci sono troppi libri, anche di autori indipendenti. Questo perché allo scrittore basta pagare per essere pubblicato», afferma Masini. Rispetto alla media, anche nel loro caso è andata meglio e i dati di vendita sono inferiori a quelli nazionali. «Nel bene e nel male, la provincia è sempre più lenta. Sia nel crescere, che nel decrescere. Poi è anche vero che Voghera, soprattutto nei mesi estivi, non è molto viva. Col caldo, c’è meno fermento in città, meno passeggio e di conseguenza meno acquisti».—
